Daily Archive for Dicembre 12th, 2007

il gioco dell’inconscio

Posso riposare adesso…anche se non so con esattezza dove mi trovo. Riemergo dal buio, a un passo dal baratro.
Risalire è faticoso, penoso
. Ora sono qui, stanco, disteso a riacciuffare il ricordo.Le immagini si susseguono lente davanti agli occhi chiusi, pesanti.Tutto non è accaduto per una grave malattia o una grave perdita, non credo. Non sono sicuro. Forse neppure per la fine, che pure è inevitabile, di un amore. Si, deve essere così. Non per la fine, ma per la falsità e la menzogna, per la puerilità e la mediocrità, per l’ abiezione in cui, mi sembra appena di percepire, deve essere naufragato e poi affogato… questo amore.Mi sforzo fino allo spasimo per ritornare indietro nel tempo. Ho uno spasmo acuto, come se avessi perso la facoltà di ricordare. Sono accaldato, percepisco le gocce di sudore scivolare dalla fronte sulle labbra ma non posso asciugarmi, non ci riesco.Emergo adesso, e mi imbatto in un lungo ponte scuro al di sotto del quale vedo scorrere un fetido liquido nero, schiumoso. Ecco, mi sembra di vedere qualcosa oltre il ponte.
Si è così, vedo, sento qualcosa… c’è il mio passato, quello prima di incontrare “lei”.
Ritornando furiosamente al presente, e con un sussulto, ho la consapevolezza di non ricordare nulla, non un incontro, non un abbraccio, non il suo volto.
Questo stravagante e bizzarro meccanismo della memoria, che così tenta la sua difesa, mi allarma.
Come posso non ricordare e sapere allo stesso istante che quel tempo c’è stato?
Mi è impossibile ricondurmi al periodo e ai luoghi dei nostri primi approcci, dei successivi incontri, alla drammatica e (credo appena di intuire) grottesca, ridicola, fine.
Avverto lo squallore di una storia vissuta come in un altro tempo, da un altro me. Eppure ne risento l’odore,di quei giorni. Riassaporo casualmente e accidentalmente attimi di struggente dolcezza che non saprei collegare ad un evento, ad una circostanza, ad un momento preciso, ma che so appartenere alla “storia”.Vorrei ricordare con estrema chiarezza, rivivere attimo dopo attimo, ma non posso, non ce la faccio, mi muovo confusamente alla ricerca di un appiglio, ma in realtà sono immobile.Il ponte è dunque una sorta di strada a scorrimento veloce che mi riporta indietro e ancora più indietro!?! Ho le vertigini quando intuisco la mia adolescenza, la mia infanzia…poi sono ancora avanti con una acrobazia dolorosa, avanti, ma sempre ad un passo dall’incrocio dove le nostre strade si sono intrecciate.Questo strano gioco dell’inconscio, questo crudele inseguirsi e sfuggirsi dei ricordi (ma sono ricordi?) mi strema. Ho allontanato dalla coscienza pensieri, desideri,  forse inaccettabili, insostenibili. La memoria ormai è priva di tempo. Riesco appena a distinguere la schiuma scura che scorre e ristagna allo stesso tempo, con piccoli, rari, schizzi d’azzurro.Poi emerge dal buio corposo, compatto, una sconosciuta, sembra farsi spazio con le braccia. Vai via, non voglio vederti. E’ simile a lei, si… apparentemente la stessa persona, forse lei prima che cominciasse, lei quando la vidi la prima volta. Non ne sono certo. Forse. Ma deve essere rigorosamente prima di innamorarmene,quando tutto poteva non accadere, quando non avevo provato ancora stranezza d’amore… tanto mi è indifferente che si, ancora la conosco appena.Mi imbatto in lei tra le trame di questo buio fitto e denso inflittomi, e le sensazioni che provo sono quelle di un incontro occasionale.
Ma io so di chi si tratta e tutto il mio essere si ribella alla mia stessa indifferenza e il non provare nulla mi addolora, mi stupisce , mi agghiaccia.
Mi chiedo in un trafugato lampo di lucidità da cosa e da dove procede questo statico stato emozionale, ma non ho la forza per fare congetture, e poi, devo confessare a me stesso, con questo residuo di coscienza che mi resta, che la risposta mi atterrisce.
Certo capisco, e non è solo intuizione, che per quanto paradossale quest ’inaudito stato d’animo mi permette di chiudere gli occhi e rilassarmi e devo approfittarne, assolutamente, se pure con una parte della mia vita cancellata, giorni intensamente vissuti che scorrono ormai sotto un ponte scuro , estraneo, e ristagnano nella schiuma putrida.
Giusta pena per aver sprecato parte della mia vita, forse.
Come in un girone dell’inferno Dantesco i ricordi si contorcono, si ribellano all’oscurità e al fetore, alla condanna. Ma la rappresentazione si ferma. La memoria li seppellisce ancora, impietosamente.Poi sento un tintinnio e intravedo un camice bianco tra le fessure dei miei occhi stanchi, pesanti come massi. Un laccio impietoso si stringe al mio braccio e il liquido gelido entra nella vena, ancora un attimo di luce fioca e un caldo nero ristoratore.Un turbine mi risucchia nello stesso istante.
Ma ho ancora un attimo, un solo povero attimo tutto per me. Uno solo, e mi impossesso ancora della mia coscienza fragile come cristallo…e comprendo dove questo strano gioco dell’inconscio, questo crudele inseguirsi e sfuggirsi dei ricordi, “ma sono ricordi?”, mi ha portato.
Mi ha consegnato al buio.
Adesso posso riposare. Finalmente.