politica


Penso che sia giusto, oggi più che mai, dare voce a questo messaggio. Pubblicizza la trasmissione del film “Come un uomo sulla terra”  di A. Segre 9 LUGLIO 2009 RAI 3 ore 23.40 (trasmissione DOC3)

E’ un film girato e raccontato da un ragazzo che ha vissuto il viaggio attraverso deserto e Libia per arrivare finalmente, dove ora vive, a Roma.

In un giorno come questo in cui il Parlamento italiano ha ucciso (tra l’altro) il diritto alla salute e all’istruzione per tutti, per provare a continuare a sentirsi degli esseri umani, è importante e vitale dare grande visibilità a questa trasmissione.

Chi ha già visto “come un uomo sulla terra” lo sa bene: questo filmato documenta e descrive le tante sofferenze, umiliazioni, torture ed omicidi che stanno dietro alla politica dei “respingimenti” messa in atto dal nostro governo e profumatamente finanziata con il denaro pubblico.

Per risalire dal baratro in cui siamo franati è fondamentale che tante “persone di buona volontà”, soprattutto al di fuori del “solito giro”, assistano a questa trasmissione

X FAVORE DIFFONDETE IL PIU’ POSSIBILE

Entrate tutti nel sito e firmate al più presto la petizione online, anche
perché tra qualche giorno dopo la messa in onda la raccolta delle firme
verrà chiusa e si organizzerà la consegna.
Siamo già quasi a 10mila firme. Con la messa in onda e l’aiuto di tutti
possiamo crescere ancora.

fonte:
http://comeunuomosullaterra.blogspot.com

comeunuomosullaterra@zalab.org

http://www.cinemafrica.org/spip.php?article708

 

 

fonte: Blog immobiliare di Enormo.it

e voi cosa ne pensate?

 

 

 

Il neopresidente Usa si è detto pronto a rivedere le leggi restrittive

Il Vaticano frena le scelte di Obama:
«No alle cellule staminali embrionali»

Il presidente del Pontificio Consiglio per la Salute: «Non servono a nulla. Si a quelle adulte e dal cordone»

Barack Obama (Afp)
Barack Obama (Afp)

CITTÀ DEL VATICANO – Se il tema è quello delle cellule staminali embrionali, il Vaticano non esita a mettersi di traverso anche al neoletto presidente Usa: «Non servono a nulla e finora non c’è mai stata una guarigione». Sì invece alle cellule staminali adulte e a quelle del cordone ombelicale. È questa la posizione espressa dal cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la Salute, alla domanda se il Vaticano è preoccupato per la posizione di Barack Obama che si è dichiarato pronto a rivedere le leggi restrittive. «Le cellule staminali sono veramente da considerare secondo i progressi della scienza attuali. Gli scienziati lo dicono chiaramente – ha detto Barragan, presentando in Vaticano la Conferenza Internazionale sul tema "La Pastorale nella cura dei Bambini malati", dal 13 al 15 novembre – fino adesso le cellule staminali embrionali non servono a nulla e finora non c’è mai stata una guarigione. Quelle che invece hanno una valenza positiva sono quelle del cordone ombelicale e le cellule staminali adulte».

SCIENZA E FEDE, NESSUNA CONTRADDIZIONE - Alla domanda sul rapporto tra scienza e fede, Barragan ha risposto: «In linea di massima non c’è nessuna contraddizione tra scienza e fede. Se noi consideriamo che ogni persona ha una grande dignità – ha aggiunto – mai si può prendere una persona per un mezzo. Il principio fondamentale è questo: ciò che costruisce l’uomo è buono, quello che lo distrugge è cattivo. Nessun uomo – ha concluso – può essere usato come mezzo per far vivere un altro.

TROPPI BAMBINI ENTRO I PRIMII 26 MESI DI VITA – Quattro milioni di neonati muoiono ogni anno entro i primi 26 giorni di vita, troppi, secondo il presidente del Pontificio consiglio per la Salute, card. Javier Lozano Barragan, mentre occorre fare ogni sforzo per salvarli, assicurando loro la massima assistenza, sanitaria e spirituale. Il riferimento è alla mancata rianimazione dei neonati con gravi malattie, praticata in alcuni Paesi e sulla quale il Vaticano ha riaperto il dibattito.

Vincenzo Massari- acrilico su tela – "notte di San Lorenzo"

Non vorrei pensieri crudeli in questa notte di San Lorenzo, in questa magica notte di stelle cadenti che se ne vedi una e la catturi con gli occhi quella speranza nascosta nel cuore può diventare verità. Eppure nostalgici pensieri nutriti di crudeltà arrivano piano a smarrire il mio sogno, il mio tempo. "Dove ci ha portato questo lungo tragitto?" Vorrei chiedere a chi ha fatto un pezzo di strada con me. Perché a volte non riconosco il volto nello specchio? Perché le notti lontane mi sembrano più vive, più vissute, più spesse, ed ora c’è tutto questo rimestio nel cuore? Cosa manca a questa donna matura che ha l’amore del suo uomo, di sua figlia, che corrisponde amore?
Questo pensiero che dalla testa serpeggia diritto al cuore e trafigge e penetra e resta, un pensiero crudele si, dove nasce? Nel rimpianto? Nel  rimpianto di non avervi accanto ora che siete andati e mi avete lasciata in prima fila?

