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uno strano codice

 

Ho visto Il codice da Vinci, ma ho poco da dire.

Il libro ha venduto milioni di copie, ma non l’ho letto. Non posso dare quindi un giudizio.

Sembrava si trattasse di un caso di plagio e che Dan Brown si fosse ispirato un pò troppo al testo del 1982 scritto da Richard Leigh, Michael Baigent, Henry Lincoln. , dal titolo Il Sacro sangue e il SacrooGraal titolo originale “The Holy Blood and the Holy Grail”. Brown fu accusato e prosciolto dicendo di aver letto il libro, naturalmente, ma di averlo usato solo come fonte. Io, ripeto, ho visto solo il film di Ron Howard. Cosa ne penso?E’, a parer mio, un’ inquietante caccia al tesoro con grandi falsi storici (ma partiranno dal libro ovviamente) Dal primo o dal secondo?Non si riesce a star dietro agli indizi e alle personificazioni che si susseguono e alternano aritmicamente senza dare il tempo di accostare gli uni alle altre e azzardare così, delle conclusioni o, almeno, tentare di star dietro ai due protagonisti che sembrano impegnati in un folle gioco. Ignari l’uno del ruolo dell’altra.
Fino a quando, alla fine del film, miracolosamente “la parola ci sta:) datemene atto” tutto ci appare come una favoletta.Le polemiche dei cattolici sono state evidentemente innumerevoli e contro si sono schierati anche i membri dell’Opus Dei.

Inquietanti le immagini come le caratterizzazioni, mediocre il film.

 

il tema del doppio

Lo strano caso del Dottor Jeckill e Mister Hide,il doppio…sono quasi tentata di riaprire il libro di Stevenson, rileggere la storia di un uomo che provoca l’emergere della personalità malvagia che è in lui.

Mi alzo , ma nella libreria intravedo il libro di José  Saramago “L’uomo duplicato”, che ho comprato tempo fa e che avevo dimenticato. Leggo fino a notte fonda e il giorno dopo non esco per finire il libro.Sono quasi sconvolta dal senso di realtà -irrealtà.

.Una storia inammissibile,intollerabile, la storia di un doppio , di un sostituto ,di un uomo uguale ad un altro, un “duplicato” appunto.

Il mio pensiero non può che correre al “Sosia” di Fiodor Dostoevskij che racconta la storia di un uomo che si trova di fronte all’immagine di se stesso dopo averla inconsapevolmente evocata per giustificare una sua mancanza. Immagine che si esplicita come un’ombra esitante ed evanescente nella città cupa all’ora del tramonto e poi appare reale come un suo doppio in carne ed ossa.Lo scontro tra i due è simile così in Dostoevskij, come in Saramago. Ma non identico.

Ho pensato, dopo aver ultimato la lettura, con inquietudine e orrore, che potesse accadere anche a me…trovarmi di fronte ad un’altra me stessa.Ne L’uomo duplicato di José Saramago la somiglianza tra i “sosia” squilibra le due identità .

In questo romanzo, lo scrittore portoghese , Premio Nobel per la Letteratura 1998, affronta il temaa compiendo una esplorazione nella psiche umana che lascia il lettore affascinato e confuso, ma lo induce a pensare e ad interrogarsi fino in fondo: “Chi sono veramente? Esiste un altro “me stesso”?

Ecco l’esperienza del Doppio che Freud e Jung indicano come necessario nemico amico per la ristrutturazione costante dell’Io. Come nei libri anche nel cinema, ogni lettore può incontrare il proprio doppio, le infinite figure che brulicano nell’Ombra di un inconscio non così silenzioso..!

Il professore, primo ad apparire, insegna storia e vive solo dopo un matrimonio fallito. In seguito al consiglio di un suo collega, noleggia un film e  scopre con sgomento il suo doppio in un attore non protagonista. Così ha principio l’inquietudine dell’uomo, l’inizio di un viaggio raccapricciante alla ricerca di un altro se stesso, un’esplorazione all’interno dell’io.

Cos’è un doppio? Il concetto è inquietante, minaccioso. Un mistero ai confini del reale, una possibilità parallela di una personalità eccezionale, esclusiva.Tertuliano (questo il suo nome) spende il suo tempo nella snervante ricerca dell’altro se stesso e l’ossessione paradossalmente conquista la sua vita, o forse la usurpa ¦come usurpata è la sua identità. Ormai è quasi farneticante e quando finalmente si trova davanti alla sua perversione umana decide di raccontare alla madre quello che è avvenuto: lo scontro, il ricatto dell’altro. Le due follie si confrontano, si intrecciano: due copie, ognuna delle quali aspira ad essere l’originale.L’uomo duplicato non è un sosia. Ma chi è? Forse un’dentità in conflitto con se stessa? E’ la dimostrazione che non siamo unici, che ognuno di noi può considerare un altro ? Che abbiamo una doppia possibilità o di più? Che esiste da qualche parte quell’ altro noi stesso, il risultato della scelta che non abbiamo fatto e che potremmo imbatterci in lui?

Saramago viaggia all’interno della mente, dei nostri incubi, della nostra debolezza.

