Archive for the 'arte e filosofia' Category

Verlaine

Dolcezza, dolcezza, della dolcezza!

Calma un pò i tuoi slanci febbrili, tesoro.

Anche nell’impeto del piacere, vedi, talvolta l’amante

deve avere il calmo abbandono d’una sorella.

Sii languida, fammi addormentare sotto le tue carezze,
ritmàti i tuoi sospiri e lo sguardo che culla.
Sì, la stretta gelosa e lo spasmo ossessivo
non valgono un lungo bacio, anche mendace!

Ma nel tuo caro cuore d’oro, mi dici, ragazza mia,
la passione selvaggia suona l’olifante!…
E lasciala suonare quanto vuole, l’accattona!

Appoggia la tua fronte sulla mia, la tua mano nella mia,
e fammi giuramenti che romperai domani,
e fino all’alba piangiamo, o piccola focosa!

Paul Verlaine

Verlaine dipinge le sue liriche con abili pennellate ricche di colore e sensualità, con l’arte provoca piacere, esprime desiderio, dolore . Dai suoi versi traspare un umano senso della vita. Le sue parole danno corpo all’anima umana anche con una teatralità a volte inquietante, ricca di tormenti, di speranze, di dubbi, rivelando un’essenza in continua metamorfosi.
Singolari questi versi dove parla ad un’ipotetica amante.
Saturo di passione e desideroso di quiete, o spaventato dal senso di appartenenza?
Abbiamo mai pensato di dire a qualcuno quello che scrive Verlaine in questa lirica?

l’autore al lettore

 

Fra tutte le Commedie da me sinora composte, starei per dire essere questa la più morale, la più utile, la più istruttiva. Sembrerà ciò essere un paradosso a chi soltanto vorrà fermarsi a considerare il carattere della Locandiera, e dirà anzi non aver io dipinto altrove una donna più lusinghiera, più pericolosa di questa. Ma chi rifletterà al carattere e agli avvenimenti del Cavaliere, troverà un esempio vivissimo della presunzione avvilita, ed una scuola che insegna a fuggire i pericoli, per non soccombere alle cadute.

Mirandolina fa altrui vedere come s’innamorano gli uomini. Principia a entrar in grazia del disprezzator delle donne, secondandolo nel modo suo di pensare, lodandolo in quelle cose che lo compiacciono, ed eccitandolo perfino a biasimare le donne istesse. Superata con ciò l’avversione che aveva il Cavaliere per essa, principia a usargli delle attenzioni, gli fa delle finezze studiate, mostrandosi lontana dal volerlo obbligare alla gratitudine. Lo visita, lo serve in tavola, gli parla con umiltà e con rispetto, e in lui vedendo scemare la ruvidezza, in lei s’aumenta l’ardire.

Dice delle tronche parole, avanza degli sguardi, e senza ch’ei se ne avveda, gli dà delle ferite mortali. Il pover’uomo conosce il pericolo, e lo vorrebbe fuggire, ma la femmina accorta con due lagrimette l’arresta, e con uno svenimento l’atterra, lo precipita, l’avvilisce. Pare impossibile, che in poche ore un uomo possa innamorarsi a tal segno: un uomo, aggiungasi, disprezzator delle donne, che mai ha seco loro trattato; ma appunto per questo più facilmente egli cade, perché sprezzandole senza conoscerle, e non sapendo quali sieno le arti loro, e dove fondino la speranza de’ loro trionfi, ha creduto che bastar gli dovesse a difendersi la sua avversione, ed ha offerto il petto ignudo ai colpi dell’inimico.

Io medesimo diffidava quasi a principio di vederlo innamorato ragionevolmente sul fine della Commedia, e pure, condotto dalla natura, di passo in passo, come nella Commedia si vede, mi è riuscito di darlo vinto alla fine dell’Atto secondo. Io non sapeva quasi cosa mi fare nel terzo, ma venutomi in mente, che sogliono coteste lusinghiere donne, quando vedono ne’ loro lacci gli amanti, aspramente trattarli, ho voluto dar un esempio di questa barbara crudeltà, di questo ingiurioso disprezzo con cui si burlano dei miserabili che hanno vinti, per mettere in orrore la schiavitù che si procurano gli sciagurati, e rendere odioso il carattere delle incantatrici Sirene.

