ballando nudi nel campo della mente
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il tempo ritrovato
29 giu

“E, parola mia, appena arrivati, nel glauco e in un diffuso d’un chiaro di luna davvero simile a uno di quelli di cui la pittura classica ammanta Venezia, e su cui la sagoma della cupola dell’Istituto fa pensare alla Chiesa della Salute nei dipinti del Guardi, ho un po’ l’illusione di trovarmi sulla riva del Canal Grande.”
(Marcel Proust, Il tempo ritrovato)
Il tempo ritrovato, dimensione proustiana. Il passato esaltato, idealizzato e riacquistato per difenderci dal vero, dal presente…ed ecco la celebrazione della memoria, l’incanto del ricordo, dell’evocazione… fino a sposare una ideazione e paradossalmente quasi una progettazione del tempo fino a investigare sul significato dell’identità…fino alla “meraviglia” e al “tormento” del nostro mondo “bambino”, appassionata quanto dolorosa traccia del nostro passato… tra le sue schegge fino al presente.
Dopo queste riflessioni ho pensato ad Antonin Artaud per il quale lo spazio e il tempo si dilatavano e si contraevano (ad esempio nelle sue opere teatrali) e si riempivano di pensiero e ricordo … come un’avanzare a fatica e con dolore tra i labirinti della propria anima e del proprio passato.
F.
Ogni sogno è un pezzo di dolore che noi strappiamo ad altri esseri.
Nessuno ha mai scritto, dipinto, scolpito, modellato, costruito o inventato se non per uscire letteralmente dall’inferno.
Per il teatro come per la cultura, ciò che conta è dare un nome alle ombre e guidarle.
Bisogna fare uno sforzo per risalire il corso delle cose, e capovolgere gli eventi. Con purezza e sincerità di fronte a noi stessi…perche’ vivere non è seguire come pecore il corso degli eventi, nel solito tran tran di questo insieme di idee, di gusti, di percezioni, di desideri, di disgusti che confondiamo con il nostro io e dei quali siamo appagati senza cercare oltre, piu’ lontano. Vivere è superare se stessi, mentre l’uomo non sa far altro che lasciarsi andare.
(da “Vivere è superare se stessi”
Antonin Artaud
e adesso parliamo d’amore…Marcel à Marie
19 dic

Recollections of the Young Proust from the letters of Marie Nordlinger
Marie Nordlinger visita Proust, che è a letto malato, e lo trova intento all’accanita traduzione del Sésame, cui lavora ogni notte fino all’alba:
(circa 2 giugno 1905) “Torno dagli Stati Uniti dopo un’assenza di qualche mese, e lo trovo a letto, gli occhi infiammati, il viso scavato circondato da una lunga barba scura. Era davvero lui? Solo la voce sorrideva: “Baciatemi, Mary. Ogni giorno vi penso molto. Che avete? Avete visto delle belle cose in America?” Ma Sésame aspettava, e bisognava affrettarsi. Marcel Proust aveva un appuntamento urgente e capitale con se stesso, con il “libro essenziale”. Lavorammo insieme fino all’alba”
(Marie Nordlnger, Lettres è a une amie, 1942)
La tua mano che, come l’acqua, riflette le nuvole della tua mente e le sue immagini e, come l’onda col suo bell’impeto ritma la materia che prende fra le sue dita forti – fra le sue dita forti e accorte, a qual bel ramo d’oro, Ebe misteriosa, per magico dono ha sottratto il nettare purpureo di una quadrupla élitra?
Attraverso il vetro divino e traslucido vedo accanto allo smeraldo l’ametista che, se tu vorrai, farà meno triste il mio cuore!
Attorno alle bianche sfere del frutto delizioso sta la quadrupla formula che i cieli sa commuovere! E lo smalto cui tutto fai dire, o Marie, sia che il bel gallo canti o che il frutteto rida nel mirabile piatto dove ancora credo vedere, incluso nel pallido rame d’oro, l’azzurro marino! Sopra le onde vietate fà che il tuo remo palpiti! La materia è chiusa, socchiudila, Sesamo! E con quelle tue mani sempre più nobili e serene, pianta i gigli delle Regine sui tesori dei Re! Voglio alle tue preferenze aggiungere le mie: incastona le bellezze di Chartres e di Amiens nel flessibile rame e nello smalto ribelle: più ardua sarà l’opera e più bella. Tornerà il campanile a vivere nel suo cielo nuvoloso. Tu saprai ritrovare le vetrate nei tuoi giuochi. Lega le pietre di Venezia ai rubini di Reims.
“Siete fresca e graziosa come un ramo di biancospino” le aveva detto una volta Proust.
Marie Nordlinger studiava pittura e scultura e lavorava come smaltatrice per Sigfried Bing
fonte:
http://www.marcelproust.it/





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