“LIBRI”


 

a Ida e Nicola

Passeggiata alle “Cerquie

Il  braccio saldo sulla spalla delicata

difende e guida il suo passo incerto,

ed il respiro caldo arrossa la gota profumata.

Con il vento alle spalle le sagome care

dei vostri corpi  amati si stagliano nette

lungo la strada ombreggiata.

Sarete ancora qui, con la luce negli occhi,

prima che faccia sera.

Tu che fuggi per lasciare tutto in sospeso, quando di sospeso ormai non c'è più nulla. Forse tu sì.
 
"La strada scorreva ancora veloce inquadrata dal finestrino, un vecchio palazzo intrappolato dalle impalcature sembrò chiedere aiuto attraverso le orbite delle finestre buie, l'immagine di un uomo in divisa da ufficiale sfumò per lasciare il posto a un netturbino che si dileguò nel buio opalescente della notte, e tutto fluì come in una strana sequenza dove s'intrecciavano le idee e i pensieri s'incastravano, s'intersecavano con la violenza di un riverbero, sgorgando fino a incontrarne ancora e mettendo sempre di più in luce una potenzialità che lei non supponeva di avere".
 
Tu che alla finestra studi la gente per intuirne e inventarne la storia e tu che vivi del ricordo, che ti dà forza e che ti incanta. Tu che giri per le strade, senza meta, a caccia di odori buoni e di rumori. Tu che guardi la casa di fronte come se fosse uno specchio, che forse è uno specchio. Tu che segui e sei inseguito, in un altro tempo, in un altro giorno. Tu che con quel tappeto alla finestra guardi giù, forse troppo giù. E tu che fuggi per lasciare tutto in sospeso, quando di sospeso ormai non c'è più nulla. Forse tu sì.
 
 L’AUTORE
 
Francesca Bertoldi è nata a Roma dove vive e lavora. Appassionata di letteratura e scrittura in tutte le sue forme, ha frequentato l'Istituto Superiore di Giornalismo e Tecniche Audiovisive della Rai. Da sempre scrive racconti brevi e poesie portando avanti nel contempo il progetto di stesura del primo romanzo.
Suoi racconti sono stati pubblicati in varie antologie (Giulio Perrone).
 
 
Questa raccolta è rivolta per lo più agli appassionati delle storie più oscure e impenetrabili…voglio subito precisare che nei miei racconti non mancano gli inganni, nel senso che spesso cominciando a leggere si può avere l'impressione che si stia "parlando d'altro" … e forse  proprio questa è la peculiarità del mio modo di scrivere perché quando io comincio a "raccontare" non faccio altro che inseguire una suggestione che non so esattamente dove mi porterà…potrà ingannarmi e ingannare il lettore…ma quasi sempre se non mi lascerò distrarre arriverò ai margini, ai limiti, ai confini, della vita o della realtà.
Quello che spero è che la tensione emotiva che io provo quando scrivo possa in qualche modo essere trasmessa.
La memoria è spesso la protagonista dei miei racconti, ma una protagonista particolare, sia nella sua accezione positiva, del ricordo, che in quella negativa dell'oblio. La memoria può appartenermi o essere universale, può essere il frutto di un sogno o di una vita altra intravista in lontananza o immaginata, desiderata, temuta. E proprio a causa del viaggio attraverso il sogno, l'immaginazione, che il dubbio e l'enigma si affacciano nelle mie storie più di una volta entrando e uscendo senza una logica apparente.
I miei personaggi nascono probabilmente dalla necessità di eludere la quotidianità, sono a volte esasperati…dolenti, ma è  dalla materialità dell'autore  che emergono e a quella sfuggono, non alla concretezza della vita. Ma forse nemmeno noi conosciamo la nostra "realtà" e nella scrittura stabiliamo i conflitti e le sfide per arrivarci.
 