La Scena dello stirare, allora quando la Locandiera si burla del Cavaliere che languisce, non muove gli animi a sdegno contro colei, che dopo averlo innamorato l’insulta? Oh bello specchio agli occhi della gioventù! Dio volesse che io medesimo cotale specchio avessi avuto per tempo, che non avrei veduto ridere del mio pianto qualche barbara Locandiera. Oh di quante Scene mi hanno provveduto le mie vicende medesime!… Ma non è il luogo questo né di vantarmi delle mie follie, né di pentirmi delle mie debolezze. Bastami che alcun mi sia grato della lezione che gli offerisco. Le donne che oneste sono, giubileranno anch’esse che si smentiscano codeste simulatrici, che disonorano il loro sesso, ed esse femmine lusinghiere arrossiranno in guardarmi, e non importa che mi dicano nell’incontrarmi: che tu sia maledetto!

Deggio avvisarvi, Lettor carissimo, di una picciola mutazione, che alla presente Commedia ho fatto. Fabrizio, il cameriere della Locanda, parlava in veneziano, quando si recitò la prima volta; l’ho fatto allora per comodo del personaggio, solito a favellar da Brighella; ove l’ho convertito in toscano, sendo disdicevole cosa introdurre senza necessità in una Commedia un linguaggio straniero. Ciò ho voluto avvertire, perché non so come la stamperà il Bettinelli; può essere ch’ei si serva di questo mio originale, e Dio lo voglia, perché almeno sarà a dover panneggiato. Ma lo scrupolo ch’ei si è fatto di stampare le cose mie come io le ho abbozzate, lo farà trascurare anche questa comodità.

CARLO GOLDONI

 

Goldoni ci parla della sua commedia, la più importante e anche la più celebrata. La compose nel 1752 e ottenne immediatamente un grandissimo successo. Cosa rivela questo scritto dell’essenza del commediografo veneziano? Disegnando la figura femminile di Mirandolina, l’autore ci anticipa l’emancipazione della donna che sceglie per amore e non per interesse e attraverso questa donna indaga la personalità femminile dell’epoca che esige autosufficienza senza rinunciare alla sua provocante femminilità .

mani

michelangelo buonarroti 

Autore: DANTE ALIGHIERI

Dall’ Inferno III, 17-21

E poi che la sua mano alla mia pose
con lieto volto, ond’io mi confortai,
mi mise dentro alle segrete cose.

reversibilità

rose rolando Man Ray

Rose Rolando” Man Ray

Angelo di letizia, conosci tu l’angoscia,
i singhiozzi, le onte, le accidie, i pentimenti,
le notti insonni piene di confusi spaventi,
quando gualcito il cuore come un foglio s’affloscia?
Angelo di letizia, conosci tu l’angoscia?

Angelo di bontà, conosci tu il rancore,
i bui spasimi d’odio, le lacrime di fiele,
le Vendetta che, alzando un lungo urlo crudele,
vittoriosa s’accampa sugli spalti del cuore?
Angelo di bontà, conosci tu il rancore?

Angelo di salute, conosci tu le Febbri
che lungo i muri scialbi dell’ospizio, com’esuli,
van strascicando i piedi, e biascicando tremuli
un po’ di sole chiedono, che le scaldi e le inebri?
Angelo di salute, conosci tu le Febbri?

Angelo di bellezza, conosci tu le grinze,
l’orgasmo d’invecchiare, e la disperazione
di leggere un’occulta, orrida devozione
negli occhi ove i nostri occhi avidi un tempo attinsero?
Angelo di bellezza, conosci tu le grinze?

O angelo felice, angelo luminoso,
in fin di vita Davide avrebbe domandato
la salute agli effluvi del tuo corpo incantato,
ma io le tue preghiere solo chiedere oso,
o angelo felice, angelo luminoso!

