La Nature est un temple où de vivants piliers laissent parfois sortir de confuses paroles…Charles Baudelaire
11 Nov
Annunciazione - Orazio Gentileschi - Pinacoteca di Torino
Le “corrispondenze” ci chiamano a comprendere i rapporti tra persone anche se apparentemente e fisicamente distanti tra loro, specialmente quelle il cui legame non è manifesto, evidente…come nel nostro caso. Le nostre sono corrispondenze ma anche e soprattutto nel significato di correlazioni e “connessioni” per usare un termine appropriato.
Per questo avevo citato Baudelaire. La relazione tra persone che non si conoscono fisicamente, ma forse proprio per questo motivo approfondiscono ancora di più la loro “conoscenza interiore”. mi affascina particolarmente. La corrispondenza non verbale ci garantisce una relazione speciale e quindi noi intraprendiamo tutti il cammino ispiratoci da questa relazione. Il linguaggio artistico, in particolare, ci avvicina, ma anche quello dell’anima.
Buon viaggio a tutti![]()
Francesca
Buona lettura
Se già i romantici tedeschi avevano vagheggiato una fusione di tutte le arti mettendo in luce l’esistenza di una reciprocità di rapporti tra musica, pittura, architettura e poesia, e Wagner col suo wort-ton-drama ricercò l’opera totale, dalla seconda metà del XIX secolo, all’alba di una stagione di secondo romanticismo, a questo tema si potranno ricondurre le più radicali innovazioni in tutti i campi artistici. Numerose istanze, non di rado contraddittorie, vi confluiranno a dar vita a quadro culturale di grande complessità e ricchissime implicazioni.
La nascente “società di massa”, prospettata dai progressi scientifici e tecnologici, vede assieme il trionfo del positivismo e i primi germi del suo rigetto, l’esaltazione dei successi del paradigma scientifico moderno e la critica della sua presunzione di onnicomprensività esaustiva, che sfocerà nella moderna crisi delle certezze verso ogni “sapere costituito”. Inoltre l’emergere della “questione sociale” e delle sue manifestazioni conflittuali spinge molti artisti a interrogarsi sul ruolo proprio e delle pratiche artistiche: ciò che avrà diversi esiti, dall’impegno sociale di tanti narratori naturalisti alla rivendicazione di una suprema autonomia dell’arte (”arte pura, arte per l’arte”). Qust’ultima a sua volta potrà essere letta come affermazione di una nuova libertà creativa, svincolata da canoni naturalistici e istituzionali, o rivendicazione di specifiche capacità dei linguaggi artistici nell’indagare ed esprimere “realtà” più essenziali e profonde, o aristocratico isolamento dal mondo degradato e imbruttito delle merci.
Ciò che accomuna le diverse istanze e ricerche sopra accennate è la crescente e via via più diffusa consapevolezza intorno alla natura propria di ciascun linguaggio artistico, sviluppata anche nell’impegno di ciascuno ad andare oltre i propri “limiti costitutivi” nel confronto con altre arti o con altri campi della produzione intellettuale. Ben noti sono i molteplici effetti della diffusione di arti nuove come la fotografia prima, il cinema poi (pensiamo ad esempio ai diversi percorsi della pittura verso l’astrattismo o alla tensione futurista a rappresentare nell’immagine fissa sulla tela il dinamismo e il movimento).
La “musica sopra ogni cosa” (Verlaine, Arte poetica) verrà a costituire, in particolare agli occhi di poeti e pittori, un termine di riferimento obbligato. Scrive Hellmuth Christian Wolff: “…proprio nella misura che gran parte della pittura moderna si richiama alla pura astrattezza dei processi formativi musicali s’impone necessariamente un esame dei rapporti e delle interferenze fra musica e pittura“.
Ma già Baudelaire, il poeta che, con Rimbaud, Verlaine e Mallarmé, sarà considerato caposcuola di quel simbolismo che farà della sinestesia la figura retorica più rappresentativa dell’operare artistico, aveva aperto la strada alla particolarissima attenzione e sensibilità verso il rapporto tra i linguaggi dell’arte che caratterizzerà la stagione a venire, ben al di là delle nostalgie di scuola romantica riguardo a una qualche perduta unità da ricomporre.
A conclusione della sua “Microscopia dell’ultimo Spleen nelle Fleurs du mal”, Roman Jakobson (Poetica e poesia, Torino, Einaudi 1985, pp. 320-338) dice di Baudelaire:
Il “furore del gioco fonico”, come lo ha definito Ferdinand de Saussure nella sua lettera a Meillet, e l’intreccio insolito dei significati formali, grammaticali, dunque astratti, non possono non giocare un ruolo fondamentale nell’opera del poeta che considerò la lingua e la scrittura “come operazioni magiche, magia evocatrice” e dichiarò l’arabesco ”il più ideale di tutti i disegni” (Fusées VI, XVII). Nel suo studio magistrale sull’opera di Eugène Delacroix e in accordo con le opinioni dello stesso pittore, Baudelaire, pur riconoscendo la qualità drammatica del soggetto in arte, confessa che la linea, con le sue sinuosità, è capace di penetrarlo “di un piacere del tutto estraneo al soggetto” e che una figura ben disegnata “non deve il suo fascino se non all’arabesco che essa ritaglia nello spazio”. Egli esalta la nobiltà dell’astrazione contenuta nella linea e nel colore dell’artista. Evidentemente la grammatica della poesia deve aver conquistato “il letterato”, che rifiutava come segno di debolezza morbosa ogni “entusiasmo che si volge ad altre cose che ad astrazioni“.
