Archive for Novembre, 2007

Nov 04 2007

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Francesca

cinema paradiso

Filed under seconda visione

Giuseppe Tornatore (nuovo cinema paradiso)

Salvatore Di Vita non è mai voluto tornare al suo paesino, in Sicilia, dal quale manca ormai da trent’anni. Una sera viene a sapere della morte di Alfredo e per una notte intera la sua mente naviga tra i ricordi della sua infanzia.
Ricordi che si intrecciano, si inseguono, ed ecco riaffiorare Totò , un bambino che vive con la sorella e la madre in attesa del ritorno del padre. E’ il chierichetto di Don Adelfio, parroco del paese che gestisce la sala cinematografica parrocchiale, il cinema Paradiso. Così Totò inizia a frequentare il proiezionista, Alfredo, un uomo semplice e affettuoso ma burbero, lo frequenta nonostante l’opinione contraria di sua madre e l’atteggiamento scontroso dell’uomo.

In occasione dell’esame di licenza elementare Totò e Alfredo si ritrovano insieme e qest’ultimo riesce finalmente a stringere un patto con lui: in cambio dei risultati della prova, Alfredo gli insegnerà tutti i trucchi del mestiere.
Dopo un incendio, a causa di un incidente, la sala cinematografica viene ricostruita e prende il nome di Nuovo cinema Paradiso.
Da questo istante ha inizio una nuova epoca e il bambino d’ora in avanti lavorerà con il suo vecchio amico .
Da aduto il ragazzo svolgerà il servizio miitare a Roma e diventerà un regista affermato.

Salvatore dopo questo ricordo torna alla realtà …è scontento della sua vita, e i ricordi, dolci e intensi lo convinocono a tornare alla sua terra…Il funerale di Alfredo diventa l’occasione per confrontarsi col suo passato e con le persone che avevano popolato la sua infanzia. Anche il Nuovo cinema Paradiso oramai chiuso ed in disuso da sei anni, ha perso il suo splendore e Salvatore non può che assistere inerte alla sua demolizione, sinonimo di quella crisi che da tempo attraversa il cinema italiano.

Il regista ha anche l’occasione di rivedere Elena, una ragazza che aveva amato,ma solo per l’ultima volta: lei è ormai una donna sposata e Salvatore non può fare altro che tornare a Roma con una pellicola lasciatagli da Alfredo. Questa è in realtà un montaggio dei baci censurati da Don Adelfio e la sua proiezione diventa la migliore rappresentazione dell’immortalità del cinema.

fonte: http://it.wikipedia.org

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Nov 02 2007

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Seguito del racconto pubblicato 1l 14 ottobre:”Chi ha ucciso Renzo?” Dove, come e perché ho scritto il breve racconto. di Manlio Moggioli.

Filed under racconti

 

Seguito di "Chi ha ucciso Renzo?" Dove, come e perché ho scritto il breve racconto.

La breve inchiesta, che ho fatto tra i lettori ai quali ho inviato il racconto, mi ha dato l’impressione che, anche se da una parte ho scatenato la loro fantasia - in fondo era quello che volevo - dall’altra, forse, qualcuno ha perso il messaggio che mi ero prefissato di dare.

Queste sono le ragioni che mi hanno convinto a dare qualche spiegazione, quale seguito al mio racconto.

Il giorno 8 ottobre 2007 mi trovavo sul volo che mi portava da Bruxelles a Freetown in Sierra Leone, dove mi aspettava una serie di incontri con le varie autorità, per sbrigare la imbrogliata matassa di un progetto stradale, cui presto la mia consulenza.

Come faccio sempre in questo viaggio intercontinentale, all’aeroporto di Bruxelles avevo comperato il CORRIERE DELLA SERA, unico quotidiano italiano colà disponibile. A Roma, alle 05.30, quando ci si mette in coda per il controllo di sicurezza, le rivendite di giornali sono ancora chiuse e la "Bruxelles Airlines" pensa di fare economia, non distribuendo alcun giornale sulle tratte europee. Figuriamoci poi se trovi un giornale italiano sui voli verso l’Africa. Anche durante l’ora di filodiffusione di musica classica ti fanno ascoltare brani di un musicista belga, illustre sconosciuto.

