La Nature est un temple où de vivants piliers laissent parfois sortir de confuses paroles…Charles Baudelaire
22 Ott

Maurìce Borgés amava l’Italia, Roma in particolare e nel 1913 acquistò Villa Madama, scaduta ormai al livello di proprietà agricola ed in rovina e ne affidò il restauro a Marcello Piacentini, architetto dell’epoca dalla vastissima attività edilizia.
Terminati i lavori di ristrutturazione Maurìce lasciò Tolosa, sua città natale, e si trasferì in villa con rinnovato entusiasmo e con l’intenzione di trascorrervi un lungo periodo.
Quell’anno, era la primavera del 1915, già da otto mesi era in atto “la grande guerra”, ma soltanto allora l’Italia entrò in conflitto contro l’Austria.
I sogni del giovane ingegnere francese si infransero, la guerra entrava così anche nella sua vita travolgendo il mondo ottocentesco e decretando quindi la “fine di un mondo” del quale lui si sentiva parte integrante e al quale non riusciva moralmente a rinunciare.
Si rinchiuse in se stesso e si dedicò interamente ad una vita assolutamente appartata e riservata in cui presero il sopravvento i sogni.
Una notte, girovagando assorto nei suoi pensieri per le ampie sale di Villa Madama, gli sembrò di scorgere la sagoma di una giovane donna che lo invitava ad avvicinarsi.
Avanzò con cautela verso di lei e lei gli parlò. Disse che viveva lì ormai da moltissimi anni, che lo aveva osservato in silenzio, senza farsi vedere, e aveva intuito il suo tormento, la sua depressione. Lo invitò quindi a riprendere la sua vita sociale perché era tempo che questo accadesse.
Pur nella consapevolezza dell’irrealtà di quello che stava vivendo non riusciva ad allontanarsi da lei e continuò ad ascoltarla completamente soggiogato e trascinato dal tono suadente della sua voce.
Trascorsero così un’intera notte insieme. Ella gli disse che era rimasta vedova giovanissima e per ben due volte, e quindi conosceva per esperienza diretta la solitudine ed il dolore, gli disse ancora che aveva sopportato il peso di cariche troppo impegnative e onerose per la sua età e la sua esperienza a causa della sua posizione sociale.
Maurìce rimase affascinato da quella strana ed affascinante creatura e non riuscì a lasciarla fino a quando, era ormai quasi giorno, lei non si congedò per andare a riposare.
Avrebbe voluto fermarla, intrattenersi ancora con lei, ma non osò. La mattina successiva la cercò ovunque, ma senza successo. Provò ancora durante la notte aggirandosi per la casa e sussultando ad ogni colpo di vento. Era stravolto, voleva ritrovare la donna, sentiva la sua mente oscillare appesa ad un filo.
Passarono giorni in cui non ebbe pace fino a quando, stremato, non decise di desistere e cercare di capire ripensando con calma all’accaduto.
Dopo una lunghissima ed attenta riflessione capì che si era trattato soltanto di un sogno o forse di una visione, di un’immagine evocata inconsapevolmente a difesa della sua incolumità mentale, della sua solitudine ormai divenuta insostenibile.
Capì che la donna con la quale si era intrattenuto per un’intera notte altri non era che Margherita d’Austria, morta nel lontano 1530 e dalla quale aveva preso il nome la villa che ora gli apparteneva, venuta miracolosamente in suo aiuto.
Libera "interpretazione allucinatoria"
19 Ott
pinocchio e il grillo parlante
|
|
L’onestà ha un prezzo sempre più insopportabile. Per essere onesti in Italia si deve pagare il pizzo di Stato. Ti uccidono il padre sul lavoro. Sono condannati a risarcirti. Ma la polizza assicurativa dell’azienda era scaduta quando è avvenuto l’incidente e i proprietari sono nullatenenti. La famiglia, che ha vinto il processo, è condannata a pagare le spese processuali anche per i colpevoli che non possono pagare in quanto dichiarano di non possedere nulla. 9.000 euro, il prezzo dell’onestà e della morte di un uomo. … [continua]
14 Ott
Occhi di sale, venuta la stagione più dura ti assopisci nel silenzio di una notte rafferma di dolori che inseguendosi inciampano lungo la schiena e, accartocciandosi acuti, esplodono in fitte calde e stridule sulle nocche pesanti facendosi strada attraverso le braccia dolenti. Note della tua musica salmastra. Ma quando li apri, domani, gli occhi stretti di sole abbagliante, le colline bianche tra cielo e mare sedano quel dolore amaro misto di ossa e cuore palpitante. E ancora è gioia in questa laguna.
10 Ott