( Baudelaire, _I fiori del male_, Reversibilità )

Baudelaire parla di reversibilità in campo personale e individuale (tra il bene e il male, tra la salute e la malattia, tra gioia e dolore, giovinezza e vecchiaia). Nei suoi versi emerge intensa l’opposizione tra il tempo in senso generale e l’oggi inteso come il qui e ora, il passato come annientamento, il tempo tutto in contrapposizione con l’istante, le condizioni dell’uomo vicine e lontane al medesimo tempo,speculari, l’ opposizione tra anima e corpo. Gli opposti si imbattono in loro stessi, anche la ricchezza e la povertà si scontrano e chiudono l’accesso all’amore. Il principio di reversibilità nella letteratura di Baudelaire è alla radice dell’essere.
Siamo spaventati da questi opposti che si fronteggiano e si sfidano? Bene e male, gioia e dolore, salute e malattia? O forse a questi pensiamo di poter sfuggire in qualche modo? Ma la giovinezza e la vecchiaia, l’una di fronte all’altra nello specchio che si affrontano? Ci fanno paura?

…come usignoli pronti a morire

Photographie de Pascal Renoux

www.pascalrenoux.com

Corpo, ludibrio grigio
con le tue scarlatte voglie,
fino a quando mi imprigionerai?
anima circonflessa,
circonfusa e incapace,
anima circoncisa,
che fai distesa nel corpo?
 

Amo, e Tu sai che l’anima mi è stanca:
troppe volte abbattuto
fu il fantasma del vuoto delle mie case!

Tra questi versi possiamo scorgere gli uomini che ha amato: Giorgio Manganelli, Michele Pierri, delle amiche scomparse, dei compagni di osterie — delle «osterie dormienti» —, gli uomini avuti, ma anche quelli sognati. I venti ritratti de La gazza ladra — inediti sino al 1991 — Saffo, Emily Dickinson, Silvia Plath, donne nelle quali si riconosceva, altre da cui prendeva le distanze. Alda Merini ha improntato la sua vita sulla sensualità. Ebbra, ivre d’amour, il desiderio le appartiene. Desiderare significa per lei attraversare, passare oltre, andare oltre. Altrove. A costo di morire, di impazzire. Accogliere i suoi amanti nel suo corpo, consapevole che le avrebbero lasciato una traccia addosso, una ferita, che le avrebbero scavato la carne con ferocia:

Mi scaverai fin dove ho le radici
(non per cercarmi, non per aiutarmi)
tutto scoperchierai che fu nascosto
per la ferocia di malsane usanze.

Verità e menzogne. Vino rosso da mescere, a volte la violenza, risa segrete, fantasmi e realtà. Dice bene nella prefazione all’opera Maria Corti: «[in Alda Merini] impossibile separare la vita vissuta da quella sognata». Emozioni, sentimenti, la parola della Merini arriva fino al corpo, goccia dopo goccia, suono dopo suono, il suo ritmo singhiozzante, implorante, distilla lentamente un liquido che a volte è velenoso altre gioioso. Da Per Michele Pierri:

Amore perdonami: sono brutale e vorrei ungerti d’olio,
ti perseguito e vorrei
che davanti a te io fossi un tappeto,
ti amo e mi recludo nel mio silenzio,
ma ho paura, paura di me stessa,
di questi gigli orrendi di fame e di fango
che crescono nella mia mente.

L’ossessione amorosa, la negazione dei sensi, l’isolamento dal mondo, l’umiliazione del proprio corpo, prostrato, il desiderio e allo stesso tempo la paura del silenzio, un giorno in cui è tutto fango, un altro in cui cavalca il suo destino, inni alla gioia i suoi, ma allo stesso tempo grida di morte e di paura — «… perdersi nella giungla dei sensi, asfaltare l’anima di veleno…» — È stato detto che Alda Merini non rientra in nessuna tradizione poetica, forse «Rilke e Whitman possono averle dato un avvio di canto ma non di pensiero», dice la Corti nell’introduzione. «Perché costringersi all’umano e, evitando il Destino, struggersi per il Destino?», cita la Nona Elegia a cui Alda Merini in un dialogo da distante sembra rispondere:

Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
Malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino
indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio si meglio
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite.
 

Tu non sai: ci sono betulle che di notte levano le loro radici, e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano o diventano sogni. Pensa che in un albero c’è un violino d’amore. Pensa che un albero canta e ride. Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita. Te l’ho già detto: i poeti non si redimono,vanno lasciati volare tra gli alberi come usignoli pronti a morire.

Alda Merini

fonte:
http://www.italialibri.net

tanti auguri con Lucio

  

Quante volte mi sono emozionata con la sua musica, sono stata al suo ultimo concerto a Roma…ho fracassato un anello e mi sono massacrata un dito per battere le mani …e che dire di questa canzone?
Voglio augurare a tutti un meraviglioso 2008  attraverso la magia stellare, malinconica e graffiante di questo pezzo che è un autentico capolavoro.