Quando viaggio mi piace andare alla cassa e pagare in Euro, invece di lottare con i fiorini, marchi, franchi o qualsivoglia altra valuta europea pre-integrazione delle monete. Il quotidiano che avevo comperato non è il mio massimo, ma lo leggo, senza turarmi il naso, come a volte faccio con altri giornali.

Mentre l’Europa mi scorreva chiara sotto i piedi, dall’alto dei miei 10.000 metri, leggevo il CORSERA senza un ordine prefissato, scegliendo argomenti più o meno leggeri, a seconda della voglia che, al momento, mi veniva.

Tra poco avrebbero servito il pranzo e un leggero aperitivo mi preparava, soavemente, a passare le restanti sei ore del mio viaggio.

Dopo aver scorrazzato tra …. , un titolo corredato da un semplice disegno e da alcune fotografie in bianco e nero attrasse la mia attenzione "BIMBO UCCISO, LA MOTO ERA SULLA PISTA CICLABILE. Bormio, si cerca un pilota con casco nero. La madre: se ha una coscienza, si costituisca".

L’orrore che provai nel leggere i particolari dell’articolo mi crearono un’angoscia che dovevo esorcizzare in un qualche modo. "Scriverò un racconto" pensai.

Il pranzo passò velocemente, mentre elaboravo le idee e la hostess probabilmente si domandava perché non le sorridevo, rabbuiato nei miei pensieri. Che cosa mi fu servito? Non lo so.

Sparecchiato rapidamente il ripiano davanti a me, vi installai il mio computer, la cui batteria, utilizzata in modalità "risparmio di energia", mi avrebbe dato il tempo sufficiente per scrivere un racconto breve, prima di esser costretto a dover riporre lo strumento nella sua borsa di pelle nera, in vista dell’inizio della discesa verso Freetown.

Mario è un giovane solo e non perché ha perso la sua famiglia o perché vive al di fuori della comunità, isolato nel bosco.

Le vicende della vita gli hanno portato via il padre gran lavoratore, la madre operosa, la nonna che affrontava il suo martirio in un mondo di lavanda. Magari anche le vacanze annuali in qualche posto esotico, con un soggiorno turistico a poco prezzo.

Mario è solo perché ha perso i suoi modelli, vive senza ideali e non gli interessa di realizzare qualcosa nella sua vita. Vive e sopravvive perché ha di che svendere i beni di famiglia. Anche il gatto lo ha abbandonato.

Mario vive nel buio della casa e dell’anima; una fioca lampadina gli basta.

Mario comunica con il mondo attraverso il suo casco da motociclista, nero con disegnate sopra delle fiamme rosse. Si fa distinguere, perché non lo toglie nemmeno nel ballo in discoteca.

Mario è entrato nel mondo dello sballo, di cui ho cercato di disegnare lo stereotipo, e si è pure rifugiato nel mondo virtuale, che ha scelto come fuga dalla realtà.

Quaranta e più videogiochi lo tengono ore ed ore alla console. Si è pure comperato una sedia ergonomica, perché gli faceva male la schiena dallo stare tanto seduto davanti al computer.

Mario alterna, in un crescendo felliniano, lo scorrazzare con la moto nelle campagne attorno, con le visite notturne alla discoteca, con le incalcolabili ore davanti al suo videogioco preferito dal nome premonitore "Motocross infernale"… la giornata di sole, l’ampia vallata, le nuvole in cielo  che sorridono e la gente che applaude.

Lontano! … Sempre più lontano dalle angosce della vita!

Ma la fuga dalla vita nella realtà virtuale si paga e si paga duramente. Basta un attimo e una rapida svolta ti porta, attraverso un bosco oscuro, dritto dritto nella tragica realtà.

Credi di aver acquisito "1000 punti e trenta secondi di abbuono" e di aver vinto, ma invece

Manlio Moggioli

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Nov 02 2007

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Francesca

il tema del doppio

Filed under libri

Lo strano caso del Dottor Jeckill e Mister Hide,il doppio…sono quasi tentata di riaprire il libro di Stevenson, rileggere la storia di un uomo che provoca l’emergere della personalità malvagia che è in lui.

