
incisione realizzata da una ragazza detenuta nella casa circondariale di Empoli (archivio Papucci).
Finisce un giorno, ne comincia un altro, così irrimediabilmente verso la fine.
Lunghi capelli argentei , all’angolo, in fondo alla grande stanza, scrutano il giovane volto incorniciato…e poi ancora e ancora altre visioni arrivano a popolare il buio pesto e desolato di esigui e sudici metri quadrati: altri mondi abitati da folletti, gnomi, esili elfi… e il bosco scompare sotterrato da un vecchio fontanile e cicciute signore avanzano altere, spalle erette a mostrare i seni gonfi, con le conche per l’acqua quasi animate di misteriosa fierezza sul capo eretto.
Scorge ancora l’esile figura avanzare tra boschi bui e fitti, nascondersi tra i tronchi furtiva.
Una volta, anni, forse secoli fa, ricorda di aver visto una massa di fiori tra alberi come quelli, come fossero stati abbandonati là e invece erano radicati alla terra, robusti.
Gli occhi si chiudono ancora sotto il peso di un sonno crudele che non le riserva nessuna pietà.
“Domani…”
Ma un orrendo incubo la scuote ed urla! C’era un ratto ad inseguirla in un mondo sotterraneo, più oscuro del suo.
Ho scritto questo breve racconto pensando alle donne detenute innocenti . La storia si snoda attraverso gli incubi, i sogni e i pensieri della protagonista , nell’autonomia dell’inconscio che si muove altrove, nella speranza di una libertà privata, a prescindere dalle sbarre.
L’immagine della donna come criminale e come detenuta risulta difficile da registrare: in parte perché quello della devianza femminile è un mondo abbastanza sconosciuto, e in parte perché quest’idea è dissonante rispetto a tutto ciò che siamo abituati a pensare sul ‘femminile’.
Quindi, la realtà delle donne ‘dietro le sbarre’ e le loro storie, diventano un panorama nuovo da esplorare e capire: i numeri della criminalità e quelli della detenzione differiscono sensibilmente fra uomini e donne, sia per tipologia dei delitti che per modalità di somministrazione ed espiazione della pena. Questo è un dato che avvicina la statistica al senso comune, infatti si può leggere sul sito http://www.giustizia.it
fonte: www.tempiespazi.toscana.it
























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