
mia madre è qui (foto di francesca)
Sulla china della scarpata gli angeli ravvolgono i loro vestiti di lana nell’erba di smeraldo e d’acciaio. Arthur Rimbaud

mia madre è qui (foto di francesca)
Via dei Due Ponti e il supermercato SMA zeppo di raggi e colori e panettoni e odore di frutta candita e disidratata. Qualcuno a casa cucinava già. Negozi zeppi per gli acquisti dell’ultima ora e strisce pedonali affollate di passanti ed io con quello strano tramestio nel cuore. Un misto di gioia e dolore. Io ti sento!
Ma dove sei? Chi ti ha dato il permesso di andartene? Il ricordo di tutto quello che ho vissuto con te in giorni come questo mi gonfia il cuore e non so se riesco ad afferrarne un pezzo e tenerlo con me il più a lungo possibile mamma. Volevo averne ancora mamma.


Solitude__II_by_Charlie_K
Come se in quell’attesa tutto fosse stabilito, al di là di essa, oltre il tuo cuore palpitante, oltre l’anima in pena, come se il corpo ripudiato, adagiato sul leggero lenzuolo di fresco, timido decoro bianco, non avesse più peso, hai staccato il filo delicato che all’attesa stessa ti legava senza speranza, e hai strizzato nel vuoto il cuore rosso spesso di sangue e palpiti sospesi nell’aria ferma. Appena svuotato esso ha smesso l’indugio.
Buona lettura
Quella sera, l’avvocato Mario Silvestri rientrò a casa più tardi del solito. Si era attardato nel suo studio, per completare l’arringa di difesa di un caso complesso, che lo impegnava da svariati mesi. Sulla città era calata una fitta nebbia, tipica di quel periodo dell’anno.
La palazzina a tre piani, con piccolo giardino sul davanti, nel quartiere residenziale bene della città, era il simbolo del livello sociale che l’avvocato aveva raggiunto.
Parcheggiato l’ultimo modello di BMW nello spazio a lui riservato nel garage del condominio, Mario prese l’ascensore che lo portò direttamente in casa.
Svuotate le tasche sulla consolle dell’atrio, sotto uno specchio dorato del settecento, l’avvocato era entrato nel vestibolo e aveva incominciato a spogliarsi, quando la moglie, dalla cucina, lo chiamò ad alta voce, dicendogli: “Caro, Rolf deve ancora fare il suo solito giro. Ne hai tutto il tempo. Ho appena messo l’arrosto nel forno.”
Rolf era il doberman dei Silvestri, sul quale essi scaricavano tutto il loro affetto, non avendo avuto figli. Slanciato, di colore nero, da gli occhi rosso accesi, non era cattivo, ma incuteva timore al solo vederlo.
Mario si rivestì, ritirò dalla consolle i suoi oggetti, compresa una piccola pistola Beretta che portava sempre con sé, da quando aveva ricevuto alcune telefonate di minaccia nei suoi confronti.
Rolf, che aveva compreso quanto stava accadendo, si avvicinò all’avvocato per farsi legare alla corta catena, con la quale Mario teneva stretto il cane durante le passeggiate.
Uscito dal portone principale di casa, Mario si calcò in testa un cappellaccio cerato, per proteggersi dall’acquerugiola che aveva incominciato a cadere, e iniziò la solita passeggiata, che lo avrebbe portato a girovagare lungo le strade alberate del quartiere.
La nebbia si era fatta più spessa e Mario quasi non vedeva l’altro lato della strada. I lampioni lasciavano cadere a fasci le loro fioche luci, che giungevano a mala pena a terra.
L’avvocato passò davanti ad un bar, la cui insegna lampeggiante emanava intorno dei strani riflessi rossastri. Mario sbirciò dentro, non c’era nessuno.
Passò un tram, senza far rumore, nell’atmosfera ovattata che aveva avvolto la città. I pochi passeggeri, alla fioca luce interna, sembravano i marinai della nave maledetta del capitano Falkenburg, l’olandese volante, fantasmi condannati a girare i mari in eterno. Il tram si fermò e una coppia si infilò rapidamente nel portone della casa di fronte alla fermata. L’avvocato li esaminò per un attimo e proseguì, mentre Rolf gli camminava a fianco.
