memorials


 

a Ida e Nicola

Passeggiata alle “Cerquie

Il  braccio saldo sulla spalla delicata

difende e guida il suo passo incerto,

ed il respiro caldo arrossa la gota profumata.

Con il vento alle spalle le sagome care

dei vostri corpi  amati si stagliano nette

lungo la strada ombreggiata.

Sarete ancora qui, con la luce negli occhi,

prima che faccia sera.

Terapia intensiva

Ed infine arriva, tenero, enigmatico.

Le rughe immacolate si stirano

mentre le amate labbra atteggiano il sorriso.

Il filo tenero sta per spezzarsi ora,

e il cuore palpita sotto la la camicia candida

che si solleva e si cala sul petto bianco,

profumato di alcool, e lascia intravedere

il cerotto che accresce la vita.

Ma il tuo respiro si fa affanno e il volto trasfigura.

Arrivederci mamma.

F.

 

 

 

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Hanno saputo che la Vecchia Signora è andata. Come hanno detto? …Ah si: "è morta in silenzio.  Così come ha vissuto".  Non certo lei, che colorava tutt’intorno.
Nessuna commozione, nessun dolore. Poveri gli illusi di una morte pietosa.
Io la ricordo, vecchia Colomba, e sento l ‘amarezza per non averla amata abbastanza. Rivivo i giochi pazzeschi ideati da lei. Rivedo il "Salone Margherita", e noi dentro con biglietti omaggio e pellicole assurde, risate soffocate.
Poi, al buio, la fuga, suscitando irritazione attorno, tangibile. E il ritorno a casa con la sua urgenza d’osservare la puntualità per la cena, e ancora il compiacimento dipinto sul volto per essere parte di noi, della famiglia. Intorno al tavolo con suo fratello di fronte. Senso d’appartenenza.
Sedeva, mangiava, qualche piccola osservazione alla mamma sulla cucina del tipo: "è cruda" o "le pere non le acciacco" e guai a muovere troppo le posate o i bicchieri, non tollerava il minimo rumore. Un’irritazione palpabile l’avvolgeva tutta. Sbuffava seccata fino a respirare a fatica per poi cambiare nuovamente umore. Ed io ad osservare curiosa il sorriso baffuto.
Quel suo strano, singolare, carattere che costringeva noi piccoli a riti giocosi e infantili consumati sui marciapiedi della città: in corteo e rigorosamente al passo iniziava la maratona intonando sotto la sua severa guida da direttore d’orchestra "Colombina la messaggera…".Passo dopo passo con divieto assoluto di calpestare il margine tra un mattone e l’altro. E la gara aveva inizio sotto il dito levato in aria e l’espressione burbera e accigliata.
Ricordo via del Policlinico, il profumo dei glicini, le risate ingoiate per non spazientirla.
E  noi ragazzi in fila indiana, la lingua tra i denti, eretti come soldatini eravamo il suo battaglione e lei il nostro capitano.
Ed ora i baci che raschiavano i visi lisci e paffuti al suo arrivo e la sacca scura zeppa delle cose più buone che  trattenevano per noi il profumo e il sapore fresco delle nostre montagne.
Alla partenza i baci graffiavano allo stesso modo, ma facevano più male.
Ricordi frammentari ,slegati, a formare l’insieme della memoria nell’attesa del ritorno.
Poi il congedo, definitivo.
- Avete saputo? "S’è morta" Colomba, come ha vissuto è morta, pace all’anima sua. -
 

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