Archive for Gennaio, 2008

Gen 09 2008

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Francesca

e adesso fatevi due risate

Filed under diario

L’ho visto da oscar
e da enrico
e non ho resistito!!!!

http://www.myheritage.com/collage

Sono stati generosi con me!!! Ma vi prego non Einstein!!!! 


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Gen 07 2008

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Francesca

pessoa presenta soares

Filed under letteratura

 

DA

“IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE”
13.6.1930

60
(186)                                                                                                       

Vivo sempre nel presente. Non conosco il futuro.
Non ho più il passato. L’uno mi pesa come la
possibilità di tutto, l’altro come la realtà di nulla.
Non ho speranze né nostalgie. Conoscendo ciò che è
stata la mia vita fino ad oggi (tante volte e per tanti
versi l’opposto di come avrei voluto), cosa posso
presumere della mia vita di domani se non che sarà ciò
che non presumo, ciò che non voglio, ciò che mi
succede dal di fuori, perfino attraverso la mia volontà?
Non c’è niente nel mio passato che mi faccia ricordare
una cosa con il desiderio inutile di avere di nuovo
quella cosa. Non sono mai stato altro che un residuo e
un simulacro di me stesso. Il mio passato è ciò che non
sono riuscito ad essere: non ho nostalgia nemmeno
delle sensazioni di momenti passati: quello che
sentiamo esige il suo momento; quando il momento
è passato si volta pagina, la storia continua ma non
continua il testo.
Breve ombra scura di un albero cittadino,
lieve rumore di acqua che cade nella fontana triste,
verde dell’erba regolare (giardino pubblico sul far
del crepuscolo): voi siete per me in questo momento,
l’universo intero, perché siete il contenuto pieno della
mia sensazione cosciente: dalla vita non voglio altro
che sentirla perdersi in queste sere impreviste, al suono
di questi bambini estranei che giocano in questi giardini
sbarrati dalla malinconia delle strade che li circondano,
e incorniciati, oltre che dai rami alti degli alberi,
dal vecchio cielo dove le stelle ricominciano
.

Bernando Soares

poi timidamente mi confidò che,
 non avendo molte cose da fare
 né dove andare, né amici cui
poter far visita, né passione per
 la lettura, era solito passare
 le sue serate, nella sua stanza
d’affitto, scrivendo anche lui.
  Fernando Pessoa

Il libro di Soares è certamente un romanzo. O meglio, è un romanzo doppio, perché Pessoa ha inventato un personaggio di nome Bernardo Soares e gli ha delegato il compito di scrivere un diario. Soares è cioè un personaggio di finzione che adopera la sottile finzione letteraria dell’autobiografia. In questa autobiografia senza fatti di un personaggio inesistente consiste l’unica grande opera narrativa che Pessoa ci abbia lasciato: il suo romanzo”. (Antonio Tabucchi)

Leggendo questo libro si prova una mescolanza di suggestioni incredibilmente intense..l’anima umana spogliata di sovrastrutture  e offerta tra meditazioni, deliri e impeti straordinari. Pessoa inventa un personaggio e gli offre una vita che appare tangibile, quasi corporea…e  lo incarica di scrivere un diario…sottile simulazione autobiografica. Il libro è un’ insieme di pensieri di Soares che denunciano la  personalità dell’autore spiccatamnte articolata, ricca di sfaccettature. Due personalità si attraversano e si mescolano, rinunciano l’una all’altra per poi confondersi ancora. Soares sta dietro ai vetri di una finestra a osservare la vita, e tenta di reinventare la sua vita interiore, che nemmeno lui veramente conosce,  naufragando in altri “se stesso”. Il libro dell’inquietudine è ciò che vive al di fuori dell’io e di cui l’io si impossessa.

Pessoa dichiara: sono io senza il raziocinio e l’affettività!

