Monthly Archive for Dicembre, 2007

“estasi” di Stefano Zecchi casa editrice ES

ESTASI

Immagine:

Design costumi per il balletto in un atto di Simona Chiesa dal romanzo di Stefano Zecchi Festival del Mitomodernismo di Alassio

Quarta di copertina:
Nell’estasi il tempo si ferma, rientriamo in noi stessi e incontriamo un nuovo io che, sconosciuto, ci attende. Come nostalgia o sogno antico sentiamo, allora, il desiderio di rinascere nella vita, di rinascere nel corpo per attendere un destino di felicità. Estasi, semplice storia d’amore e romanzo filosofico, racconta la crisi e l’esperienza della rinascita di Fausto. In una Venezia che trasmette sensualità e bellezza dalla sua decadenza, Fausto incontra una misteriosa, giovane donna, Madìl, immagine sublime dell’eros, che lo accompagnerà in un viaggio spirituale e sentimentale verso la riappropriazione del proprio corpo e la comprensione di un altro significato dell’amore custodito dalla vita. Forma assoluta della femminilità, che nella danza riunisce il cielo alla terra, Madìl sembra poter assumere anche sembianze più naturali e apparire per qualche istante, quasi reincarnandosi, in un personaggio senza nome, come per consegnare la sua verità a ogni donna che ha fede nel valore della propria femminilità. Il cuore della storia è animato da tre grandi protagonisti ideali, tre figure simboliche a cui è riconosciuto tutto il significato essenziale nella formazione della persona: la casa, simbolo della tradizione a cui si appartiene; la città, simbolo dell’origine dell’esperienza individuale; l’eros, simbolo della trasformazione e continuità della vita. Come una devota allusione, sembra rimanere sullo sfondo del romanzo di Zecchi l’infinita attualità drammatica del Faust goethiano.

Riflessioni:

Olga provava indifferenza per qualunque discorso che pretendesse di teorizzare sulla vita. Corrado non la interessava, troppo ideologico e ossessionato dal bisogno di definire le situazioni prima ancora di viverle. Madil descriveva le sue sensazioni parlando delle cose e queste trovavano un’anima nella sua voce, nel racconto. Sembrava che tutto ciò che si potesse pensare o immaginare, sentire e vedere, venisse trattenuto da un’unica circonferenza in cui si raccoglievano sensualità ed emozioni. Aveva una trasparenza abbagliante che avvicinava e disorientava.Tutto ciò che raccontava di sé sembrava oltrepassare la sua vita personale.

Fausto sentiva il conflitto dentro di sé: abbandonarsi senza resistenza al flusso delle sensazioni o difendere la storia della propria vita? In quella donna vedeva una realtà che non gli sarebbe mai appartenuta e nel suo amore la possibilità di uscire da se stesso per ritrovare un’esistenza nuova, liberata dal gelo delle sue ansie. Madil gli suggeriva un’esperienza nuova e improbabile, un amore che non chiedeva possesso. Ma si chiedeva se rinunciare alla volontà non significasse perdere ogni difesa di fronte a tutto, non solo davanti all’amore di una donna.

L’amore conosciuto fino ad allora da Fausto non lo aveva mai fatto rinunciare alla propria individualità, questo nuovo sentimento lo privava delle sue vecchie certezze e gli insinuava il dubbio che potesse esserci un amore che non chiedeva la resa di fronte alla volontà di una donna.

Fausto era a disagio, capiva di perdere il controllo delle proprie emozioni. Madil raggiungeva le radici della sua razionalità e le sgretolava.

Madil: “ho desiderato incontrarti dove le parole non servono più″…………un amore senza identità, assoluto, come se una forza che non ci appartiene ci chiamasse ad amare cancellando la nostra individualità.

Fausto era uscito da se stesso, la sua fredda coscienza non lo dominava più…Madil aveva provocato il suo passato costringendolo a tornare da dove era partito..Olga lo allontanava dalle sue radici ricattandolo sottilmente.

Mentre camminava Fausto capiva che il timone della propria esistenza non rispondeva più ai comandi…si riconciliò con la realtà invece di dolersene..un destino superiore a lui lo trasportava.