Ogni tanto Rolf si fermava per i suoi bisogni e Mario si guardava attorno, circospetto.
Passò davanti ad un ristorante pizzeria, dal quale uscivano i rumori gioiosi dei clienti. L’avvocato si fermò, curiosando dentro con lo sguardo. Si accese una sigaretta, assaporandola per qualche minuto, mentre Rolf cercava invano di raggiungere un albero vicino.
Mario proseguì affrettatamente. La passeggiata ormai volgeva al termine e Rolf precedeva il padrone, avendo già individuato l’odore di casa. Aveva incominciato a piovere con più insistenza. Zaffate di nebbia si stagliavano alla luce dei lampioni. In strada non c’era nessuno.
Arrivato nel lungo viale, alla fine del quale si svoltava nella strada privata di casa sua, l’avvocato vide un uomo venirgli incontro, con fare ondeggiante.
Arrivato nei suoi pressi, mentre i due studiavano come incrociarsi nello stretto marciapiedi, Rolf incominciò a ringhiare e Mario lo calmò, ordinandogli con voce ferma: “Doch!”.
Ciò nonostante, mentre l’avvocato stava per superare lo sconosciuto, i due si scontrarono frontalmente e l’uomo si aggrappò all’impermeabile dell’avvocato, bofonchiando qualche parola di scuse.
Fatti pochi passi, l’avvocato si riassettò l’impermeabile e rapidamente si voltò. “Ehi! Non faccia il furbo! Dove crede di andare. Mi ridia il mio portafoglio!” e Mario, con la pistola in pugno, raggiunse l’uomo, che si era già allontanato rapidamente.
L’uomo estrasse da una tasca laterale del cappotto il portafoglio, che consegnò a Mario senza dire parola. “Se ne vada! Se ne vada! Via!” gli disse Mario, con fare imperioso.
(Finale di ieri)
L’uomo si voltò e scomparve nella nebbia.
Rientrato in casa, Mario fu accolto dall’odore dell’arrosto appena fatto. Stava per depositare nuovamente le sue cose sulla consolle, quando vide che il suo portafoglio era rimasto là.
(Finale di oggi)
L’uomo si voltò e scomparve nella nebbia.
Rientrato in casa, Mario fu accolto dall’odore dell’arrosto appena fatto. Depositò nuovamente le sue cose sulla consolle e si spogliò rapidamente degli indumenti bagnati.
“Anche questa volta ce l’abbiamo fatta! E’ andata bene! Un portafoglio … bello pieno!” disse l’avvocato, entrando in cucina.
Manlio Moggioli

L’amore stupisce
L’amore no non è possibile
nel mondo fragile dei fiori
quando finisce il giorno
ti dice "ritorno",
ma tu resti fuori
L’amore no non è possibile
nel mondo fragile dei fiori
il petalo appassisce
il profumo svanisce
l’amore se ne va
Perché l’amore stupisce
tu non capisci e lui ti colpisce
Perché l’amore inquina
è come una multi-nazionale in Cina
Perché l’amore è un segreto,
ma io non ve lo dirò.
Perché l’amore è un segreto
ed essendo un segreto io non lo so.
L’amore no non è possibile
nel mondo critico dei liquidi
per stare un poco insieme
per fare una famiglia
ci vuole la bottiglia
L’amore no non è possibile
nel mondo critico dei liquidi
il sole è una dannazione
con l’evaporazione
l’amore se ne va
Perché l’amore stupisce
tu non capisci e lui ti colpisce
Perché l’amore inquina
è come una multi-nazionale in Cina
Perché l’amore è un segreto,
ma io non ve lo dirò.
Perché l’amore è un segreto
ed essendo un segreto io non lo so.
