Penso che sia giusto, oggi più che mai, dare voce a questo messaggio. Pubblicizza la trasmissione del film “Come un uomo sulla terra”  di A. Segre 9 LUGLIO 2009 RAI 3 ore 23.40 (trasmissione DOC3)

E’ un film girato e raccontato da un ragazzo che ha vissuto il viaggio attraverso deserto e Libia per arrivare finalmente, dove ora vive, a Roma.

In un giorno come questo in cui il Parlamento italiano ha ucciso (tra l’altro) il diritto alla salute e all’istruzione per tutti, per provare a continuare a sentirsi degli esseri umani, è importante e vitale dare grande visibilità a questa trasmissione.

Chi ha già visto “come un uomo sulla terra” lo sa bene: questo filmato documenta e descrive le tante sofferenze, umiliazioni, torture ed omicidi che stanno dietro alla politica dei “respingimenti” messa in atto dal nostro governo e profumatamente finanziata con il denaro pubblico.

Per risalire dal baratro in cui siamo franati è fondamentale che tante “persone di buona volontà”, soprattutto al di fuori del “solito giro”, assistano a questa trasmissione

X FAVORE DIFFONDETE IL PIU’ POSSIBILE

Entrate tutti nel sito e firmate al più presto la petizione online, anche
perché tra qualche giorno dopo la messa in onda la raccolta delle firme
verrà chiusa e si organizzerà la consegna.
Siamo già quasi a 10mila firme. Con la messa in onda e l’aiuto di tutti
possiamo crescere ancora.

fonte:
http://comeunuomosullaterra.blogspot.com

comeunuomosullaterra@zalab.org

http://www.cinemafrica.org/spip.php?article708

“E, parola mia, appena arrivati, nel glauco e in un diffuso d’un chiaro di luna davvero simile a uno di quelli di cui la pittura classica ammanta Venezia, e su cui la sagoma della cupola dell’Istituto fa pensare alla Chiesa della Salute nei dipinti del Guardi, ho un po’ l’illusione di trovarmi sulla riva del Canal Grande.”

(Marcel Proust, Il tempo ritrovato)


Il tempo ritrovato, dimensione proustiana. Il passato esaltato, idealizzato e riacquistato per difenderci dal vero, dal presente…ed ecco la celebrazione della memoria, l’incanto del ricordo, dell’evocazione…  fino a sposare una ideazione e paradossalmente quasi una progettazione del tempo fino a investigare sul significato dell’identità…fino alla “meraviglia”  e al “tormento” del nostro mondo “bambino”, appassionata quanto dolorosa  traccia del nostro passato… tra le sue schegge fino al presente.

Dopo queste riflessioni ho pensato ad Antonin Artaud per il quale lo spazio e il tempo si dilatavano e si contraevano (ad esempio nelle sue opere teatrali) e si riempivano di pensiero e ricordo … come un’avanzare  a fatica e con dolore  tra i labirinti della propria anima e del proprio passato.

F.

Ogni sogno è un pezzo di dolore che noi strappiamo ad altri esseri.

Nessuno ha mai scritto, dipinto, scolpito, modellato, costruito o inventato se non per uscire letteralmente dall’inferno.

Per il teatro come per la cultura, ciò che conta è dare un nome alle ombre e guidarle.

Bisogna fare uno sforzo per risalire il corso delle cose, e capovolgere gli eventi. Con purezza e sincerità di fronte a noi stessi…perche’ vivere non è seguire come pecore il corso degli eventi, nel solito tran tran di questo insieme di idee, di gusti, di percezioni, di desideri, di disgusti che confondiamo con il nostro io e dei quali siamo appagati senza cercare oltre, piu’ lontano. Vivere è superare se stessi, mentre l’uomo non sa far altro che lasciarsi andare.

(da “Vivere è superare se stessi”Wink

Antonin Artaud


tribu

tribu

“Personaggi africani”…dalle pagine del diario di viaggio del mio compagno di Scrittura
Manlio Moggioli

“E così tu ti interesserai dei futuri sviluppi dell’Impresa
in Etiopia.”
“Sì, Presidente.” “Allora, ci vedremo spesso.”
“Senz’altro, Presidente.”

Mi trovo ad Addis Ababa nell’ex studio privato di Hailé Selassié,
il Prescelto da Dio, il Signore dei Signori, il Re dei Re, il Leone
Conquistatore della Tribù di Giuda. Il Presidente è il Presidente
della Repubblica Federale Democratica d’Etiopia, Girma Wolde
-Giorgis.

Ottanta anni passati, piccolo di statura, rotondetto, veste
semplicemente, con giacca scura e cravatta. Mi scuso per esser
vestito da viaggio … “Vengo da Juba.” … “Poveretto”, mi dice.

“Presidente, lei parla molto bene l’italiano.” “L’ho imparato da
ragazzo, durante i cinque anni della vostra occupazione.” Sorride
amabilmente, dimostrando così la sua simpatia per gli italiani.
Le immagini dei bombardamenti all’iprite del 1936 dei Marescialli
Badoglio e Graziani è scomparsa dalla sua memoria.

Assieme ad uno dei proprietari dell’Impresa, cui offro consulenza,
sono stato ricevuto nell’ex Palazzo del Giubileo per spiegare, al
Presidente della Repubblica stesso, la strategia della Società di
Costruzioni locale, costituita con il recente investimento dell’Impresa.

E’ presente anche Sua Santità il Patriarca della Chiesa Ortodossa
d’Etiopia, Abuna Paulos. Rigorosamente vestito di bianco, è
accompagnato da tre sacerdoti, tutti neri e non solo per il colore
della faccia e delle mani.

“Ricordati, Domenico, che il tuo ingresso in Etiopia passa attraverso
la Chiesa …” si rivolge, in inglese, il Patriarca all’Impresario e gli
segnala il desiderio che venga realizzato un centro religioso nella
Capitale. “Nessun problema, stiamo già sviluppando il progetto” è
la risposta.

Mi guardo attorno. Imponenti candelabri di cristallo di Murano
pendono dal soffitto. Arazzi e tappeti di valore rendono calda
l’atmosfera, anche se, forse, troppo esotica e colorata. Due vasi,
preziosissimi, di alabastro ai lati della scrivania centrale dietro alla
quale siede il Presidente. Il Patriarca è seduto in una ampia poltrona,
al lato, circondato dai suoi assistenti, in poltrone più piccole, uguali
a quelle sulle quali siamo seduti noi.

In un angolo una signora in costume tradizionale, accoccolata in terra,
sta preparando la cerimonia del caffè all’etiopica, tostato al momento,
che va bevuto per tre volte di seguito in un crescendo di sapore.
Mi suggeriscono di dire “yale sukkar”, senza zucchero. Il profumo si
espande per tutto lo studio.

La scrivania, intarsiata di madreperla, è sormontata da un ampio
baldacchino.
Al centro di essa un prezioso servizio di scrittura, con calamaio
d’argento. Al suo lato un basso orologio mostra le ore al
Presidente.
Sul suo retro, verso gli ospiti, una scritta:
“COMUNE DI MARANELLO”.
Manlio Moggioli

ottobre 2006

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