ballando nudi nel campo della mente
arte e filosofia
Pier Paolo
11 giu
È triste.
La polemica contro il PCI andava fatta nella prima metà del decennio passato. Siete in ritardo, figli. E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati… Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi quelli delle televisioni) vi leccano, come credo ancora si dica nel linguaggio delle Università, il culo. Io no, amici.
Avete facce di figli di papà. Buona razza non mente. Avete lo stesso occhio cattivo. Siete paurosi, incerti, disperati (benissimo) ma sapete anche come essere prepotenti, ricattatori e sicuri: prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene il loro modo di esser stati bambini e ragazzi, le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui, a causa della miseria, che non dà autorità. La madre incallita come un facchino, o tenera, per qualche malattia, come un uccellino; i tanti fratelli, la casupola tra gli orti con la salvia rossa (in terreni altrui, lottizzati); i bassi sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci, con quella stoffa ruvida che puzza di rancio fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente, è lo stato psicologico cui sono ridotti (per una quarantina di mille lire al mese): senza più sorriso, senza più amicizia col mondo, separati, esclusi (in una esclusione che non ha uguali); umiliati dalla perdita della qualità di uomini per quella di poliziotti (l'esser odiati fa odiare).
Hanno vent'anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d'accordo contro l'istituzione della polizia. Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale) di figli di papà, avete bastonato, appartengono all'altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto) erano i poveri.
Bella vittoria, dunque, la vostra!
In questi casi, ai poliziotti si danno i fiori, amici.
Pier Paolo Pasolini
l’amicizia
25 ott
la danza matisse 1909
"L'amicizia è una virtù o s'accompagna alla virtù; inoltre essa è cosa necessarissima per la vita. Infatti nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se avesse tutti gli altri beni (e infatti sembra che proprio i ricchi e coloro che posseggono cariche e poteri abbiano soprattutto bisogno di amici; infatti quale utilità vi è in questa prosperità, se è tolta la possibilità di beneficare, la quale sorge ed è lodata soprattutto verso gli amici? O come essa potrebbe esser salvaguardata e conservata senza amici? Infatti quanto più essa è grande, tanto più è malsicura). E si ritiene che gli amici siano il solo rifugio nella povertà e nelle altre disgrazie; e ai giovani l'amicizia è d'aiuto per non errare, ai vecchi per assistenza e per la loro insufficienza ad agire a causa della loro debolezza, a quelli che sono nel pieno delle forze per le belle azioni. [...]
(Aristotele, Etica Nicomachea, trad. it. in Opere, vol. VII, Bari, Laterza, 1983, libro VIII, cap. 1, pp. 193-194)
"Tre dunque sono le specie di amicizie, come tre sono le specie di qualità suscettibili d'amicizia: e a ciascuna di esse corrisponde un ricambio di amicizia non nascosto. E coloro che si amano reciprocamente si vogliono reciprocamente del bene, riguardo a ciò per cui si amano. Quelli dunque che si amano reciprocamente a causa dell'utile non si amano per se stessi, bensì in quanto deriva loro reciprocamente un qualche bene; similmente anche quelli che si amano a causa del piacere. [...]
L'amicizia perfetta è quella dei buoni e dei simili nella virtù. Costoro infatti si vogliono bene reciprocamente in quanto sono buoni, e sono buoni di per sé; e coloro che vogliono bene agli amici proprio per gli amici stessi sono gli autentici amici (infatti essi sono tali di per se stessi e non accidentalmente); quindi la loro amicizia dura finché essi sono buoni, e la virtù è qualcosa di stabile; e ciascuno è buono sia in senso assoluto sia per l'amico. Infatti i buoni sono sia buoni in senso assoluto, sia utili reciprocamente.
(Aristotele, Etica Nicomachea, cit., libro VIII, cap. 3, pp. 196-199).
umanità animalità
20 ott
Zooantropologia Ed. Red
L’origine della vita sul nostro pianeta sembra risalire a più di tre miliardi di anni or sono.
Solo le specie più idonee alla vita del pianeta si sono affermate e riprodotte secondo la “selezione naturale” .
Quali saranno stati i rapporti tra animali ed uomini tra le civiltà primitive? I diari di viaggio di Darwin (fine del viaggio intorno al mondo) ci danno la possibilità di analizzare il rapporto tra indigeni dei continenti extra-europei ed animali, anche se non è così facile capire quali relazioni in effetti intercorressero tra loro. Sappiamo che oggi alcune barriere tra uomo e animale si sono sgretolate, in particolare con alcune specie ed in particolari contesti. Senza citare i rapporti con gli animali domestici più comuni (cani, gatti, etc) di cui tutti conosciamo le caratteristiche, pensiamo al particolare rapporto che gli uomini hanno stabilito con gli uccelli (ad esempio i Carmelitani scalzi con i corvi che controllano l’ingresso di estranei) . Ma perché invece alcuni uomini cacciano gli uccelli, li uccidono per sport o per cibarsene e poi amano i loro cani? Fanno distinzione fra animali allora, degradando gli uccelli? Sono peggiori gli uomini degli animali, non c’è ombra di dubbio credo. Spesso gli animali si avvicinano agli uomini senza paura, ma a volte fuggono spaventati. Forse hanno la percezione del bene e del male? Sanno distinguere il buono dal cattivo? Il vero dal falso? La cosa peggiore che può fare un uomo ad un animale, oltre ad ucciderlo, é abbandonarlo. Dov’è finita allora l’umanità? E la pietà? Non siamo noi gli animali? Io credo di si. Spesso gli animali vengono considerati come trastulli…e dal momento che non possono essere riposti in soffitta quando ci si stanca di “trastullarsi”, si abbandonano lungo le strade. Il rapporto tra uomini e animali purtroppo è un rapporto di sottomissione, di assoggettamento dell’animale all’uomo, pensiamo al termine “padrone”. Sappiamo però che gli indigeni, al contrario, assumevano un comportamento molto riguardoso. Quando entravano in contatto con i leoni ad esempio erano ossequiosi quasi per una forma di devozione verso essi e gli si rivolgevano parlando e gesticolando, quindi attribuendogli la capacità di comprendere. Perciò da tutto ciò si può dedurre che la civiltà ha corrotto il rapporto tra uomo e animale assoggettando quest’ultimo. Degli scritti sugli Indios dichiarano che essi amano talmente i loro cani che li nutrono con il loro bestiame e li accolgono alla loro mensa. Cosa accadrebbe secondo voi se si potesse ricostituire il rapporto originario tra uomo animale? Ed infine, siamo consapevoli dell’animale che è dentro di noi? L’Essere Altro” da tenere a bada, da misurare, da assoggettare e da cui distinguerci? Siamo pronti all’incontro con la nostra animalità? L’animale che è in noi rappresenta i nostri propositi autentici che noi tentiamo di sopraffare?
libero arbitrio libero pensiero
14 ott






lamisuradellecose
perroneLAB












dicevate?????