Daily Archive for Marzo 2nd, 2008

un onesto rettangolo

 incisione realizzata da una ragazza detenuta nella casa circondariale di Empoli (archivio Papucci).

 

 

Finisce un giorno, ne comincia un altro, così irrimediabilmente verso la fine.

Si sente impotente a cambiare la sua vita, impotente verso colpe che non ha commesso.

Lunga la notte la stringe in un cerchio.

“Sono disperata, ma non è che il mio dramma. Migliaia, milioni di persone disperate si muovono su questa terra come su questo solco di mondo ingoiato dall’incredulità, che è il mio.”

Ha rifugiato in questo onesto rettangolo tutti i sogni e le aspirazioni custodendoli con diligenza, richiamando alla memoria il passato, ingoiando il presente come un acido boccone e ha immaginato, agognato il futuro come un’apparizione, un miracolo santo.

“Verrà domani.”

Parole girano ancora al buio intorno alla testa ormai quasi vuota a formare un grande anello, e cerca ad occhi serrati quelle immagini che appaiono e scompaiono alle primi luci dell’alba, quando le palpebre pesano ancora gonfie di sonno: volti sconosciuti che si succedono sorridenti o malinconici,donne che si imbellettano davanti ad uno specchio antico, gonne larghe inamidate, tende rosse damascate.

Lunghi capelli argentei , all’angolo, in fondo alla grande stanza, scrutano il giovane volto incorniciato…e poi ancora e ancora altre visioni arrivano a popolare il buio pesto e desolato di esigui e sudici metri quadrati: altri mondi abitati da folletti, gnomi, esili elfi… e il bosco scompare sotterrato da un vecchio fontanile e cicciute signore avanzano altere, spalle erette a mostrare i seni gonfi, con le conche per l’acqua quasi animate di  misteriosa fierezza sul capo eretto.

“Verrà domani.”

E gli occhi intorpiditi tentano di scrutare l’ultimo spicchio di strada illuminato tra le vecchie sbarre arrugginite.

Sente allentare i legami del suo tessuto nel mondo, cedere, e stringe i pugni che sanguinano come arance schiacciate. Le unghie taglienti e incolte dolgono insieme alle ferite.

“Domani, forse…”

E una piccola figura si insinua pigra tra lei e il buio. Una piccola figura dai capelli di serpente, ma appena la scorge ecco che essa scompare ingoiata dal nulla.

Sente odore di vaniglia, annusa avida.

Scorge ancora l’esile figura avanzare tra boschi bui e fitti, nascondersi tra i tronchi furtiva.

Una volta, anni, forse secoli fa, ricorda di aver visto una massa di fiori tra alberi come quelli, come fossero stati abbandonati là e invece erano radicati alla terra, robusti.

Gli occhi si chiudono ancora sotto il peso di un sonno crudele che non le riserva nessuna pietà.

La sua speranza legata al filo di un aquilone incerto genera ancora:

“Domani…”

Ma un orrendo incubo la scuote ed urla! C’era un ratto ad inseguirla in un mondo sotterraneo, più oscuro del suo.

“Tutto a posto?” urla la voce.

E sente assicurare la chiave nella toppa che torna indietro di un giro, e poi ancora avanti, impietosa. 

 

Ho scritto questo breve racconto pensando alle donne detenute innocenti . La storia si snoda attraverso gli incubi, i sogni e i pensieri della protagonista , nell’autonomia dell’inconscio che si muove  altrove, nella speranza di una libertà privata, a prescindere dalle sbarre.

 

L’immagine della donna come criminale e come detenuta risulta difficile da registrare: in parte perché quello della devianza femminile è un mondo abbastanza sconosciuto, e in parte perché quest’idea è dissonante rispetto a tutto ciò che siamo abituati a pensare sul ‘femminile’.

Quindi, la realtà delle donne ‘dietro le sbarre’ e le loro storie, diventano un panorama nuovo da esplorare e capire: i numeri della criminalità e quelli della detenzione differiscono sensibilmente fra uomini e donne, sia per tipologia dei delitti che per modalità di somministrazione ed espiazione della pena. Questo è un dato che avvicina la statistica al senso comune, infatti si può leggere sul sito http://www.giustizia.it

fonte: www.tempiespazi.toscana.it