Ma è una colpa, si chiedeva, sfuggire alla scelta, accettando con un pò di ironia quello che il destino ci manda?

Madil si impossessava per qualche istante della sua anima e poi glie la ridonava intatta.

In una Venezia che trasmette sensualità e bellezza Fausto incontra una misteriosa giovane donna, Madil, immagine sublime dell’eros che lo accompagnerà in un viaggio spirituale e sentimentale verso la riappropriazione del proprio corpo e la comprensione di un altro significato dell’amore custodito dalla vita.

il gioco dell’inconscio

Posso riposare adesso…anche se non so con esattezza dove mi trovo. Riemergo dal buio, a un passo dal baratro.
Risalire è faticoso, penoso
. Ora sono qui, stanco, disteso a riacciuffare il ricordo.Le immagini si susseguono lente davanti agli occhi chiusi, pesanti.Tutto non è accaduto per una grave malattia o una grave perdita, non credo. Non sono sicuro. Forse neppure per la fine, che pure è inevitabile, di un amore. Si, deve essere così. Non per la fine, ma per la falsità e la menzogna, per la puerilità e la mediocrità, per l’ abiezione in cui, mi sembra appena di percepire, deve essere naufragato e poi affogato… questo amore.Mi sforzo fino allo spasimo per ritornare indietro nel tempo. Ho uno spasmo acuto, come se avessi perso la facoltà di ricordare. Sono accaldato, percepisco le gocce di sudore scivolare dalla fronte sulle labbra ma non posso asciugarmi, non ci riesco.Emergo adesso, e mi imbatto in un lungo ponte scuro al di sotto del quale vedo scorrere un fetido liquido nero, schiumoso. Ecco, mi sembra di vedere qualcosa oltre il ponte.
Si è così, vedo, sento qualcosa… c’è il mio passato, quello prima di incontrare “lei”.
Ritornando furiosamente al presente, e con un sussulto, ho la consapevolezza di non ricordare nulla, non un incontro, non un abbraccio, non il suo volto.
Questo stravagante e bizzarro meccanismo della memoria, che così tenta la sua difesa, mi allarma.
Come posso non ricordare e sapere allo stesso istante che quel tempo c’è stato?
Mi è impossibile ricondurmi al periodo e ai luoghi dei nostri primi approcci, dei successivi incontri, alla drammatica e (credo appena di intuire) grottesca, ridicola, fine.
Avverto lo squallore di una storia vissuta come in un altro tempo, da un altro me. Eppure ne risento l’odore,di quei giorni. Riassaporo casualmente e accidentalmente attimi di struggente dolcezza che non saprei collegare ad un evento, ad una circostanza, ad un momento preciso, ma che so appartenere alla “storia”.Vorrei ricordare con estrema chiarezza, rivivere attimo dopo attimo, ma non posso, non ce la faccio, mi muovo confusamente alla ricerca di un appiglio, ma in realtà sono immobile.Il ponte è dunque una sorta di strada a scorrimento veloce che mi riporta indietro e ancora più indietro!?! Ho le vertigini quando intuisco la mia adolescenza, la mia infanzia…poi sono ancora avanti con una acrobazia dolorosa, avanti, ma sempre ad un passo dall’incrocio dove le nostre strade si sono intrecciate.Questo strano gioco dell’inconscio, questo crudele inseguirsi e sfuggirsi dei ricordi (ma sono ricordi?) mi strema. Ho allontanato dalla coscienza pensieri, desideri,  forse inaccettabili, insostenibili. La memoria ormai è priva di tempo. Riesco appena a distinguere la schiuma scura che scorre e ristagna allo stesso tempo, con piccoli, rari, schizzi d’azzurro.Poi emerge dal buio corposo, compatto, una sconosciuta, sembra farsi spazio con le braccia. Vai via, non voglio vederti. E’ simile a lei, si… apparentemente la stessa persona, forse lei prima che cominciasse, lei quando la vidi la prima volta. Non ne sono certo. Forse. Ma deve essere rigorosamente prima di innamorarmene,quando tutto poteva non accadere, quando non avevo provato ancora stranezza d’amore… tanto mi è indifferente che si, ancora la conosco appena.Mi imbatto in lei tra le trame di questo buio fitto e denso inflittomi, e le sensazioni che provo sono quelle di un incontro occasionale.
Ma io so di chi si tratta e tutto il mio essere si ribella alla mia stessa indifferenza e il non provare nulla mi addolora, mi stupisce , mi agghiaccia.
Mi chiedo in un trafugato lampo di lucidità da cosa e da dove procede questo statico stato emozionale, ma non ho la forza per fare congetture, e poi, devo confessare a me stesso, con questo residuo di coscienza che mi resta, che la risposta mi atterrisce.
Certo capisco, e non è solo intuizione, che per quanto paradossale quest ’inaudito stato d’animo mi permette di chiudere gli occhi e rilassarmi e devo approfittarne, assolutamente, se pure con una parte della mia vita cancellata, giorni intensamente vissuti che scorrono ormai sotto un ponte scuro , estraneo, e ristagnano nella schiuma putrida.
Giusta pena per aver sprecato parte della mia vita, forse.
Come in un girone dell’inferno Dantesco i ricordi si contorcono, si ribellano all’oscurità e al fetore, alla condanna. Ma la rappresentazione si ferma. La memoria li seppellisce ancora, impietosamente.Poi sento un tintinnio e intravedo un camice bianco tra le fessure dei miei occhi stanchi, pesanti come massi. Un laccio impietoso si stringe al mio braccio e il liquido gelido entra nella vena, ancora un attimo di luce fioca e un caldo nero ristoratore.Un turbine mi risucchia nello stesso istante.
Ma ho ancora un attimo, un solo povero attimo tutto per me. Uno solo, e mi impossesso ancora della mia coscienza fragile come cristallo…e comprendo dove questo strano gioco dell’inconscio, questo crudele inseguirsi e sfuggirsi dei ricordi, “ma sono ricordi?”, mi ha portato.
Mi ha consegnato al buio.
Adesso posso riposare. Finalmente.
 

