Archive for the 'letteratura' Category

e adesso parliamo d’amore…Marcel à Marie

Recollections of the Young Proust from the letters of Marie Nordlinger

Marie Nordlinger visita Proust, che è a letto malato, e lo trova intento all’accanita traduzione del Sésame, cui lavora ogni notte fino all’alba:

(circa 2 giugno 1905) “Torno dagli Stati Uniti dopo un’assenza di qualche mese, e lo trovo a letto, gli occhi infiammati, il viso scavato circondato da una lunga barba scura. Era davvero lui? Solo la voce sorrideva: “Baciatemi, Mary. Ogni giorno vi penso molto. Che avete? Avete visto delle belle cose in America?” Ma Sésame aspettava, e bisognava affrettarsi. Marcel Proust aveva un appuntamento urgente e capitale con se stesso, con il “libro essenziale”. Lavorammo insieme fino all’alba”
(Marie Nordlnger, Lettres è a une amie, 1942)
lettear di proust a Marie:

La tua mano che, come l’acqua, riflette le nuvole della tua mente e le sue immagini e, come l’onda col suo bell’impeto ritma la materia che prende fra le sue dita forti - fra le sue dita forti e accorte, a qual bel ramo d’oro, Ebe misteriosa, per magico dono ha sottratto il nettare purpureo di una quadrupla élitra?
Attraverso il vetro divino e traslucido vedo accanto allo smeraldo l’ametista che, se tu vorrai, farà meno triste il mio cuore!
Attorno alle bianche sfere del frutto delizioso sta la quadrupla formula che i cieli sa commuovere! E lo smalto cui tutto fai dire, o Marie, sia che il bel gallo canti o che il frutteto rida nel mirabile piatto dove ancora credo vedere, incluso nel pallido rame d’oro, l’azzurro marino! Sopra le onde vietate fà che il tuo remo palpiti! La materia è chiusa, socchiudila, Sesamo! E con quelle tue mani sempre più nobili e serene, pianta i gigli delle Regine sui tesori dei Re! Voglio alle tue preferenze aggiungere le mie: incastona le bellezze di Chartres e di Amiens nel flessibile rame e nello smalto ribelle: più ardua sarà l’opera e più bella. Tornerà il campanile a vivere nel suo cielo nuvoloso. Tu saprai ritrovare le vetrate nei tuoi giuochi. Lega le pietre di Venezia ai rubini di Reims.

“Siete fresca e graziosa come un ramo di biancospino” le aveva detto una volta Proust.

Marie Nordlinger studiava pittura e scultura e lavorava come smaltatrice per Sigfried Bing

fonte:

http://www.marcelproust.it/

“estasi” di Stefano Zecchi casa editrice ES

ESTASI

Immagine:

Design costumi per il balletto in un atto di Simona Chiesa dal romanzo di Stefano Zecchi Festival del Mitomodernismo di Alassio

Quarta di copertina:
Nell’estasi il tempo si ferma, rientriamo in noi stessi e incontriamo un nuovo io che, sconosciuto, ci attende. Come nostalgia o sogno antico sentiamo, allora, il desiderio di rinascere nella vita, di rinascere nel corpo per attendere un destino di felicità. Estasi, semplice storia d’amore e romanzo filosofico, racconta la crisi e l’esperienza della rinascita di Fausto. In una Venezia che trasmette sensualità e bellezza dalla sua decadenza, Fausto incontra una misteriosa, giovane donna, Madìl, immagine sublime dell’eros, che lo accompagnerà in un viaggio spirituale e sentimentale verso la riappropriazione del proprio corpo e la comprensione di un altro significato dell’amore custodito dalla vita. Forma assoluta della femminilità, che nella danza riunisce il cielo alla terra, Madìl sembra poter assumere anche sembianze più naturali e apparire per qualche istante, quasi reincarnandosi, in un personaggio senza nome, come per consegnare la sua verità a ogni donna che ha fede nel valore della propria femminilità. Il cuore della storia è animato da tre grandi protagonisti ideali, tre figure simboliche a cui è riconosciuto tutto il significato essenziale nella formazione della persona: la casa, simbolo della tradizione a cui si appartiene; la città, simbolo dell’origine dell’esperienza individuale; l’eros, simbolo della trasformazione e continuità della vita. Come una devota allusione, sembra rimanere sullo sfondo del romanzo di Zecchi l’infinita attualità drammatica del Faust goethiano.

Riflessioni:

Olga provava indifferenza per qualunque discorso che pretendesse di teorizzare sulla vita. Corrado non la interessava, troppo ideologico e ossessionato dal bisogno di definire le situazioni prima ancora di viverle. Madil descriveva le sue sensazioni parlando delle cose e queste trovavano un’anima nella sua voce, nel racconto. Sembrava che tutto ciò che si potesse pensare o immaginare, sentire e vedere, venisse trattenuto da un’unica circonferenza in cui si raccoglievano sensualità ed emozioni. Aveva una trasparenza abbagliante che avvicinava e disorientava.Tutto ciò che raccontava di sé sembrava oltrepassare la sua vita personale.

