arte e filosofia

l’amicizia

la danza matisse 1909

la danza matisse 1909


"L'amicizia è una virtù o s'accompagna alla virtù; inoltre essa è cosa necessarissima per la vita. Infatti nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se avesse tutti gli altri beni (e infatti sembra che proprio i ricchi e coloro che posseggono cariche e poteri abbiano soprattutto bisogno di amici; infatti quale utilità vi è in questa prosperità, se è tolta la possibilità di beneficare, la quale sorge ed è lodata soprattutto verso gli amici? O come essa potrebbe esser salvaguardata e conservata senza amici? Infatti quanto più essa è grande, tanto più è malsicura). E si ritiene che gli amici siano il solo rifugio nella povertà e nelle altre disgrazie; e ai giovani l'amicizia è d'aiuto per non errare, ai vecchi per assistenza e per la loro insufficienza ad agire a causa della loro debolezza, a quelli che sono nel pieno delle forze per le belle azioni. [...]

(Aristotele, Etica Nicomachea, trad. it. in Opere, vol. VII, Bari, Laterza, 1983, libro VIII, cap. 1, pp. 193-194)

"Tre dunque sono le specie di amicizie, come tre sono le specie di qualità suscettibili d'amicizia: e a ciascuna di esse corrisponde un ricambio di amicizia non nascosto. E coloro che si amano reciprocamente si vogliono reciprocamente del bene, riguardo a ciò per cui si amano. Quelli dunque che si amano reciprocamente a causa dell'utile non si amano per se stessi, bensì in quanto deriva loro reciprocamente un qualche bene; similmente anche quelli che si amano a causa del piacere. [...]

L'amicizia perfetta è quella dei buoni e dei simili nella virtù. Costoro infatti si vogliono bene reciprocamente in quanto sono buoni, e sono buoni di per sé; e coloro che vogliono bene agli amici proprio per gli amici stessi sono gli autentici amici (infatti essi sono tali di per se stessi e non accidentalmente); quindi la loro amicizia dura finché essi sono buoni, e la virtù è qualcosa di stabile; e ciascuno è buono sia in senso assoluto sia per l'amico. Infatti i buoni sono sia buoni in senso assoluto, sia utili reciprocamente.

(Aristotele, Etica Nicomachea, cit., libro VIII, cap. 3, pp. 196-199).

 

 

"Ma ditemi, voi uomini, chi di voi è capace di amicizia"?si domandava Nietzsche.

Cosa è per noi l’amicizia? Siamo disposti a donare? A schierarci? O dobbiamo ammettere con noi stessi di essere persone prive di passioni autentiche e di conseguenza di  relazioni profonde? Se in noi vince l'indifferenza potremo mai costruire un'amicizia? Cosa ci aspetta se ci tuffiamo nell'oceano dell'egocentrismo? Siamo disposti ad accettarne le conseguenze? Se non riusciamo a donare senza chiedere potremo mai avere un vero amico? Ci vogliono molti sacrifici per far si che un’amicizia resista. Oggi si vive un’epoca di "relazioni" formali, senza profondi rapporti senza sentimenti e partecipazione; assistiamo quotidianamente al successo dell'indifferenza  e della competizione e alla perdita di senso. Per Aristotele. l’amicizia era la base della polis ed era una virtù necessaria nella giovinezza come nella vecchiaia, nella vita privata come in quella pubblica.
Per alcuni uomini quando non trovano più l'uno nell'altro ciò che inseguono o desiderano, la loro amicizia finisce. Ma ciò accade solo in quei casi in cui l’amicizia è costruita sul piacere e sull'utilitarismo, anche se inconsapevole. Quando invece è fondata sulla onestà e sull’integrità, la rottura difficilmente avverrà.
Nei tempi antichi si viveva l’amicizia con intensità, con passione. Oggi conviviviamo con l’appiattimento dei sentimenti, con l’opportunismo e la solitudine e il convenzionalismo. Non abbiamo il coraggio di schierarci, di lottare in difesa di un amico, il legame sociale va sgretolandosi. L'esito? Da una parte l'individualismo narcisista, dall'altro un comunitarismo regressivo e chiuso. E’ necessario rintracciare i sentimenti orientati all'alleanza e al sostegno, all’appoggio, alla pietas. Perché in ognuno di noi vive un necessario bisogno dell’altro, inevitabile.
 

umanità animalità

 

"Il rapporto che lega l’uomo all’animale è uno dei luoghi più percorsi dalla cultura, un tema indagato e rappresentato fin dalle prime manifestazioni figurative del Paleolitico, Il rapporto uomo-animale è, in altri termini, l’archetipo di ogni relazione culturale."
Zooantropologia Ed. Red
 

L’origine della vita sul nostro pianeta sembra risalire a più di tre miliardi di anni or sono.