la rinascita

Davide Iaione: “nuova vita” tecnica mista su cartonplume

Quale che sia sia la diagnosi, la prognosi, la risposta alle terapie, non ci sono tumori di scarsa importanza.

E’ la stessa parola che lancia nel vuoto, snatura, sradica, gratta via la pelle dal cuore, dall’anima, trasforma. E forse chi ama queste persone  non può che lasciarle “da parte” in alcuni istanti (che sembreranno secoli) perché troppo grande è il dolore che si deve condividere con loro. Il tumore credo rappresenti, sempre, per l’ammalato e per la sua famiglia, una prova scioccante, un evento tanto imprevisto quanto sconvolgente.Questo riguarda tutti gli aspetti della vita: il rapporto con il proprio corpo, il significato dato alla propria realtà, all’immagine che abbiamo di noi stessi e che immaginiamo gli altri abbiano di noi.

Qualcuno dopo un tumore ha cambiato il proprio aspetto fuori e dentro, ha provato l’abbandono e non certo perché gli altri lo avevano abbandonato, tutt’altro, ma perché loro stessi, con la malattia, avevano rinunciato ad una vita “normale” per lo scoramento, assumendo comportamenti aggressivi, sconcertanti o lamentosi e cambiando  non si sono resi riconoscibili .
Naturalmente, come si evince, credo, da quello che ho sottolineato all’inizio di questo post, mi sto riferendo a persone che sono guarite, che hanno superato definitivamente la malattia.
“Come potevano amarmi come prima se io ormai non ero più lo stesso? ” mi ha confessatoun amico “Mi amavano si, ma sanguinando, con dolore, ed io non capivo, non sapevo”
Poi hascritto:

“Mie dolci creature divenute vittime del mio dolore. Non c’è niente che conti per me più di voi e della vostra felicità e tutta l’energia che ho la spenderò adesso per risarcirvi, per restituirvi quello che vi ho tolto anche se dovessi passare attraverso tanti altri errori farò in modo che essi pesino solo su di me”
“Per alcuni l’evento tumore è stato il più potente agente di cambiamenti esistenziali occorso in tutta la vita, ha spinto a cambiare affetti, lavoro e casa, luoghi e persone, ponendo la base di una rinascita complessiva; rinascita che era come invocata dal corpo attraverso la malattia, capace di minacciare la vita.”(citazione)
Per queste persone che hanno saputo ascoltare il linguaggio profondo del corpo, la malattia ha rappresentato l’inizio di una nuova vita, ma in questa nuova vita l’amore per la famiglia, per chi si ama più di noi stessi, non può che crescere.

Mi auguro siano in molti a sentire dentro si sé crescere il seme dela rinascita. (l’altro aspetto delle cose)

no ad ogni forma di razzismo

aderisco all’invito di DUCCIO: http://ducciop.blog.kataweb.it/

Al di là di forme esasperate, cresce in modo trasversale e pervasivo, scavalcando anche l’intensità della pratica religiosa e l’orientamento politico, anche se più marcato nel centrodestra - il razzismo condito da stereotipi nei confronti di stranieri, ebrei e musulmani. Secondo una ricerca promossa dall’Unione delle Comunità ebraiche italiane e condotta dal Dipartimento di ricerca sociale e metodologia sociologica “Gianni Statera” presso la facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza su 2.200 ragazzi tra i 14 e i 18 anni di 110 Comuni italiani, per il 50,9% gli immigrati “alimentano la prostituzione”, rendono “meno sicura la vita nelle nostre città” (47,8%) e “di questo passo saranno più di noi” (46,5%): una risposta che è sintomo della “sindrome dell’invasione e dell’accerchiamento”. Per il 64,9% i musulmani, “anche se sono in Italia da molti anni, sono fedeli solo al mondo islamico” e sostengono il terrorismo internazionale (52,2); il 23,8% afferma che “i primi a fare discriminazioni razziali sono gli ebrei”.
Finanziata con i fondi dell’8 per mille, la ricerca è stata presentata in Campidoglio dal professor Enzo Campelli, che l’ha curata e diretta, rilevando numerosi allarmi e stereotipi tra i ragazzi italiani, sia studenti che lavoratori, cristiani nella maggioranza dei casi. Per quanto riguarda gli immigrati, il 37,3% degli intervistati è convinto che portino “al degrado i nostri quartieri e i posti in cui vivono”, mentre il 32,8% afferma: “Sottraggono agli italiani case e lavoro”; per il 24,1% “inquinano le nostre tradizioni e la nostra cultura”, per il 21,2% “portano malattie”.

Passando ai pregiudizi nei confronti dei musulmani, il 56,2% del campione sostiene: “Hanno leggi crudeli e barbare”; per il 47% sono “integralisti e fanatici”, mentre il 33,2% sentenzia: “Stanno invadendo l’Italia”. Per quanto concerne gli ebrei, Campelli ha rilevato “una quota minore di antisemitismo feroce, che non ha più bisogno di assumere forme esasperate: si tratta di una piramide bassa a base larga, probabilmente analoga a quella che tocca immigrati e musulmani”. Per il 34,6% degli intervistati “il potere finanziario nel mondo è in gran parte in mano agli ebrei”, che si sentono “superiori a tutti gli altri” (22,5); secondo il 17,5% dei ragazzi interpellati “gli ebrei devono tornarsene tutti in Israele”. Secondo l’analisi del professor Campelli, occorre guardarsi anche dagli stereotipi positivi, “che alla lunga possono rivelarsi pericolosi e comunque contengono una carica di antagonismo e un modo di tenere a distanza l’altro, considerandolo diverso”. Il 62% degli intervistati afferma anche – infatti – che gli immigrati con la loro presenza “rappresentano un’occasione perché il nostro paese diventi più aperto e solidale” e danno “un grande impulso al benessere economico dell’Italia” (32,9%), arricchendo la nostra cultura (46,8). Apprezzamenti anche per la cultura musulmana “fondata su valori morali e religiosi molto profondi e significativi” (57,6%).