Fausto sentiva il conflitto dentro di sé: abbandonarsi senza resistenza al flusso delle sensazioni o difendere la storia della propria vita? In quella donna vedeva una realtà che non gli sarebbe mai appartenuta e nel suo amore la possibilità di uscire da se stesso per ritrovare un’esistenza nuova, liberata dal gelo delle sue ansie. Madil gli suggeriva un’esperienza nuova e improbabile, un amore che non chiedeva possesso. Ma si chiedeva se rinunciare alla volontà non significasse perdere ogni difesa di fronte a tutto, non solo davanti all’amore di una donna.

L’amore conosciuto fino ad allora da Fausto non lo aveva mai fatto rinunciare alla propria individualità, questo nuovo sentimento lo privava delle sue vecchie certezze e gli insinuava il dubbio che potesse esserci un amore che non chiedeva la resa di fronte alla volontà di una donna.

Fausto era a disagio, capiva di perdere il controllo delle proprie emozioni. Madil raggiungeva le radici della sua razionalità e le sgretolava.

Madil: “ho desiderato incontrarti dove le parole non servono più″…………un amore senza identità, assoluto, come se una forza che non ci appartiene ci chiamasse ad amare cancellando la nostra individualità.

Fausto era uscito da se stesso, la sua fredda coscienza non lo dominava più…Madil aveva provocato il suo passato costringendolo a tornare da dove era partito..Olga lo allontanava dalle sue radici ricattandolo sottilmente.

Mentre camminava Fausto capiva che il timone della propria esistenza non rispondeva più ai comandi…si riconciliò con la realtà invece di dolersene..un destino superiore a lui lo trasportava.

Ma è una colpa, si chiedeva, sfuggire alla scelta, accettando con un pò di ironia quello che il destino ci manda?

Madil si impossessava per qualche istante della sua anima e poi glie la ridonava intatta.

In una Venezia che trasmette sensualità e bellezza Fausto incontra una misteriosa giovane donna, Madil, immagine sublime dell’eros che lo accompagnerà in un viaggio spirituale e sentimentale verso la riappropriazione del proprio corpo e la comprensione di un altro significato dell’amore custodito dalla vita.

gustave flaubert

 

tratto da Correspondance

BOVARY

Tanto sono scoperto negli altri libri, tanto mi sforzo di essere sbottonato in questo e di seguire una linea dritta geometrica. Nessun lirismo, niente osservazioni, personalità dell’autore assente. Sarà triste da leggere; vi saranno cose atroci, miserie e porcherie.

Io voglio che non ci sia nel mio libro un solo movimento o una sola riflessione dell’autore.

Tutto il valore del mio libro, se ne avrà, sarà nell’aver saputo marciare dritto su n capello, sospeso entro il doppio abisso del lirismo e del volgare (che io voglio fondere in un’analisi narrativa).

Sono arrabbiato senza sapere perché. Forse la causa è il mio romanzo. Non va, non procede. Sono più stanco che se spostassi delle montagne. Ho in certi momenti voglia di piangere, Ci vuole una volontà sovrumana per scrivere. E io non sono che un uomo.

Sai come ho passato tutto il pomeriggio di ieri l’altro? a guardare la campagna attraverso delle vetrate colorate. Ne avevo bisogno per una pagina della mia Bovary che, credo, non sarà una delle più cattive. I libri che ho l’ambizione di scrivere sono proprio quelli per i quali ho meno mezzi. Bovary in questo senso sarà un tour de force inaudito e di cui  io solo avrò coscienza: soggetto, personaggio, effetto etc, tutto è fuori di me. […] Io sono, scrivendo questo libro, come un uomo che suona il piano con una palla di piombo su ogni falange.

Tu parli della miseria delle donne. Io vi sono dentro. Vedrai che ho dovuto scendere basso nel pozzo sentimentale. Se il mio libro è buono stuzzicherà dolcemente molte piaghe femminili. Più di una sorriderà riconoscendosi. Avrò conosciuto i vostri dolori, povere anime oscure, umide di malinconia rafferma, come i vostri cortili interni di provincia, i cui muri hanno la muffa.

Io non so che cosa ne sarà della mia Bovary, ma mi sembra che non avrà nemmeno una frase molle. E’ già molto. Il genio è Dio che ce lo dà, ma il talento ce lo dobbiamo mettere noi.

Ciò che mi fa andare così lentamente è che niente in questo libro è tratto da me. Mai la mia personalità m’è stata così inutile. Potrò fare in seguito cose più forti ( lo spero bene) ma mi parrà difficile comporne di più ben fatte. Tutto è di testa…[…] Ciò che mi è naturale è il non -naturale per gli altri, lo straordinario, il fantastico, la sparata metafisica, mitologica. Sant’Antonio non m’ha richiesto che un quarto della tensione di spirito causatami dalla Bovary .

La Bovary è stato per me un partito preso, un tema. Tutto ciò che amo non c’è.

I miei personaggi m’affliggono, mi perseguitano, o meglio sono io che sono in loro. Quando scrivevo l’avvelenamento di Emma Bovary avevo così netto il sapore dell’arsenico in bocca, ero così avvelenato io stesso che ho avuto lì per lì due indigestioni, due indigestioni reali, perché ho vomitato tutto il pranzo.