Queste sono le domeniche delle mele: raccoglierle, sbucciarle, cuocerle per le composte, le confetture.Subito dopo verranno le domeniche della legna da preparare per il camino e intanto sarà tornato il buio di pomeriggio. In questi giorni larghi in cui si mette da parte qualcosa per l’inverno, rileggo i fogli dei racconti scritti da mio padre. Li batteva a macchina a vista persa, pescando a memoria sui tasti. Quando ci chiedeva di leggerli non riuscivamo a finire una pagina per tutto il ridere degli sbagli. Formano sullo scaffale una mezza colonna di varie cartelle colorate.
Riparto dai primi racconti, pieni di vicende che chiamavo a intreccio di canestro e lui, per diminuirli ancora, li diceva: da impagliasedie. "Le storie servono per sedersi," era una sua frase. Molte sono ambientate nella Napoli del primo Ottocento, con serve bellissime, avventurieri inglesi, pittori di corte e delitti d’amore sul tufo di Posillipo.C’è un romanzo epistolare composto di lettere anonime, ci sono strozzini, orfani e maltrattate eroine di nome Clelia, Marzia, Ernestina. Sbrigliava a tutta festa ritagli e dettagli della sua passione per i documenti dell’epoca. Conosceva dinastie familiari con la precisione con cui ricostruì e scrisse la sua regalandola a tutti i nipoti. Leggo le sue storie squillanti, tirate via in fretta per puro slancio di correre dietro all’invenzione finché fioriva. Non gli importava il frutto, il valore finale, solo il fiore contava.
Dell’anno in cui abitammo di nuovo insieme mi mancano i molti saluti che ci scambiavamo ogni giorno. Cominciavamo al mattino presto: alla mia sveglia delle cinque e trenta lo trovavo già in piedi.
Poi all’uscire di casa, al rientro, all’ora della sua passeggiata e al congedo per la notte: quanti saluti, indispensabili, finiti. L’ultimo gliel’ ho detto a cuore appena fermo e sono sicuro che ha potuto sentirlo.
Mi accorgo solo adesso, rileggendoli, che i racconti sono pieni di saluti.
Sono tre anni che il suo corpo s’asciuga in un cimitero di paese, a poca strada dalla nostra casa dei meli e dei pioppi. Sul suo metro ho messo un rosmarino che è cresciuto con impeto. Devo scorciare i rami per non invadere il metro degli altri, ma, sotto, le sue radici non danno ombra a nessuno e sono libere. Ormai saranno arrivate a stringere le sue dita, a forzare la scatola magica del suo sorriso.
Intreccio a canestro le mani intorno ai rami verdi, cupi, profumati e posso sentire, oltre le foglie e il buio che ci separa, la forma delicata del suo cranio.
ERRI DE LUCA
4 Ott

Il Cantico di Frate Sole
Altissimo, onnipotente, bon Signore,
tue so le laude, la gloria e l’onore e onne benedizione.
A te solo, Altissimo, se confano
e nullo omo è digno te mentovare.
Laudato sie, mi Signore, con tutte le tue creature,
spezialmente messer lo frate Sole,
lo qual è iorno, e allumini noi per lui.
Ed ello è bello e radiante cun grande splendore:
de te, Altissimo, porta significazione.
Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le Stelle:
in cielo l’hai formate clarite e preziose e belle.
Laudato si, mi Signore, per frate Vento,
e per Aere e Nubilo e Sereno e onne tempo
per lo quale a le tue creature dai sustentmento.
Laudato si, mi Signore, per sor Aqua,
la quale è molto utile e umile e preziosa e casta.
Laudato si, mi Signore, per frate Foco,
per lo quale enn’allumini la nocte:
ed ello è bello e iocundo e robustoso e forte.
Laudato si, mi Signore, per nostra matre Terra,
la quale ne sostenta e governa,
e produce diversi fructi con colorati flori ed erba.
Laudato si, mi Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore
e sostengo infirmitate e tribulazione.
Beati quelli che ‘l sosterrano in pace,
ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale
da la quale nullo omo vivente pò scampare.
Guai a quelli che morrano ne le peccata mortali!
Beati quelli che trovarà ne le tue sanctissime voluntati
ca la morte seconda no li farà male.
Laudate e benedicite mi Signore,
e rengraziate e serviteli cun grande umilitate.
(San Francesco 1225)
top commenters