(Quarta di copertina e realizzazione grafica di Daria Filippi)
 

la danza matisse 1909

la danza matisse 1909


"L'amicizia è una virtù o s'accompagna alla virtù; inoltre essa è cosa necessarissima per la vita. Infatti nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se avesse tutti gli altri beni (e infatti sembra che proprio i ricchi e coloro che posseggono cariche e poteri abbiano soprattutto bisogno di amici; infatti quale utilità vi è in questa prosperità, se è tolta la possibilità di beneficare, la quale sorge ed è lodata soprattutto verso gli amici? O come essa potrebbe esser salvaguardata e conservata senza amici? Infatti quanto più essa è grande, tanto più è malsicura). E si ritiene che gli amici siano il solo rifugio nella povertà e nelle altre disgrazie; e ai giovani l'amicizia è d'aiuto per non errare, ai vecchi per assistenza e per la loro insufficienza ad agire a causa della loro debolezza, a quelli che sono nel pieno delle forze per le belle azioni. [...]

(Aristotele, Etica Nicomachea, trad. it. in Opere, vol. VII, Bari, Laterza, 1983, libro VIII, cap. 1, pp. 193-194)

"Tre dunque sono le specie di amicizie, come tre sono le specie di qualità suscettibili d'amicizia: e a ciascuna di esse corrisponde un ricambio di amicizia non nascosto. E coloro che si amano reciprocamente si vogliono reciprocamente del bene, riguardo a ciò per cui si amano. Quelli dunque che si amano reciprocamente a causa dell'utile non si amano per se stessi, bensì in quanto deriva loro reciprocamente un qualche bene; similmente anche quelli che si amano a causa del piacere. [...]

L'amicizia perfetta è quella dei buoni e dei simili nella virtù. Costoro infatti si vogliono bene reciprocamente in quanto sono buoni, e sono buoni di per sé; e coloro che vogliono bene agli amici proprio per gli amici stessi sono gli autentici amici (infatti essi sono tali di per se stessi e non accidentalmente); quindi la loro amicizia dura finché essi sono buoni, e la virtù è qualcosa di stabile; e ciascuno è buono sia in senso assoluto sia per l'amico. Infatti i buoni sono sia buoni in senso assoluto, sia utili reciprocamente.

(Aristotele, Etica Nicomachea, cit., libro VIII, cap. 3, pp. 196-199).

 

 

"Ma ditemi, voi uomini, chi di voi è capace di amicizia"?si domandava Nietzsche.

Cosa è per noi l’amicizia? Siamo disposti a donare? A schierarci? O dobbiamo ammettere con noi stessi di essere persone prive di passioni autentiche e di conseguenza di  relazioni profonde? Se in noi vince l'indifferenza potremo mai costruire un'amicizia? Cosa ci aspetta se ci tuffiamo nell'oceano dell'egocentrismo? Siamo disposti ad accettarne le conseguenze? Se non riusciamo a donare senza chiedere potremo mai avere un vero amico? Ci vogliono molti sacrifici per far si che un’amicizia resista. Oggi si vive un’epoca di "relazioni" formali, senza profondi rapporti senza sentimenti e partecipazione; assistiamo quotidianamente al successo dell'indifferenza  e della competizione e alla perdita di senso. Per Aristotele. l’amicizia era la base della polis ed era una virtù necessaria nella giovinezza come nella vecchiaia, nella vita privata come in quella pubblica.
Per alcuni uomini quando non trovano più l'uno nell'altro ciò che inseguono o desiderano, la loro amicizia finisce. Ma ciò accade solo in quei casi in cui l’amicizia è costruita sul piacere e sull'utilitarismo, anche se inconsapevole. Quando invece è fondata sulla onestà e sull’integrità, la rottura difficilmente avverrà.
Nei tempi antichi si viveva l’amicizia con intensità, con passione. Oggi conviviviamo con l’appiattimento dei sentimenti, con l’opportunismo e la solitudine e il convenzionalismo. Non abbiamo il coraggio di schierarci, di lottare in difesa di un amico, il legame sociale va sgretolandosi. L'esito? Da una parte l'individualismo narcisista, dall'altro un comunitarismo regressivo e chiuso. E’ necessario rintracciare i sentimenti orientati all'alleanza e al sostegno, all’appoggio, alla pietas. Perché in ognuno di noi vive un necessario bisogno dell’altro, inevitabile.
 

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