Dunque Pessoa reinventa la sua vita, toglie la razionalità al suo vissuto, al suo pensiero, e ce lo restituisce privo di convenzioni.

  Vivere è essere un altro”.

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Gen 06 2008

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Francesca

salutiamo la Befana con una bella favola

Filed under favole

MARIARITA BRUNAZZI 

DA FIABE ITALIANE “IL CONTADINO ASTROLOGO”

di Italo Calvino

C’era una volta un re che aveva perduto un anello prezioso. Cerca qua, cerca là, non si trova. Mise fuori un bando che se un astrologo gli sa dire dov’è, lo fa ricco per tutta la vita. C’era un contadino senza un soldo, che non sapeva né leggere né scrivere, e si chiamava Gambara. - Sarà tanto difficile fare l’astrologo? - si disse. - Mi ci voglio provare. E andò dal Re. Il Re lo prese in parola, e lo chiuse a studiare in una stanza. Nella stanza c’era solo un letto e un tavolo con un gran libraccio d’astrologia, e penna carta e calamaio. Gambara si sedette al tavolo e cominciò a scartabellare il libro senza capirci niente e a farci dei segni con la penna. Siccome non sapeva scrivere, venivano fuori dei segni ben strani, e i servi che entravano due volte al giorno a portargli da mangiare, si fecero l’idea che fosse un astrologo molto sapiente. Questi servi erano stati loro a rubare l’anello, e con la coscienza sporca che avevano, quelle occhiatacce che loro rivolgeva Gambara ogni volta che entravano, per darsi aria d’uomo d’autorità, parevano loro occhiate di sospetto. Cominciarono ad aver paura d’essere scoperti e, non la finivano più con le riverenze, le attenzioni: - Si, signor astrologo! Comandi, signor astrologo! Gambara, che astrologo non era, ma contadino, e perciò malizioso, subito aveva pensato che i servi dovessero saperne qualcosa dell’anello. E pensò di farli cascare in un inganno.

Un giorno, all’ora in cui gli portavano il pranzo, si nascose sotto il letto. Entrò il primo dei servi e non vide nessuno. Di sotto il letto Gambara disse forte: - E uno!- il servo lasciò il piatto e si ritirò spaventato. Entrò il secondo servo, e sentì quella voce che pareva venisse di sotto terra: - E due! - e scappò via anche lui. Entrò il terzo, - E tre! I servi si consultarono: - Ormai siamo scoperti, se l’astrologo ci accusa al Re, siamo spacciati. Cosi decisero d’andare dall’astrologo e confessargli il furto. - Noi siamo povera gente, - gli fecero, - e se dite al Re quello che avete scoperto, siamo perduti. Eccovi questa borsa d’oro: vi preghiamo di non tradirci. Gambara prese la borsa e disse: - lo non vi tradirò, però voi fate quel che vi dico. Prendete l’anello e fatelo inghiottire a quel tacchino che c’è laggiù in cortile. Poi lasciate fare a me.

Il giorno dopo Gambara si presentò al Re e gli disse che dopo lunghi studi era riuscito a sapere dov’era l’anello.
- E dov’è? -
- L’ha inghiottito un tacchino. -
Fu sventrato il tacchino e si trovò l’anello. Il Re colmò di ricchezze l’astrologo e diede un pranzo in suo onore, con tutti i Conti, i Marchesi, i Baroni e Grandi del Regno. Fra le tante pietanze fu portato in tavola un piatto di gamberi. Bisogna sapere che in quel paese non si conoscevano i gamberi e quella era la prima volta che se ne vedevano, regalo di un re d’altro paese.
- Tu che sei astrologo, - disse il Re al contadino, - dovresti sapermi dire come si chiamano questi che sono qui nel piatto. Il poveretto di bestie così non ne aveva mai viste né sentite nominare. E disse tra sé, a mezza voce:
- Ah, Gambara, Gambara… sei finito male!
- Bravo! - disse il Re che non sapeva il vero nome del contadino. - Hai indovinato: quello è il nome: gamberi! Sei il più grande astrologo del mondo.