Pensatemi stanotte amori miei lontani, ingoiati dal cielo.

Francesca (da "pensieri crudeli"Wink 

 

La notte del 10 agosto, ogni anno, gli occhi degli italiani nel mondo si rivolgono speranzosi al cielo, per cogliere al volo una stella cadente.
Se scientificamente la caduta delle stelle è da imputarsi al passaggio, all’interno dell’orbita visiva terrestre, degli asteroidi della costellazione Perseo (detti appunto Perseidi), culturalmente la pioggia di stelle è stata elaborata in modo più poetico.

Questa notte è infatti, da tempi immemori, dedicata al martirio di San Lorenzo, dal III secolo sepolto nell’omonima basilica a Roma, e le stelle cadenti sono le lacrime versate dal santo durante il suo supplizio, che vagano eternamente nei cieli, e scendono sulla terra solo il giorno in cui Lorenzo morì, creando un’atmosfera magica e carica di speranza.
In questa notte, infatti, si crede si possano avverare i desideri di tutti coloro che si soffermino a ricordare il dolore di San Lorenzo, e ad ogni stella cadente si pronuncia la filastrocca "Stella, mia bella stella, desidero che…", e si aspetta l’evento desiderato durante l’anno.

Nella tradizione popolare, le stelle del 10 agosto sono anche chiamate fuochi di San Lorenzo, poiché ricordano le scintille provenienti dalla graticola infuocata su cui fu ucciso il martire, poi volate in cielo. Anche se in realtà San Lorenzo non morì bruciato, ma decapitato, nell’immaginario popolare l’idea dei lapilli volati in cielo ha preso piede, tanto che ancora oggi in Veneto un proverbio recita "San Lorenzo dei martiri innocenti, casca dal ciel carboni ardenti"."San Lorenzo" martirizzato, in un dipinto do P.P. Rubens, Monaco, Alte Pinakothek. 

Questa tradizione è così radicata e evocativa che anche il grande poeta Giovanni Pascoli vi dedicò un canto, chiamato X agosto, in cui rievocò la morte del padre ucciso in un’imboscata proprio quel giorno.

 
 

X AGOSTO
di Giovanni Pascoli

 

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra i spini;

ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.
 

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
 

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.
 

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

www.NottediSanLorenzo.it 

 

 


ma san lorenzo racconta anche altro…

per non dimenticare…

 
 

Regia: Vittorio Taviani, Paolo Taviani.
Scenegg.:
V. Taviani, P. Taviani, Tonino Guerra.
Italia 1982

La notte di San Lorenzo è uno splendido dipinto della campagna toscana, che fa da scenario ad un avvenimento di atrocità della nostra storia.

Il film è ambientato nel 1944 durante le ultime fasi della guerra di liberazione, con nazisti, fascisti sullo sfondo di un popolo indifeso percorso da brividi e terrore, ma con un brivido di speranza verso la libertà. Le immagini del film percorrono la folla ondeggiando tra un ricordo personale e una memoria comune.

Film minuzioso, articolato, ma deliberatamente di chiave semplice come una favola ricca di volti e di espressioni e amalgama di sentimenti, di visioni anticipatorie, di ricordi e immaginazione, di presentimenti e disperazione, di racconto che si appoggia sui pensieri di fantastici e struggenti desideri.

Film vibrante dove chi guida è una voce femminile fuori campo che comincia il racconto di una storia in un paese, San Miniato, passato attraverso episodi di terrore e scontri tra partigiani e tedeschi. un capolavoro di equilibrio tra il lato fiabesco contadino e la dura realtà di una popolazione.
 
Questo film parla di un viaggio: quello che un gruppo umano (ma anche i suoi singoli componenti, cioè ogni uomo) deve fare per uscire dall’oppressione e cercare la libertà. A ben vedere, questo viaggio riguarda ogni essere umano – e per ogni singolo uomo esso ha un esito particolare, irripetibile – ma il film ci dice che questa ricerca ha maggiori prospettive di successo se è condotta insieme ad altri, in un gruppo che agisce coralmente, affidandosi alla guida della propria parte più saggia (Galvano).
Il desiderio di difendersi dall’oppressione riguarda tutti: tutto il paese di S.Miniato si è riunito nelle cantine di un compaesano più ricco per difendersi dalla rabbia dei fascisti e dei tedeschi in rotta, all’arrivo degli alleati e sotto l’attacco dei partigiani.

Fonti:

http://www.lombardiacultura.it/
http://www.cinemavvenire.it/

Il Morandini

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