Solo le specie più idonee alla vita del pianeta si sono affermate e riprodotte secondo la “selezione naturale” .

Quali saranno stati i rapporti tra animali ed uomini tra le civiltà primitive? I diari di viaggio di Darwin (fine del viaggio intorno al mondo)  ci danno la possibilità di analizzare il rapporto tra indigeni dei continenti extra-europei ed animali, anche se non è così facile capire quali relazioni in effetti intercorressero tra loro. Sappiamo che oggi alcune barriere tra uomo e animale si sono sgretolate, in particolare con alcune specie ed in particolari contesti. Senza citare i rapporti con gli animali domestici più comuni (cani, gatti, etc) di cui tutti conosciamo le caratteristiche,  pensiamo al particolare rapporto che gli uomini hanno stabilito con gli uccelli (ad esempio i Carmelitani scalzi con i corvi che controllano l’ingresso di estranei) . Ma perché invece alcuni uomini cacciano gli uccelli, li uccidono per sport o per cibarsene e poi amano i loro cani? Fanno distinzione fra animali allora, degradando gli uccelli? Sono peggiori gli uomini degli animali, non c’è ombra di dubbio credo. Spesso gli animali si avvicinano agli uomini senza paura, ma a volte fuggono spaventati. Forse hanno la percezione del bene e del male? Sanno distinguere il buono dal cattivo? Il vero dal falso? La cosa peggiore che può fare un uomo ad un animale, oltre ad ucciderlo, é abbandonarlo. Dov’è finita allora l’umanità? E la pietà? Non siamo noi gli animali? Io credo di si. Spesso gli animali vengono considerati come trastulli…e dal momento che non possono essere riposti in soffitta quando ci si stanca di “trastullarsi”, si abbandonano lungo le strade. Il rapporto tra uomini e animali purtroppo è un rapporto di sottomissione, di assoggettamento dell’animale all’uomo, pensiamo al termine “padrone”. Sappiamo però che gli indigeni, al contrario, assumevano un comportamento molto riguardoso. Quando entravano in contatto con i leoni ad esempio erano ossequiosi quasi per una forma di devozione verso essi e gli si rivolgevano parlando e gesticolando, quindi attribuendogli la capacità di comprendere. Perciò da tutto ciò si può dedurre che la civiltà ha corrotto il rapporto tra uomo e animale assoggettando quest’ultimo. Degli scritti sugli Indios dichiarano che essi amano talmente i loro cani che li nutrono con il loro bestiame e li accolgono alla loro mensa. Cosa accadrebbe secondo voi se si potesse ricostituire il rapporto originario tra uomo animale? Ed infine, siamo consapevoli dell’animale che è dentro di noi? L’Essere Altro” da tenere a bada, da misurare, da assoggettare e da cui distinguerci? Siamo pronti all’incontro con la nostra animalità? L’animale che è in noi rappresenta i nostri propositi autentici che noi tentiamo di sopraffare? 

libero arbitrio libero pensiero

 

Libero arbitrio e determinismo  un enigma che ha fatto elaborare le più diverse congetture ai  più esperti filosofi, un grande problema perché riesamina i sentimenti, riguarda la nostra sfera affettiva e la nostra responsabilità morale, la nostra etica personale. Dobbiamo chiederci se siamo veramente liberi…conciliare la coscienza ,le nostre intenzioni e la nostra reale, fisica, capacità di scegliere, di decidere di comportarci in modo da trasformare noi stessi e la realtà.
Shopenahuer scrive “la libertà del valore umano”, un saggio sulla libertà del “volere” dove manifesta un’aspra critica allo storicismo idealista ed approfondisce il tema della volontà umana che continua oltre lo scorrere degli eventi. Quindi gli eventi, se pure negativi, non cambiano le (nostre) intenzioni che li hanno preceduti?
Jen-Luc Nancy scrive “l’esperienza della lbertà” una meditazione sul senso del concetto di libertà e di identità degli esseri umani nel contesto della comunità sociale e ci dice che la libertà non è un immagine, un’idea, un concetto, ma una decisione di vita, una scelta di vita e riordina la relazione tra libertà e comunità. Nel saggio Nancy vuole dimostrare che la filosofia deve sottomettersi ai fatti, al quotidiano, all’esperienza. Solo così mpotremo capire il concetto di libertà e libero arbitrio.
La libertà  è qualcosa a cui aspiriamo ma non riusciremo mai a possedere?
Chi fa veramente le scelte che pensiamo nostre? Siamo noi a scegliere o è solo un’illusione? Quindi siamo o no responsabili delle nostre scelte? Il libero pensiero esiste davvero?