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Gen 06 2008

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Francesca

6 gennaio: eventi storici

Filed under storia

(1898) Il Genoa disputa la sua prima partita di calcio. Lo storico incontro ha luogo a Ponte Carrega fra il Genoa e l’Internazional di Torino. Autore dell’unico gol è un certo Savage del quale non si sa praticamente più nulla, neppure la squadra di appartenenza.

(1911) La nazionale per la prima volta in maglia azzurra in occasione di una partita con l’Ungheria, «I campioni d’Italia vestono una indovinata ed elegante maglia bleu e sul petto a sinistra uno scudo di seta fa spiccare la croce bianca in campo rosso» (La Gazzetta dello Sport, 7 gennaio 1911).

(1920) Eglantyne Jebb, studiosa e collaboratrice della Croce Rossa, infaticabile organizzatrice di soccorsi per l’infanzia (specie dopo gli orrori del 1° conflitto mondiale sui bambini), fonda a Ginevra l’Unione Internazionale di Soccorso ai Fanciulli (Save the Children International Union, SCIU).

(1929) Il sovrano jugoslavo, Alexandar, promuove un colpo di Stato, scioglie il Parlamento e impone la propria dittatura. La proclamazione della dittatura è accompagnata, e sarà seguita, da una serie di decreti che fanno luce sul carattere del nuovo regime. Una legge per la difesa del regno prevede la pena di morte o vent’anni di carcere per i colpevoli di terrorismo, sedizione o propaganda comunista; sono sciolti tutti partiti politici a carattere religioso o regionale e non si permette nessuna forma di associazione che non sia approvata dal governo; si sopprimono tutti i consigli comunali e distrettuali eletti; la legge sulla stampa è resa più severa così da impedire qualsiasi libertà di espressione; una legge sulla organizzazione del potere giudiziario dà alla corona facoltà di destituire i magistrati che sono così posti in balia del governo. A capo del sistema politico stanno il re e il consiglio dei ministri, i quali sono responsabili soltanto davanti al re.

(1939) Il Ministero degli Esteri nazista fa pervenire a Roma il testo di un nuovo progetto di alleanza tripartita di carattere difensivo, che Palazzo Chigi accetta subito, suggerendo solo una modifica di pura forma nel preambolo.

(1944) Per fare fronte alla crescente ostilità nei confronti del Re, conseguente in particolare alla sua fuga dopo l’8 settembre 1943, i tanti difensori e sostenitori della monarchia devono organizzarsi politicamente: nasce così il Comitato Esecutivo Democratico (CED), in cui si confederano gli svariati raggruppamenti sorti negli ultimi mesi in tutta Italia. Tra i principali si annoverano: nella capitale il Centro della Democrazia Italiana, il Partito d’Unione, il Centro Nazionale del Lavoro, il Partito del Lavoro, l’Unione Nazionale della Democrazia Italiana.

(1946) Le elezioni vietnamite sono, come nelle previsioni, un successo schiacciante per il Viet-Minh che, con il 97% delle preferenze, ottiene 300 seggi nell’Assemblea Nazionale; pur mantenendo la promessa fatta ai nazionalisti del PNV e del Dong Minh Hoi di dare loro rispettivamente 50 e 20 seggi, Ho Chi Minh è riuscito nell’isolare dalle masse le due formazioni nazionaliste.Forte dell’appoggio popolare, conquistato durante anni di lotta a favore e con il popolo, Ho riceve le congratulazioni della Cina, continuando ad esprimere la sua disponibilità a continuare a cooperare in futuro.

