Daily Archive for Settembre 25th, 2007

ma chi è questo volontario?

volontari ABIO (ass italiana bambini in ospedale) 

IL VOLONTARIO
Ma chi è questo volontario tutto sommato?E’ una figura apprezzata da "tanti" e criticata da "molti".
 Per inconsapevolezza, forse, incapacità di giudizio? O per ambiguità?(intesa come dubbio, incertezza)
Sarebbe meglio poter dire: -io non me la sento, non è per me!- piuttosto che:-il volontariato è una forma di egocentrismo che aiuta a sentirsi più "bravi"….e magari fossero sempre e solo questi i giudizi che si sentono….senza tener conto almeno del buon senso.
Volontario, nell’immaginario di molti è un signore di mezz’età (o signora) che ormai non ha più nulla da fare nella vita se non andare ad offrire il suo aiuto negli ospedali, o nelle case di malati terminali, per passare il tempo o per farsi "bello" agli occhi degli altri.
Potrete avvertire un po’ d’ironia tra le righe, o forse nelle righe stesse, ma a volte il cuore di qualcuno ha sanguinato.
Ma il volontario sapete chi è? Forse posso tracciarne l’immagine, almeno quella che io conosco. Ne venissero fuori altre con il tempo,o dovessi io stessa imbattermi in esse , non tarderei ad aggiornarvi.
Il lavoro del volontario è, innanzitutto, il frutto di una libera scelta: è un lavoro non retribuito a sostegno di altri, ad esempio anziani abbandonati e ammalati che hanno necessità di trasporto per assistenza medica o solo per fare shopping.
Il volontariato è assistenza ai disabili, impegno in manifestazioni e vendite a favore delle varie associazioni, lavoro all’aperto che comporta fatica, stress e d’inverno freddo.
Il volontariato è un’assistenza, un sostegno al prossimo che ci offre anche molti benefici come quello della valorizzazione della comunità o di nuove esperienze di lavoro (anche se non retribuite). Acquisizione di nuove conoscenze e la possibilità di sfruttare il proprio talento naturale nelle varie attività acquistando fiducia in se stessi e imparando a svolgere un lavoro di squadra dove si collabora tutti , ognuno con le proprie capacità, l’uno al fianco all’altro, senza limiti di età.
Per cui il ragazzo lavora con l’anziano per perseguire un obiettivo comune:  aiutare chi ha bisogno.
Il volontario mette a disposizione degli enti in cui opera (ospedali, associazioni, etc) la possibilità di offrire servizi migliori, con maggiori attenzioni individuali, entusiasmo ed energie, stimoli perché l’ente si ricordi dei propri obiettivi e svolga il lavoro al meglio delle proprie possibilità.
Il volontario è quindi colui che elargisce la sua intelligenza, offre la sua amicizia, il tempo, gratuitamente. Ma non come un benefattore, badate bene, ma come colui che condivide un disagio e non è una integrazione e il suo compito non è colmare un vuoto, ma affiancare gli operatori sanitari.
Il volontariato ha cambiato molti aspetti, si è evoluto è non è, ripeto, praticato da chi, non avendo gratificazioni cerca uno scopo. Non è così (e se così fosse lo sarebbe davvero per pochi, prova ne è che l’ottanta per cento dei volontari sono dei ragazzi al di sotto dei trent’anni, e poi persone che hanno famiglia, figli, e una carriera davanti. Solo un numero esiguo è costituito da persone che potrebbero aver fatto questa scelta per sentirsi utili, ma sapete che vi dico?…E ben vengano anche costoro)
Oggi il volontariato è uno stile di vita nato anche dal bisogno di essere a contatto con persone che condividano i propri valori e così insieme si considerano le proprie motivazioni a prestare aiuto.
L’azione volontaria è una componente importante del tessuto sociale perché interviene là dove è più utile e quando c’è necessità per far fronte ai bisogni del malato partecipando anche al suo silenzio,esprimendo il suo sostegno affettivo avendo presenti i propri limiti e confini pur tentando di stabilire con il malato una relazione affettiva profonda per il tempo che è necessario prendendosi cura di lui con amore e disponibilità, attenzione e ascolto, condivisione.
L’aiuto morale e psicologico che si mette a disposizione nel servizio del volontariato nulla toglie ai nostri cari o a  chi ha bisogno di noi in famiglia. Si può sospendere in qualsiasi momento se si attraversano delle difficoltà per poi riprendere al momento opportuno, o se ci sembra troppo oneroso, lasciare. Questo non significa un fallimento. Ma che la nostra opera doveva finire in quel momento.
La relazione d’aiuto ha un grande valore e si deve poter espletare solo se si è in grado di farlo.E’ significativa, affettiva, è un incontro tra due persone in cui una delle due deve essere aiutata per adattarsi ad una situazione che provoca sofferenza, disagio e conflitto.
Una relazione unilaterale in cui una persona è pronta a ricevere e l’altra è disposta a dare.
Aiutare un estraneo è la massima espressione di se stessi che richiede una grande apertura e una grande generosità.
Aiutare per molti è una parola oscura che ha una connotazione positiva ma che suggerisce una certa ambiguità, è asimmetrica per definizione: due persone che svolgono un ruolo profondamente diverso…..ma l’obiettivo è di crescita e scambio reciproco.