Mi alzo , ma nella libreria intravedo il libro di José  Saramago “L’uomo duplicato”, che ho comprato tempo fa e che avevo dimenticato. Leggo fino a notte fonda e il giorno dopo non esco per finire il libro.Sono quasi sconvolta dal senso di realtà -irrealtà.

.Una storia inammissibile,intollerabile, la storia di un doppio , di un sostituto ,di un uomo uguale ad un altro, un “duplicato” appunto.

Il mio pensiero non può che correre al “Sosia” di Fiodor Dostoevskij che racconta la storia di un uomo che si trova di fronte all’immagine di se stesso dopo averla inconsapevolmente evocata per giustificare una sua mancanza. Immagine che si esplicita come un’ombra esitante ed evanescente nella città cupa all’ora del tramonto e poi appare reale come un suo doppio in carne ed ossa.Lo scontro tra i due è simile così in Dostoevskij, come in Saramago. Ma non identico.

Ho pensato, dopo aver ultimato la lettura, con inquietudine e orrore, che potesse accadere anche a me…trovarmi di fronte ad un’altra me stessa.Ne L’uomo duplicato di José Saramago la somiglianza tra i “sosia” squilibra le due identità .

In questo romanzo, lo scrittore portoghese , Premio Nobel per la Letteratura 1998, affronta il temaa compiendo una esplorazione nella psiche umana che lascia il lettore affascinato e confuso, ma lo induce a pensare e ad interrogarsi fino in fondo: “Chi sono veramente? Esiste un altro “me stesso”?

Ecco l’esperienza del Doppio che Freud e Jung indicano come necessario nemico amico per la ristrutturazione costante dell’Io. Come nei libri anche nel cinema, ogni lettore può incontrare il proprio doppio, le infinite figure che brulicano nell’Ombra di un inconscio non così silenzioso..!

Il professore, primo ad apparire, insegna storia e vive solo dopo un matrimonio fallito. In seguito al consiglio di un suo collega, noleggia un film e  scopre con sgomento il suo doppio in un attore non protagonista. Così ha principio l’inquietudine dell’uomo, l’inizio di un viaggio raccapricciante alla ricerca di un altro se stesso, un’esplorazione all’interno dell’io.

Cos’è un doppio? Il concetto è inquietante, minaccioso. Un mistero ai confini del reale, una possibilità parallela di una personalità eccezionale, esclusiva.Tertuliano (questo il suo nome) spende il suo tempo nella snervante ricerca dell’altro se stesso e l’ossessione paradossalmente conquista la sua vita, o forse la usurpa ¦come usurpata è la sua identità. Ormai è quasi farneticante e quando finalmente si trova davanti alla sua perversione umana decide di raccontare alla madre quello che è avvenuto: lo scontro, il ricatto dell’altro. Le due follie si confrontano, si intrecciano: due copie, ognuna delle quali aspira ad essere l’originale.L’uomo duplicato non è un sosia. Ma chi è? Forse un’dentità in conflitto con se stessa? E’ la dimostrazione che non siamo unici, che ognuno di noi può considerare un altro ? Che abbiamo una doppia possibilità o di più? Che esiste da qualche parte quell’ altro noi stesso, il risultato della scelta che non abbiamo fatto e che potremmo imbatterci in lui?

Saramago viaggia all’interno della mente, dei nostri incubi, della nostra debolezza.

“Il caos è¨ un ordine da decifrare” scrive Saramago. Preciserà : ” Io credo che il caos possa essere decodificato da chiunque. Possono farlo gli scienziati e i filosofi, certamente gli scrittori, ma anche la gente comune. Con quella frase intendevo dire che non è detto che il caos sia esattamente il contrario dell’ordine o che non abbia un ordine al suo interno, dobbiamo solamente decifrarlo.”
Accontentarsi della musica dell’orchestra in cui si suona e della parte che ci è toccato suonare è un errore molto diffuso, soprattutto tra quelli che non sono musicisti.”

tratto dall’intervento svoltosi presso l’Università Roma Tre il 24 marzo 2003 e organizzato dalla prof.ssa G.

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