(1964) Con la partenza di Paolo VI alla volta di Roma, si conclude il primo pellegrinaggio di un Papa in Palestina. Con questo viaggio, benché l’ipotesi di aprire relazioni diplomatiche ufficiali non sia stata nemmeno ventilata, la S.Sede ha finto per operare un riconoscimento de facto di Israele. I contatti diplomatici si intensificheranno a partire dalla metà degli anni Sessanta e il governo israeliano opererà qualche gesto distensivo come la restituzione dell’edificio di Nôtre dame e la liberazione di mons. Capucci, un vescovo arabo arrestato dalle autorità israeliane.

(1967) Parte la trasmissione del programma radiofonico Vetrina di Hit Parade, condotta da Lelio Luttazzi, che diventerà un appuntamento settimanale fisso, pur cambiando nel corso degli anni formula e conduttore.

(1982) Negli Stati Uniti, il Modified Final Judgement (MFJ) sancisce la separazione delle Compagnie Telefoniche Operative della Bell dalla AT&T. Tale intervento rappresenta un passo decisivo nella ristrutturazione dell’intero settore verso il nuovo regime concorrenziale: è infatti la soluzione di un tipico caso di antitrust, ovvero il supposto abuso di posizione dominante da parte della Bell Systems, derivante dal fatto che Bell è l’unica proprietaria degli impianti telefonici e contemporaneamente è presente in mercati (quali le interurbane) in concorrenza diretta con altri operatori che necessitano di accedere ai suoi impianti per fornire i loro servizi.
La Bell Systems viene quindi suddivisa in un segmento monopolistico (le Compagnie Operative Bell) a cui affidare la sola gestione degli impianti, e in uno competitivo (AT&T) che continui a fornire i servizi in un contesto di libera concorrenza, rimuovendo qualsiasi incentivo ad assumere comportamenti anticoncorrenziali a favore di un operatore e a scapito di altri.

(1992) La risoluzione n° 726 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite condanna la deportazione di civili palestinesi da parte di Israele.

(1999) Il nuovo Presidente dello Stato di Minas Gerais, Itamar Franco, annuncia una moratoria di 90 giorni sul pagamento degli interessi sul debito dello Stato di Minas Gerais nei confronti del Governo Federale brasiliano.

fonte:

www.tesionline.it

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Gen 05 2008

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ARTHUR RIMBAUD “”Illuminazioni”"

Filed under letteratura

Virgilio Guidi

Virgilio Guidi
” Angoscia “1958

E’ forse possibile ch’Ella mi faccia perdonare le ambizioni continuamente schiacciate, che una fine negli agi compensi le epoche di indigenza, che un giorno di successo ci addormenti ’sulla vergogna della nostra fatale inettitudine? (O palme! diamante! - Amore, forza! - più in alto di tutte le gioie e le glorie! - ad ogni costo - dovunque, démone, dio - giovinezza di questo essere: io!). Che gli accidenti della pantomima scientifica e dei movimenti di fraternità sociale siano teneramente amati come progressiva restituzione della libertà primitiva? Ma lei, il Vampiro che ci rende gentili, ordina che ci divertiamo con quanto ci lascia, o che altrimenti siamo più buffi. Correre alle ferite, attraverso l’aria spossante e il mare; ai supplizi, attraverso il silenzio delle acque e dell’aria che uccidono; alle torture che ridono, nel loro silenzio atrocemente agitato.

Poeta vsionario? Chi è lei, il vampiro che ci rende felici? E’ l’angoscia che si trasforma in gioia masochista? L’impossibilità di essere normali che ci fa naufragare beati nell’anormalità, arresi ad essa?

Parole agghiaccianti che si dibattono in una richiesta ossessiva di identificazione nel dolore, l’angoscia del nulla prima e la necessità del vuoto poi per cominciare a vivere ancora, rinnovati?

L’angoscia triste, oscura che ritorna sempre nei suoi versi:

A, noir corset velu des mouches éclatantes
Qui bombinent autour des puanteurs cruelles,
Golfes d’ombre, (…)

“Io dovrei avere un inferno per l’ira, un mio inferno per l’orgoglio, - e l’inferno della carezza; un concerto di inferni” dice ancora Rimbaud.

