Daily Archive for Ottobre 7th, 2007

L’origine del muro

  
  

Parte prima

Giuliana é fragile, insicura,speso eccitata,  vive in un mondo e in una dimensione assolutamente diversi, dalle proporzioni e dall’atmosfera irreali.

Ha i capelli lisci, di un colore indefinibile, vicino al grigio, corti.  Li lava spesso perché sono sempre grassi e le  si dividono a gruppetti sulla fronte alta e sporgente. La pelle, rossiccia e piena di brufoli, trasuda continuamente e una leggera peluria ombreggia il labbro superiore conferendole un aspetto duro, mascolino. La lingua, ostinatamente tenuta sotto il labbro inferiore, le gonfia il mento mettendo in risalto un viso dall’espressione dolcissima, a tratti sconsolata. Il corpo massiccio e l’aria trasandata la fanno apparire più vecchia di quanto in realtà non sia. La testa, reclinata ora da un lato ora dall’altro sulle spalle curve, dondola ritmicamente.  Un motivo ben preciso  deve suonarle in testa ossessivo, sempre lo stesso. Gli  occhi sono accesi e da tutto il suo essere emerge, malgrado l’aspetto ed il modo di muoversi, d’incedere lento e indeciso, una carica d’energia inesauribile, come fosse sempre sul punto di elevarsi in volo ed ergersi al di sopra di tutto.

Giuliana ama la musica   che le conferisce  misura e la protegge dalla sua stessa instabilità, dal senso di provvisorietà che esala da ogni suo gesto, come se nella musica recuperasse  tenacia e autorità. Da lei puoi trovare "45 giri" ovunque, perfino in bagno insieme ad una quantità sorprendente di rolli per capelli che ogni giorno, come  un rito al quale non osa sottrarsi, mi chiede di metterle su.

A Giuliana piacciono le feste, quelle semplici che si organizzano nelle case di paese e alle quali partecipano tutti, vecchi e bambini compresi . Mi trascina con sé chiedendosi ad ogni occasione se e con chi  ballerà, chi l’avvicinerà e con quali intenzioni. Non appena arriviamo noto ragazzi darsi alla fuga con aria disinvolta (accade spesso che si metta alle calcagna di qualcuno) ma lei sembra non accorgersi di nulla, si guarda intorno facendo continue congetture su questo e su quello, teorizza ad alta voce, con veemenza, senza preoccuparsi troppo che io la stia ascoltando.

Giuliana vuole un ragazzo, a tutti i costi! S’innamora  praticamente tutti i giorni e l’ultimo che le sorride  si aggiudica  il titolo indiscusso di "innamorato" . : -Oggi mi sono messa con Lello - mi ha sussurrato - ma te l’ha chiesto? Vi siete baciati?-  -No!- bisbiglia - ma stiamo già insieme…- La sua sete di consensi la tiene in continuo allenamento, non c’è giorno di riposo né per me né per lei, tutto il suo essere è proteso nella ricerca della  consapevolezza del "sé", della coscienza di essere. Le approvazioni alle quali aspira così avidamente devono restituirle la sua identità che sembra sfuggirle,  per avere qualcosa da raccontare e da raccontarsi e assaporarne il ricordo una volta  rimasta sola, in conflitto con se stessa e con le sue insicurezze.

Giuliana deve convivere con il concetto che la gente del paese si è fatta di lei: "handicappata", con il dovere di adattarsi al mondo dei sani, che l’hanno indotta a perdere il senso del proprio valore. Da sempre si è sentita diversa e da diversa si comporta essendo convinta di esserlo. Per lei hanno deciso gli altri, regolando ogni cosa, pensando e agendo al suo posto e facendole perdere la fiducia nelle sue capacità. Spesso è additata senza riguardo, con commiserazione, sfuggita, evitata, indotta così a sopportare meglio la repulsione che la compassione. Questa l’origine del muro.

