Monthly Archive for Settembre, 2007

silenzio

  
Cercò nella memoria l’appiglio di un ricordo, qualcosa che la dissuadesse dal suo intento.
Ma non ricordava che silenzi, assenze.
Frugò ancora in se stessa  alla ricerca di un abbraccio frettoloso, di una breve carezza, di un sorriso complice.
Quelli che stava vivendo erano giorni bui in ospedale. Unico suono il carrello delle terapie che tintinnava lungo i corridoi immacolati e il fruscio di camici bianchi e verdi, e lamenti sordi.
Le fitte allo stomaco erano acute mentre il primario del reparto “Chirurgia donne” cercava le parole per comunicarle che non avevano trovato ancora il bandolo della matassa. E sotto le lenzuola il rifugio era misero e nero.
Poi, una volta fuori, gli occhi si fissavano alla porta accostata nell’attesa di scorgere quel volto. Ma non era venuta.
Quanti giorni aveva passato là, venti, trenta? Aveva perso nozione del tempo.
Il cellulare appoggiato sul comodino accanto al succo di frutta testimoniava il silenzio. Cercò ancora, nel cuore. Forse lì avrebbe trovato.
Ma il rancore vinceva ormai ogni altro sentimento nell’inutile lotta, e quando finalmente sua madre entrò raccolse il coraggio e disse: - non ho bisogno di te, adesso. -

“ciao Adele”

I fiori-Stephane Mallarmé



Dalle valanghe d’oro del vecchio azzurro, il giorno
Primevo e dalla neve immortale degli astri,
Un tempo i grandi calici tu ritagliasti intorno,
Per la terra ancor giovane, vergine di disastri,

Il gladiolo selvaggio, cigni dal collo fino,
E quel divino lauro dell’anime esiliate
Vermiglio come l’alluce puro del serafino
Che colora un pudore d’aurore calpestate,

Il giacinto ed il mirto, adorato bagliore,
E,- simile alla carne della donna, la rosa
Crudele, del giardino chiaro Erodiade in fiore,
Quella che uno splendente feroce sangue irrora!

Tu facesti il candore dei gigli singhiozzanti
Che mari di sospiri sorvola dolcemente
E per l’azzurro incenso dei pallidi orizzonti
In sogno lento sale alla luna piangente!

Osanna sopra il sistro e dentro l’incensiere,
Nostra Signora, osanna da questi nostri limbi!
E si disperda l’eco nelle celesti sere,
Estasi degli sguardi, scintillio dei nimbi!

O Madre, che creasti nel seno giusto e forte,
Calici in sé cullanti una futura essenza,
Grandi corolle con la balsamica Morte
Per lo stanco poeta roso dall’esistenza.

“abbraccio”

gustave flaubert

 

tratto da Correspondance

BOVARY

Tanto sono scoperto negli altri libri, tanto mi sforzo di essere sbottonato in questo e di seguire una linea dritta geometrica. Nessun lirismo, niente osservazioni, personalità dell’autore assente. Sarà triste da leggere; vi saranno cose atroci, miserie e porcherie.

Io voglio che non ci sia nel mio libro un solo movimento o una sola riflessione dell’autore.

Tutto il valore del mio libro, se ne avrà, sarà nell’aver saputo marciare dritto su n capello, sospeso entro il doppio abisso del lirismo e del volgare (che io voglio fondere in un’analisi narrativa).

Sono arrabbiato senza sapere perché. Forse la causa è il mio romanzo. Non va, non procede. Sono più stanco che se spostassi delle montagne. Ho in certi momenti voglia di piangere, Ci vuole una volontà sovrumana per scrivere. E io non sono che un uomo.

Sai come ho passato tutto il pomeriggio di ieri l’altro? a guardare la campagna attraverso delle vetrate colorate. Ne avevo bisogno per una pagina della mia Bovary che, credo, non sarà una delle più cattive. I libri che ho l’ambizione di scrivere sono proprio quelli per i quali ho meno mezzi. Bovary in questo senso sarà un tour de force inaudito e di cui  io solo avrò coscienza: soggetto, personaggio, effetto etc, tutto è fuori di me. […] Io sono, scrivendo questo libro, come un uomo che suona il piano con una palla di piombo su ogni falange.