fonte:

la sconosciuta

Un Trionfo il film “La sconosciuta” (2006) di Tornatore, consacrato ai David di Donatello con ben cinque statuette: miglior film, migliore regia, migliore attrice protagonista, miglior musicista, miglior direttore della fotografia.
Un grande vittoria, dunque.
Il film racconta la storia di una donna Ucraina di nome Irena (Ksenia Rappoport), che vaga per le strade di una città italiana, in cerca di una casa e di un lavoro. Ma che sembra sapere dove cercare e chi.
E’ una donna venuta dall’est con il pesante fardello di un passato buio e perseguitato. Ma è determinata a conoscere “la verità”, a perseguire la sua vendetta.
Quando riesce a trovare lavoro in un condominio come donna delle pulizie Irena pulisce ogni angolo come se dietro ad ogni angolo potesse scovare quello che cerca e fare un passo avanti verso il progetto, il più importante, necessario, della sua vita.
Non voglio dire di più, per chi non l’avesse ancora visto il film perderebbe il suo richiamo e il fascino della rivelazione di un intreccio ricco di segreti nascosti nel passato di Irena, che riemerge un poco alla volta accrescendo l’atmosfera di suspance.

Il nostro Paese appare il Paese dove usualmente viene consumato uno sfruttamento denso di vittime, e questo inquieta e induce ad una profonda riflessione.
Le scene colpiscono stimolando la necessità di ribellarsi alla condizione drammatica di una società borghese di fronte ad un proletariato sempre più misero.
Tornatore ci regala un’attrice “sconosciuta” di grande spessore ideale per interpretare un drammatico ruolo che sembra scritto per lei.

Il finale è perfetto.

SOLO UN CAMBIO D’INDIRIZZO

Come forse qualcuno di voi avrà notato, prima di aprire CANTASTORIE avevo già un blog (l’indirizzo è nel blogroll)

Il blog di cui sipra,”Il Reale Assoluto”, è su piattaforma B2evolution. Fin dal principio mi sono trovata malissimo, è molto complicato gestirla e così ho sentito l’esigenza di un nuovo spazio su una piattaforma più fluida e gestibile per me.

Così è nato CANTASTORIE su wordpress.com.

Qui ho trovato un ambiente caldo, mi sono sentita in famiglia, accolta. Quindi non rinuncio a voi e anche se voi voleste rinunciare a me io non vorrò rinunciare a voi! :)

Dalla prossima settimana il vecchio blog su B2evolution e questo blog diventeranno UN SOLO BLOG trasmigrando su piattaforma WORDPRESS ed io tirerò un sospiro di sollievo, due blog sono troppi senza contare che hanno praticamente gli stessi contenuti.

Spero di non perdere nessun post e soprattutto nessun commento, perchè ai vostri commenti ci tengo moltissimo!

L’indirizzo quindi non sara più http://cantastorie.wordpress.com ma http://www.francescabertoldi.com

Appena sarà tutto fatto vi avviserò ! Non si perdono amici per un cambio d’indirizzo! Non è così?

Buona lettura:

IL BIVIO

Il cammino si interrompe. Riprendere per la stessa strada oppure farsi largo e andare avanti?
Forse il poeta ha un’anima in pena?

-Dimmi che che c’è? Sei custode delle parole? Rivelazioni di te che premono urgenti? Dove vuoi andare?-

-Non so, mi allontano per un istante che potrà sembrare eterno.-

-E le parole collezionate? Tutti siamo artisti? Comunicatori? Dimmi…-

-Solo percorrendo la strada fino in fondo saprò risponderti e non quella consueta e più conosciuta, sicura. Da tempo sto cercando…-

- Sei stanco?-

- Si - di disagio esistenziale! Ma siamo in tanti, c’è folla intorno a me di coloro che non riescono ad oltrepassare la porta dell’imponente muro provveduto di difese, oltre il quale sono distesi e custoditi.-

-Ma io ti aspetto, qui.-

- Puoi venire da me se vuoi, il caro amico non ti abbandona per un cambio d’indirizzo.-

- Già, quindi verrò. Aspettami.-