Seduta fuori della porta di casa, su di  un artigianale sgabello in legno, è perennemente in attesa di un evento. Scruta i volti dei passanti con aria sostenuta, dettaglio imprescindibile della sua armatura. Riesco a distinguere l’espressione dei suoi occhi già da lontano, mentre mi appresto a raggiungerla. Quel  miscuglio di fierezza e arrendevolezza insieme fa di lei ai miei occhi una ragazza stravagante e mi chiedo, nell’ingenuità dei miei anni, perché non abbia altre amiche oltre me . Mia sorella Laura , maggiore di sei anni, ha sempre da fare con la sua "compagnia" ed io di solito faccio da "coda". Ricordo un giorno dell’anno scorso in cui feci l’autostop ad un carro funebre per raggiungerla in un paese vicino, dove aveva detto sarebbe andata con i suoi amici. Quando arrivai non trovai nessuno e tornai indietro a piedi per tre chilometri; fu proprio quello il giorno in cui riuscii a stabilire il primo contatto con Giuliana: era seduta in piazza, sotto casa di mia nonna, e scoppiò a ridere quando mi vide arrivare accaldata e trafelata, come se sapesse. Probabilmente sapeva. In precedenza l’avevo osservata in silenzio, curiosa. Non sembrava interessarsi a me, anzi, aveva un’aria ostile.

Dopo quella prima volta non  è stato facile avvicinarla. Le ho comprato al mercatino una canottiera a fiorellini, poi un disco nuovo, appena uscito, preso ad Avezzano durante un giro in macchina con mio padre…forse è stato proprio quello a far crollare l’ultima barriera, fino a disarmarla.Ho vinto la sua diffidenza penetrando il muro d’ostilità che ha innalzato intorno a sé. A volte ho la sensazione di passarne attraverso. Non voglio rinunciare a questo privilegio. Giuliana può e deve contare su di me, penso sia la mossa più efficace e significativa, se voglio trattenerla. E’ necessario che lei creda d’ essere stata scelta, fra tante, come unica ed esclusiva confidente, che non sappia che anch’io mi sento sola esattamente come lei, deve esaltarla sapere che potrei svelarle ogni mio pensiero, ogni mio più piccolo segreto. Giuliana è stata fino ad ora inespugnabile, la sua diffidenza è tangibile ed io l’ho vinta. Sono riuscita  dove, forse, nessuno avrebbe potuto e questo mi da un senso d’onnipotenza.

I miei pensieri man mano trovano compiutezza, come il mio rapporto con lei.

Oggi sono in ritardo per il solito appuntamento. Non è fuori ad aspettarmi. Salgo la rampa fino al pianerottolo, Giuliana è in fondo alla sala…mi osserva in silenzio poi di colpo cade a terra  contorcendosi spasmodicamente, la lingua gonfia, fuori dalla bocca, è ricoperta di schiuma bianca, gli occhi roteano, le braccia tese tagliano l’aria come in una ricerca disperata d’aiuto, poi il corpo, rigido, sembra non appartenerle più. Resto immobile a guardare, impotente, incapace di un solo respiro, il cuore sembra scoppiarmi nel petto. Sento crescere dentro  un oscuro delirio, un nodo d’angoscia mi chiude la gola  fino a quando non è tutto finito e lei, in uno stato di totale abbandono, fissa lo sguardo nel vuoto per un tempo per me incalcolabile. Provo mille emozioni e sensazioni diverse: sento l’odore della pioggia, della terra bagnata e un sapore amaro, metallico, imprigiona la lingua.  Ricordi d’avvenimenti lontani nel tempo riaffiorano alla memoria: mi rivedo piccolissima, quasi in fasce, tra le braccia di mia madre, intuisco la presenza complice di mio padre. Resto ancora, le spalle contro il muro. Vedo affiorare sul soffitto tracce d’umidità che  oscillando sotto un raggio di sole  assumono forme e colori diversi. Le inseguo con gli occhi. Prendo tempo.