Tu parli della miseria delle donne. Io vi sono dentro. Vedrai che ho dovuto scendere basso nel pozzo sentimentale. Se il mio libro è buono stuzzicherà dolcemente molte piaghe femminili. Più di una sorriderà riconoscendosi. Avrò conosciuto i vostri dolori, povere anime oscure, umide di malinconia rafferma, come i vostri cortili interni di provincia, i cui muri hanno la muffa.

Io non so che cosa ne sarà della mia Bovary, ma mi sembra che non avrà nemmeno una frase molle. E’ già molto. Il genio è Dio che ce lo dà, ma il talento ce lo dobbiamo mettere noi.

Ciò che mi fa andare così lentamente è che niente in questo libro è tratto da me. Mai la mia personalità m’è stata così inutile. Potrò fare in seguito cose più forti ( lo spero bene) ma mi parrà difficile comporne di più ben fatte. Tutto è di testa…[…] Ciò che mi è naturale è il non -naturale per gli altri, lo straordinario, il fantastico, la sparata metafisica, mitologica. Sant’Antonio non m’ha richiesto che un quarto della tensione di spirito causatami dalla Bovary .

La Bovary è stato per me un partito preso, un tema. Tutto ciò che amo non c’è.

I miei personaggi m’affliggono, mi perseguitano, o meglio sono io che sono in loro. Quando scrivevo l’avvelenamento di Emma Bovary avevo così netto il sapore dell’arsenico in bocca, ero così avvelenato io stesso che ho avuto lì per lì due indigestioni, due indigestioni reali, perché ho vomitato tutto il pranzo.

ma chi è questo volontario?

volontari ABIO (ass italiana bambini in ospedale) 