L’amore no non è possibile
nell’universo della fogna
c’ho tutti i miei parenti
in mezzo agli escrementi
il più pulito c’ha la rogna
L’amore no non è possibile
nell’universo della fogna
pure il più bello di natura
fa schifo e fa paura
l’amore se ne va
Perché l’amore stupisce
tu non capisci e lui ti colpisce
Perché l’amore inquina
è come una multi-nazionale in Cina
Perché l’amore è un segreto,
ma io non ve lo dirò.
Perché l’amore è un segreto
ed essendo un segreto io non lo so.
Forse l’amor, forse è possibile
tra innamorati cardiopatici
un bacio sulla bocca
il cuore scoppia
l’amore resta eterno
la vita se ne va
Perché l’amore stupisce
tu non capisci e lui ti colpisce
Perché l’amore inquina
è come una multi-nazionale in Cina
Perché l’amore è un segreto,
ma io non ve lo dirò.
Perché l’amore è un segreto
ed essendo un segreto io non lo so.
"parole sante" è il debutto discografico di ascanio celestini ed ha vinto il premio ciampi 2007 come miglior debutto discografico dell’anno. "parole sante" è anche un film dello stesso celestini, un documentario presentato alla festa del cinema di roma. noto soprattutto come attore teatrale, il nostro confeziona un disco d’autore, come da miglior tradizione italiana, in questo caso deandrè e gaber su tutti. musiche che spaziano dal cantautorato gentile ed acustico, a ballate tradizionali su cui poggia un particolare timbro vocale, pronto a raccontarci storie di gente comune, storie di gente che non ci sta a piegarsi a regole a loro sfavorevoli. celestini canta testi politici, canta dei precari, dei caduti di nassyria, di nicola calipari, di un mondo di asini, un punto di vista forse scomodo e trascinante, che spero abbia la giusta risonanza. bellissime "poveri partigiani", "noi siamo gli asini" (palesemente debitrice a fabrizio deandrè), la danzereccia "la rivoluzione", che apre il disco e "la morte del disertore". racconti tristi e reali, ma anche ironici o, se vogliamo, satirici che riescono a far riflettere. un esordio con il botto, capace di raccontare una situazione sociale che ci riguarda tutti, e forse è per questo che ha deciso di incidere un vero e proprio album, diretto e fruibile, con musica orecchiabile e parole taglienti.
u.musti
cd: fandango / edel

Finalmente posso accettare gli inviti di:
ALBERTO
SALVATORE
ANTONIO
ELENA
e quello della mia Principessa preferita che è stata la prima a nominarmi
PRINCIPASTICCIO
SPERO DI NON AVER DIMENTICATO NESSUNO!!!!
Ecco il regolamento:
- indicare il link di chi vi ha coinvolti
- inserire il regolamento del gioco sul blog
- citare sei cose che vi piace fare…
- coinvolgere altre sei persone…
- comunicare l’invito sul loro blog…
Sei cose che mi piace fare:
1) Scrivere racconti, poesie, descrivere un’immagine e trarre da questa un’istantanea, un brevissimo racconto.
2) Ascoltare la musica che preferisco e immaginare ad occhi chiusi una storia, qualcosa da scrivere e da raccontare.
3) Andare al cinema o a teatro con gli amici, raramente sola, discutere poi dello spettacolo davanti ad un bel piatto di spaghetti. (due piaceri quasi imprescindibili)
4) Viaggiare, visitare città nuove, Paesi nuovi, girare per le strade piano osservando tutto minuziosamente e, soprattutto, osservare la gente che passa e immaginare la loro vita.
5) Comunicare con voi amici virtuali.
6) Ma in realtà è la prima cosa: stare con la mia famiglia, assaporare ogni attimo vissuto insieme.
Nomino adesso
NOEMI
FABIO
FABIOLETTERARIO
FrancescO
ALEX
FINO
Sei cose sono poche, ma il regolamento è il regolamento!
Kisses
F.
Nella nottata stanca le mani pallide si confondevano tra i capelli, mute.
La luce debole dei lampioni, intrisa di polvere, attraversava la notte filtrando dalle fessure delle grandi finestre chiuse e decorava un muro lercio di grasso del tempo, un’offesa incessante per gli occhi.
dicevate?