Un tremore irrefrenabile scuote il fragile corpo  che giace ancora disteso.
La stanza ruota tutt’intorno adesso e non oso muovermi per il timore che tutto possa ricominciare con maggiore violenza e più a lungo di prima come se, paradossalmente, un mio gesto potesse scatenare ancora la tempesta che si è appena placata. Ma non accade nulla, l’espressione del suo viso  è cambiata,   fiera, colorata d’insospettabile dignità.  I nostri occhi si incontrano in un complice stupore, con cautela.  Il timore nutrito in questi istanti terribili, quello di trovarmi di fronte ad una personalità nuova, a qualcuno che non conosco e non sono in grado di affrontare,  si sgretola nell’amplesso del nostro sguardo. Nel volto ancora pervaso da un’incredibile bellezza leggo un’indefinibile maturità, non quella che si acquista con il tempo, con l’età, ma piuttosto quella che si raggiunge attraverso il dolore. Con il passare dei minuti Giuliana appare sempre più tranquilla, consapevole. Probabilmente la conforta aver condiviso la sua angoscia. Gli occhi negli occhi ancora una volta, le parole non servono. Il legame è più intenso.

Conosco così per la prima volta la sofferenza, la paura. Entro in contatto con una dimensione fino ad ora sconosciuta e imprevedibile. Mi congedo definitivamente dal mondo magico, fino ad oggi sperimentato per fare il mio ingresso in un altro che  lascerà poco spazio ai sogni. Mi chiedo cosa significhi per me l’incontro con Giuliana, quanto contribuirà alla mia formazione, cosa rappresenta lei per me, se non mi sento privilegiata dalla sua scelta, anche se non incondizionata, quanto disinteresse ci sia in questo rapporto da parte mia. Sono dubbi del tutto naturali, credo, anche se hanno il potere di ferirmi, di mettermi in discussione, di sospettarmi diversa da quella che fino ad ora ho presunto di essere. Suscitare stima è gratificante. So per certo che mi piace farmi vedere con lei , percepire la tacita benevolenza dei miei scrutando i loro volti compiaciuti. E’ eccitante cercare e cogliere espressioni di tacito consenso. Ma con altrettanta certezza posso dire che a modo mio  amo Giuliana, che non sono fuggita davanti alla sua "diversità", che l’ho accettata superando me stessa, ed ho condiviso con lei i suoi "momenti".

Parte seconda

Una fotografia in bianco e nero sulla vecchia scrivania di faggio. La osservo a lungo. Voglio ricordare e  riscoprire le mie vecchie emozioni e ritrovarle intatte, intense, vive, come se il tempo non fosse mai passato. Voglio ricordare perché il ricordo mi appaga, mi consola, mi restituisce quello che il tempo mi ha tolto. E posso farlo soltanto scrivendo perché le parole scritte fermano i ricordi sulla carta e impediscono ad essi di sbiadire ancora rincorrendosi informi, confusi, a naufragare nella memoria, perché  ritrovo me stessa intatta e rivivo i momenti più significativi della mia vita come se a raccontarmeli fosse qualcun altro.Mi siedo, prendo carta e penna: "Giuliana é fragile, insicura,speso eccitata,  vive in un mondo e in una dimensione assolutamente diversi, dalle proporzioni e dall’atmosfera irreali…

Parte terza

Oggi, attraverso le parole, ho ritrovato Giuliana.Sono trascorsi molti anni da allora e molti da quando seppi della sua morte. Non so definire esattamente cosa provo. Un infinito senso di perdita, forse. Un incolmabile vuoto. La sua essenza dispersa nell’etere o finita in un mondo parallelo a ricostituirsi ancora.

3 agosto 1999 “addio mamma”

  
Pensieri crudeli mi apre la porta oggi e mi invita a parlare, a raccontare…ma raccolgo solo un pensiero, davvero crudele, rivolto a chi, otto anni fa, non ha potuto o non ha saputo aiutare mia madre che stava morendo. Un pensiero crudele forse  ad uno, o a più d’uno. Medici come padreterni, ma che di eterno hanno lasciato intravedere solo il loro attaccamento al “potere”.
 Mi dispiace per quelli che non hanno accolto la mia fiducia e per quelli ai quali non ho saputo concederla.