Pur consapevole della mia inadeguatezza culturale e… anagrafica (ho 14 anni, e non sono un “adolescente prodigio”) di fronte a un tema di tale vastità e complessità, ho accettato di confrontarmi con gli stimoli che il m°. Joanne Maria Pini mi ha offerto (tenendo conto probabilmente dei miei studi musicali paralleli alla frequenza di un liceo artistico, e della mia provenienza familiare caratterizzata dalla comune passione per la musica, le arti figurative e la letteratura).
Questa ricerca raccoglie alcuni di questi stimoli e suggerimenti che, presentando prospettive variegate e talvolta anche discordanti, potrebbero costituire una base per sviluppare riflessioni ed eventuali nuovi e originali punti di vista su un argomento di indiscutibile fascino e interesse: ciò che mi ripropongo certamente di sperimentare, quando mi sentirò più maturo e autonomo nelle mie acquisizioni culturali. (J.J.G.)
digilander.libero.it/…/corrispondenze1.html
11 Nov

Chagall occupa un posto unico nel mondo dell’arte anche se occasionalmente è stato influenzato dall’arte contemporanea (come quando scoprì il cubismo ad esempio) Durante la sua lunga vita è stato un artista indipendente, spesso criticato per il suo “realismo” o per la sua esplorazione del mondo non obiettiva, fonte della sua ispirazione.
Chagall appartiene alla cosiddetta “Scuola di Parigi”, che definisce quegli artisti che restano indipendenti da ogni corrente artistica, senza per questo vivere al di fuori della loro epoca.
Per alcune sue caratteristiche Chagall sembrerebbe accostarsi al surrealismo ma in realtà se ne discosta moltissimo. Mentre il surrealismo è il frutto dell’ l’inconscio, della trasposizione sulla tela dei segreti, delle inquietudini, l’artista mette a nudo, al contrario, la bellezza del sogno, la sua purezza e nel sogno stesso raggiunge il soprannaturale.
Chagall è un protagonista della Russia rivoluzionaria e della speranza di cambiare i pensieri e le azioni degli uomini attraverso la magia e il miracolo dell’arte. Nei suoi dipinti assumono forma i sogni fantastici nei quali si intrecciano le immagini di una vita reale con forme a volte orrende d’esseri poi idealizzati da un profondo sentimento di poesia e di urgenza di cambiamento che non sempre è di facile comprensione.
Per lui, dunque, l’arte è uno stato d’animo che si esplicita attraverso simboli e prende vita dalla sua formazione culturale e religiosa. Spesso ritornano nelle sue opere quelli rievocati dalla vita vissuta nella nativa Vitebsk come il violinista, e gli innamorati, che potete ammirare in questo post.
Le opere realizzate nel primo soggiorno parigino non si differenziano troppo dalle altre.
Rimangono ancorate ad un mondo fantastico dove la favola è protagonista. Cambia solo il colore, decisamente . Le tinte più vivaci e contrastanti, ma trattate con delicata morbidezza.
Marc Chagall nacque nel 1887 a Vitebsk (Bielorussia) da una famiglia ebrea e trascorse i suoi primi anni nel quartiere ebreo della città, allevato nell’osservanza delle tradizioni della sua religione. Nel 1910 giunse a Parigi ed entrò subito nell’ambiente artistico della capitale francese. Nel ‘14 tornò in Russia, dove rimase per otto anni. Dopo un soggiorno in Germania, nel ‘23 si stabilì nuovamente a Parigi. Durante la seconda guerra mondiale si rifugiò in America. Morì a Saint-Paul de Vence nel 1985.
29 Ott
| Antonio Tabucchi: Il padrone della tabaccheria |
| Tratto da “la Repubblicaâ€, 31 gennaio 2007 |

Nella lezione inaugurale al College de France del 7 gennaio 1977, Roland Barthes afferma: La letteratura lavora negli interstizi della scienza: è sempre in ritardo o in anticipo su di essa, simile alla pietra di Bologna che irradia durante la notte ciò che ha immagazzinato durante il giorno e grazie a questa luce indiretta illumina il giorno a venire. La scienza è rozza, la vita è sottile, ed è per correggere questa distanza che la letteratura ci importa. La vita è sottile, è vero, ma è anche insufficiente: La letteratura, come tutta l’ arte, è la dimostrazione che la vita non basta (Fernando Pessoa).