Inferno, amore, angoscia ,gioia, perché tanta disperazione e fremito di vita insieme? “torture che ridono”

Chi sei, chi eri Arthur? Uomo perduto che racconta la vita?

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Gen 03 2008

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…come usignoli pronti a morire

Filed under arte e filosofia

Photographie de Pascal Renoux

www.pascalrenoux.com

Corpo, ludibrio grigio
con le tue scarlatte voglie,
fino a quando mi imprigionerai?
anima circonflessa,
circonfusa e incapace,
anima circoncisa,
che fai distesa nel corpo?
 

Amo, e Tu sai che l’anima mi è stanca:
troppe volte abbattuto
fu il fantasma del vuoto delle mie case!

Tra questi versi possiamo scorgere gli uomini che ha amato: Giorgio Manganelli, Michele Pierri, delle amiche scomparse, dei compagni di osterie — delle «osterie dormienti» —, gli uomini avuti, ma anche quelli sognati. I venti ritratti de La gazza ladra — inediti sino al 1991 — Saffo, Emily Dickinson, Silvia Plath, donne nelle quali si riconosceva, altre da cui prendeva le distanze. Alda Merini ha improntato la sua vita sulla sensualità. Ebbra, ivre d’amour, il desiderio le appartiene. Desiderare significa per lei attraversare, passare oltre, andare oltre. Altrove. A costo di morire, di impazzire. Accogliere i suoi amanti nel suo corpo, consapevole che le avrebbero lasciato una traccia addosso, una ferita, che le avrebbero scavato la carne con ferocia:

Mi scaverai fin dove ho le radici
(non per cercarmi, non per aiutarmi)
tutto scoperchierai che fu nascosto
per la ferocia di malsane usanze.

Verità e menzogne. Vino rosso da mescere, a volte la violenza, risa segrete, fantasmi e realtà. Dice bene nella prefazione all’opera Maria Corti: «[in Alda Merini] impossibile separare la vita vissuta da quella sognata». Emozioni, sentimenti, la parola della Merini arriva fino al corpo, goccia dopo goccia, suono dopo suono, il suo ritmo singhiozzante, implorante, distilla lentamente un liquido che a volte è velenoso altre gioioso. Da Per Michele Pierri:

Amore perdonami: sono brutale e vorrei ungerti d’olio,
ti perseguito e vorrei
che davanti a te io fossi un tappeto,
ti amo e mi recludo nel mio silenzio,
ma ho paura, paura di me stessa,
di questi gigli orrendi di fame e di fango
che crescono nella mia mente.

L’ossessione amorosa, la negazione dei sensi, l’isolamento dal mondo, l’umiliazione del proprio corpo, prostrato, il desiderio e allo stesso tempo la paura del silenzio, un giorno in cui è tutto fango, un altro in cui cavalca il suo destino, inni alla gioia i suoi, ma allo stesso tempo grida di morte e di paura — «… perdersi nella giungla dei sensi, asfaltare l’anima di veleno…» — È stato detto che Alda Merini non rientra in nessuna tradizione poetica, forse «Rilke e Whitman possono averle dato un avvio di canto ma non di pensiero», dice la Corti nell’introduzione. «Perché costringersi all’umano e, evitando il Destino, struggersi per il Destino?», cita la Nona Elegia a cui Alda Merini in un dialogo da distante sembra rispondere:

Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
Malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino
indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio si meglio
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite.
 

Tu non sai: ci sono betulle che di notte levano le loro radici, e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano o diventano sogni. Pensa che in un albero c’è un violino d’amore. Pensa che un albero canta e ride. Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita. Te l’ho già detto: i poeti non si redimono,vanno lasciati volare tra gli alberi come usignoli pronti a morire.

Alda Merini

fonte:
http://www.italialibri.net

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