IL VOLONTARIO
Ma chi è questo volontario tutto sommato?E’ una figura apprezzata da "tanti" e criticata da "molti".
 Per inconsapevolezza, forse, incapacità di giudizio? O per ambiguità?(intesa come dubbio, incertezza)
Sarebbe meglio poter dire: -io non me la sento, non è per me!- piuttosto che:-il volontariato è una forma di egocentrismo che aiuta a sentirsi più "bravi"….e magari fossero sempre e solo questi i giudizi che si sentono….senza tener conto almeno del buon senso.
Volontario, nell’immaginario di molti è un signore di mezz’età (o signora) che ormai non ha più nulla da fare nella vita se non andare ad offrire il suo aiuto negli ospedali, o nelle case di malati terminali, per passare il tempo o per farsi "bello" agli occhi degli altri.
Potrete avvertire un po’ d’ironia tra le righe, o forse nelle righe stesse, ma a volte il cuore di qualcuno ha sanguinato.
Ma il volontario sapete chi è? Forse posso tracciarne l’immagine, almeno quella che io conosco. Ne venissero fuori altre con il tempo,o dovessi io stessa imbattermi in esse , non tarderei ad aggiornarvi.
Il lavoro del volontario è, innanzitutto, il frutto di una libera scelta: è un lavoro non retribuito a sostegno di altri, ad esempio anziani abbandonati e ammalati che hanno necessità di trasporto per assistenza medica o solo per fare shopping.
Il volontariato è assistenza ai disabili, impegno in manifestazioni e vendite a favore delle varie associazioni, lavoro all’aperto che comporta fatica, stress e d’inverno freddo.
Il volontariato è un’assistenza, un sostegno al prossimo che ci offre anche molti benefici come quello della valorizzazione della comunità o di nuove esperienze di lavoro (anche se non retribuite). Acquisizione di nuove conoscenze e la possibilità di sfruttare il proprio talento naturale nelle varie attività acquistando fiducia in se stessi e imparando a svolgere un lavoro di squadra dove si collabora tutti , ognuno con le proprie capacità, l’uno al fianco all’altro, senza limiti di età.
Per cui il ragazzo lavora con l’anziano per perseguire un obiettivo comune:  aiutare chi ha bisogno.
Il volontario mette a disposizione degli enti in cui opera (ospedali, associazioni, etc) la possibilità di offrire servizi migliori, con maggiori attenzioni individuali, entusiasmo ed energie, stimoli perché l’ente si ricordi dei propri obiettivi e svolga il lavoro al meglio delle proprie possibilità.
Il volontario è quindi colui che elargisce la sua intelligenza, offre la sua amicizia, il tempo, gratuitamente. Ma non come un benefattore, badate bene, ma come colui che condivide un disagio e non è una integrazione e il suo compito non è colmare un vuoto, ma affiancare gli operatori sanitari.
Il volontariato ha cambiato molti aspetti, si è evoluto è non è, ripeto, praticato da chi, non avendo gratificazioni cerca uno scopo. Non è così (e se così fosse lo sarebbe davvero per pochi, prova ne è che l’ottanta per cento dei volontari sono dei ragazzi al di sotto dei trent’anni, e poi persone che hanno famiglia, figli, e una carriera davanti. Solo un numero esiguo è costituito da persone che potrebbero aver fatto questa scelta per sentirsi utili, ma sapete che vi dico?…E ben vengano anche costoro)
Oggi il volontariato è uno stile di vita nato anche dal bisogno di essere a contatto con persone che condividano i propri valori e così insieme si considerano le proprie motivazioni a prestare aiuto.
L’azione volontaria è una componente importante del tessuto sociale perché interviene là dove è più utile e quando c’è necessità per far fronte ai bisogni del malato partecipando anche al suo silenzio,esprimendo il suo sostegno affettivo avendo presenti i propri limiti e confini pur tentando di stabilire con il malato una relazione affettiva profonda per il tempo che è necessario prendendosi cura di lui con amore e disponibilità, attenzione e ascolto, condivisione.
L’aiuto morale e psicologico che si mette a disposizione nel servizio del volontariato nulla toglie ai nostri cari o a  chi ha bisogno di noi in famiglia. Si può sospendere in qualsiasi momento se si attraversano delle difficoltà per poi riprendere al momento opportuno, o se ci sembra troppo oneroso, lasciare. Questo non significa un fallimento. Ma che la nostra opera doveva finire in quel momento.
La relazione d’aiuto ha un grande valore e si deve poter espletare solo se si è in grado di farlo.E’ significativa, affettiva, è un incontro tra due persone in cui una delle due deve essere aiutata per adattarsi ad una situazione che provoca sofferenza, disagio e conflitto.
Una relazione unilaterale in cui una persona è pronta a ricevere e l’altra è disposta a dare.
Aiutare un estraneo è la massima espressione di se stessi che richiede una grande apertura e una grande generosità.
Aiutare per molti è una parola oscura che ha una connotazione positiva ma che suggerisce una certa ambiguità, è asimmetrica per definizione: due persone che svolgono un ruolo profondamente diverso…..ma l’obiettivo è di crescita e scambio reciproco.

Capricorn Baby lol by ~Ariilol

SCHIZZI D’AZZURRO

  
Ore, forse giorni di pensieri crudeli. Pensieri che si affollano,
si intrecciano, si sfidano. Pensieri che tormentano.
 E rivedo il tuo volto prima della festa, il tuo vestito azzurro con schizzi d’arancio che adesso è là, sulla seggiola scarna, e aspetta di essere ancora…sulle mie spalle, forse? Ormai adulte e leggermente piegate in avanti? O su quelle esili e morbide e fresche di un’agile e tenera gazzella? Quella che ti teneva la mano in quegli istanti…ricordi mammma?

Quest’opera di Duchamp sembra ispirarsi ad un’opera di Eadweard Muybridge, vista con lo Zootropio

Quest'opera di Duchamp sembra ispirarsi ad un'opera di Eadweard Muybridge, vista con lo Zootropio