La letteratura offre la possibilità di un di più rispetto a ciò che la natura ci concede. E in questo di più è inclusa l’alterità , il piccolo miracolo che ci è concesso nel viaggio della nostra breve esistenza: uscire da noi stessi e diventare altri. Dell’eteronimia di Fernando Pessoa si è ormai impossessata quella cultura middlebrow promossa da certi media che prediligono lo scalpore e il sensazionale, trattandola alla stregua di un caso clinico, di un “effetto specialeâ€. E divulgando il poeta come un fenomeno da baraccone. Naturalmente la poetica di Pessoa, pur nella sua radicale impostazione, è intrinseca alla letteratura di sempre. Quale commedia umana, in versione moderna e realizzata in poesia è la stessa di Shakespeare, Cervantes, Balzac.
Cervantes disse di se stesso di essere simultaneamente Don Chisciotte e Sancho Panza. Sappiamo che Shakespeare non fu principe di nessuna Danimarca. Flaubert sosteneva che Madame Bovary era lui, ma niente ci impedisce di pensarlo come la vecchia domestica Felicità di un Cuore semplice. Baudelaire ha scritto: Come delle anime erranti che cercano un corpo, egli può entrare, quando più lo vuole, in ogni personaggio.
La letteratura non è stanziale, è nomade. Non solo perché ci fa viaggiare attraverso il mondo ma soprattutto perché ci fa attraversare l’animo umano. Inoltre è correttiva, perché è l’unica possibilità che ci è concessa di modificare gli avvenimenti e di correggere la Storia più matrigna. Perché è il territorio del possibile, della libertà assoluta. Rinchiuso nel forte di Taureau, presso Morlaix, Auguste Blanqui, dopo la disfatta della Comune, prende la sua rivincita sugli avvenimenti che lo hanno schiacciato. Partendo dalle teorie sull’universo di Laplace, e dunque con un rigore assolutamente scientifico, seppur applicandolo a una pura ipotesi, egli riprende l’idea dell’infinità dell’Universo, del Tempo e dello Spazio, iscrivendo la sua ipotesi in un’infinità di mondi possibili, con un’infinità di storie possibili, ciascuna in fondo uguale a se stessa ma con varianti di esiti diversi.
Così, per esempio, in un luogo indeterminato del tempo e dello spazio, anywhere, gli stessi comunardi avranno vinto la battaglia e affermato i loro ideali, e lo stesso Blanqui, identico a se stesso ma in una delle sue possibili varianti, invece di provare la profonda amarezza della disfatta, vedrà il trionfo dei suoi ideali. L’Eternità par les astres, libro singolare e straordinario di un non-letterato, è in realtà grande letteratura e senza dubbio uno dei libri più rivoluzionari della fine dell’Ottocento. Senza il quale un grande scrittore come Jorge Louis Borges forse non sarebbe mai esistito.Perché si scrive? La domanda, inevitabile, ritorna sempre, anche se si cerca di evitarla, simile a certe pie signore dedite alla loro catechesi che tutte le domeniche implacabilmente vengono a suonare alla porta. Ma anche la risposta più radicale come quella di Beckett (perché non sono buono a nient’altro) è evidentemente insufficiente e ispirata da una modestia che con l’autoderisione non risolve il problema. Si scrive perché si ha paura della morte? O non si scrive piuttosto perché si ha paura di vivere? Si scrive perché si ha nostalgia dell’infanzia? Perché il tempo è passato troppo in fretta? Si scrive per rimpianto, perché avremmo voluto fare una certa cosa e non l’abbiamo fatta? Si scrive per rimorso, perché non avremmo dovuto fare quella certa cosa e invece l’abbiamo fatta? Si scrive perché si è qui ma si vorrebbe essere là ? Si scrive perché si è andati là ma dopotutto era meglio se restavamo qui? Si scrive perché sarebbe davvero bello poter essere qui dove siamo arrivati e allo stesso tempo essere anche là dove ci trovavamo prima? Si scrive perché c’è la vita di un ospedale dove ogni malato vorrebbe cambiare letto. Là uno preferirebbe soffrire accanto alla stufa, e là un altro è convinto che guarirebbe vicino alla finestra (Baudelaire)?
O non si scriverà piuttosto per gioco? Perché quando un bambino gioca mette tutto in gioco. Prende una pietruzza e seduto sul gradino di casa, mentre scende la sera, reggendo la pietruzza sul palmo della mano dice che quella pietruzza è il mondo. Egli sa che finché durerà il suo gioco avrà nelle mani le sorti del mondo. Fino al momento in cui il padre appare nel riquadro della porta sorridendo, la cena è in tavola, si sta facendo freddo, domani è giorno di scuola, e ora bisogna rientrare.
20 Ott

Il tramonto
Alce Nero (Heaka Sapa)
(1863-1950)
Sioux Oglala
14 Ott
16 Set

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