L’anno che verrà (1978)

Lucio Dalla

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c’è una grossa novità,
l’anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.

Si esce poco la sera compreso quando è festa
e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
e si sta senza parlare per intere settimane,
e a quelli che hanno niente da dire
del tempo ne rimane.

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.

Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.

E si farà l’amore ognuno come gli va,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età,
e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età.

Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.

E se quest’anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch’io.

L’anno che sta arrivando tra un anno passerà io mi sto preparando è questa la novità

canzoni d’amore canzoni contro la guerra

‘Ndo vadduni da Scammacca
i carritteri ogni tantu
lassaunu i loru bisogni
e i muscuni ciabbulaunu supra
jeumu a caccia di lucettuli …
a litturina da Ciccum-Etnea
i saggi ginnici ‘u Nabuccu
a scola sta finennu.

Man manu ca passunu i jonna
sta frevi mi trasi ‘nda ll’ossa
ccu tuttu ca fora c’è a guerra
mi sentu stranizza d’amuri
l’amuri

E quannu t’ancontru ‘nda strata
mi veni ‘na scossa ‘ndo cori
ccu tuttu ca fora si mori
na mori stranizza d’amuri
l’amuri

E quannu t’ancontru ‘nda strata
mi veni ‘na scossa ‘ndo cori
ccu tuttu ca fora si mori
na mori stranizza d’amuri
l’amuri

Man manu ca passunu i jonna
sta frevi mi trasi ‘nda ll’ossa
ccu tuttu ca fora c’è a guerra
mi sentu stranizza d’amuri
l’amuri.

Franco Battiato ha scritto soltanto tre canzoni in siciliano: Veni l’autunnu, Il cammino interminabile (parzialmente in siciliano) e questa Stranizza d’amuri che rappresenta senz’altro una delle sue cose migliori, sebbene sia una canzone rimasta a lungo nell’ombra. Forse la sua migliore canzone in assoluto. Un ricordo di un dopoguerra e degli anni dell’infanzia, forse le voci di una guerra appena passata (Battiato è nato nel 1945), e poche e semplicissime parole che sanno esprimere tutto.

fonte: http://www.prato.linux.it/

les oiseaux

 

braque georges les oiseaux 1953-1954 

Stamattina appena sveglia sentivo dentro quasi un battito d’ali, una musica, una strana inquietudine mista a gioia, un senso sottile d’attesa…ho avuto voglia di uscire sul balcone per seguire quel battito  che ancora vibrava dentro di me. Ho guardato in alto e ho visto gli uccelli, ad ali spiegate, due, tre, forse di più…allora ho pensato a lui, Franco Battiato, a questa meravigliosa canzone e, ancora adesso, sono quasi le quattro del pomeriggio, la sento…

Volano gli uccelli volano
nello spazio tra le nuvole
con le regole assegnate
a questa parte di universo
al nostro sistema solare.
Aprono le ali
scendono in picchiata atterrano meglio di aeroplani
cambiano le prospettive al mondo
voli imprevedibili ed ascese velocissime
traiettorie impercettibili
codici di geometria esistenziale.
Migrano gli uccelli emigrano
con il cambio di stagione
giochi di aperture alari
che nascondono segreti
di questo sistema solare.
Aprono le ali ecc.
Volano gli uccelli volano
nello spazio tra le nuvole
con le regole assegnate
a questa parte di universo
al nostro sistema solare.

ancora marcel…(ma è questo l’amore?)

 

Leggendo la recherche…mi sono soffermata a leggere e rileggere queste quattro righe, mi hanno colpito profondamente. E voi? Che ne pensate?

Swann, sentendo che spesso non riusciva a realizzare quello che lei sognava, cercava almeno, perché stesse bene con lui, di non contrastare quelle idee volgari, quel cattivo gusto che aveva in tutte le cose, e che d’altronde lui amava come tutto ciò che proveniva da lei, addirittura lo incantavano, perchè erano altrettanti elementi caratteristici grazie ai quali l’essenza di quella donna gli si manifestava, diventava visibile….

dalla parte di Swann..”Alla ricerca del tempo perduto”

« Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. »da “il tempo ritrovato”