“Il caos è¨ un ordine da decifrare” scrive Saramago. Preciserà : ” Io credo che il caos possa essere decodificato da chiunque. Possono farlo gli scienziati e i filosofi, certamente gli scrittori, ma anche la gente comune. Con quella frase intendevo dire che non è detto che il caos sia esattamente il contrario dell’ordine o che non abbia un ordine al suo interno, dobbiamo solamente decifrarlo.”
Accontentarsi della musica dell’orchestra in cui si suona e della parte che ci è toccato suonare è un errore molto diffuso, soprattutto tra quelli che non sono musicisti.”

tratto dall’intervento svoltosi presso l’Università Roma Tre il 24 marzo 2003 e organizzato dalla prof.ssa G.

IL FRATELLO ESPUNTO

 

Marco Ferrante

Casa Agnelli
MONDADORI EDITORE

Gli Agnelli sono l’unica tra le dinastie storiche del capitalismo italiano ad aver conservato una posizione paragonabile a quella dei tempi d’oro, della nascita delle grandi industrie moderne tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, e sono un simbolo del capitalismo famigliare non solo in Italia. In questo libro si racconta chi sono gli eredi del senatore Giovanni Agnelli, il fondatore della Fiat, attraverso più di cento microritratti di fratelli, cugini, nipoti, zie. Sono bozzetti fatti di ritagli, notizie laterali, cenni personali, aneddoti, in cui vengono tratteggiati personaggi noti (da Susanna Agnelli a John e a Lapo Elkann), ma anche meno conosciuti (dallo scrittore Oddone Camerana, a suo nipote Andrea, che ha sposato la cantante Alexia). E personaggi di cui non tutti conoscono il legame con la famiglia Fiat, come l’attore Pietro Sermonti.

Si raccontano le loro parentele, le professioni che svolgono, i luoghi dove vivono o hanno vissuto. La narrazione ruota intorno alle storie di cinque persone che non ci sono più: Virginia Bourbon del Monte, madre dei sette eredi Agnelli, i suoi tre figli maschi Gianni, Umberto e Giorgio (quasi espunto dalla storia famigliare perché malato, e qui descritto per la prima volta grazie alle testimonianze di chi l’ha conosciuto), e uno dei suoi nipoti, Edoardo, figlio di Gianni. Le vicende dell’economia e dell’industria italiana si intrecciano alla storia dei rami della famiglia: i Furstenberg, i Rattazzi , gli Elkann - De Pahlen, i Campello - Teodorani Fabbri, i Brandolini, gli Agnelli, i Ferrero Ventimiglia, i Nasi, i Camerana, i Frua De Angeli - Ajmone Marsan. “Casa Agnelli” è quindi una raccolta di memorie sociali, il tentativo di definire lo spazio di questa dinastia nell’immaginario del nostro paese, e insieme un racconto di psicologia famigliare, in cui si parla anche di denaro, ma non troppo. Perché, in realtà , non è più quello di una volta: la famiglia col tempo si è ingrandita e le ultime generazioni sono via via diventate meno ricche delle precedenti. A tenere insieme questo stravagante patchwork di vite, c’è Giovanni Agnelli II, l’Avvocato, nipote prediletto del fondatore. Marco Ferrante riflette sul suo carattere di uomo ermetico, la cui complessità fu resa più singolare, ipnotica e indecifrabile dalla condizione economica, naturalmente, ma soprattutto dal compito che egli si diede e a cui si dedicò quasi con abnegazione: costruire il mito di se stesso a partire dal rispetto del lascito del nonno, la Fiat. A quattro anni dalla sua morte, senza cadere nella commemorazione agiografica, questo libro prova a schiudere una visuale nuova a chi voglia cercare di trarre un bilancio della sua condotta di azionista e capo della più grande industria italiana.

“In fondo questa è una storia di nonni facoltosi, vecchie zie, nipoti un po’ scapestrati, con le loro simpatie, antipatie, idiosincrasie per un fratello o per una cognata, con i loro tic e i loro snobismi. Ma tutto ciò è amplificato dal peso dell’istituzione - la Fiat -, dall’intrecciarsi delle vicende degli Agnelli al costume nazionale, e dalla precondizione del denaro, un’entità che tutti li precede.”

http://www.liberonweb.com/

Questo libro racconta forse per la prima volta il tabù di casa Agnelli: Giorgio, il fratello espunto.
Per gli italiani la vera dinastia cui si perdonava tutto, anche di non avere la corona. Per gli stranieri, critici o celebranti, dei players unici, elegantissimi, spesso misteriosi ma sempre e comunque ingiudicabili. Anche solo per la distanza, l’aura, l’alone esoterico che pareva circondarli. Per tutti la Famiglia italiana con la maiuscola, il simbolo e la cifra di un’identità basata sulla precondizione del denaro, che ha segnato in tutto e per tutto il Novecento politico, economico e sociale.
Al tramonto consumato delle grandi figure carismatiche Gianni ed Umberto, nel ricordo delle fulgide comete come Giovannino e l’ascesa della generazione postmoderna degli Jaky, Lapo e Ginevra, il cronista economico de Il Foglio, Marco Ferrante, prova a raccontare il clan di Torino con occhi nuovi, clinici e spesso disincantati.

E’ un vero ritratto di gruppo che a volte ricorda l’incedere dei Buddenbrock, ma realizzato come un’antielegia, per accumulo, assemblaggio di ricordi, frattaglie, flashback e dettagli minuziosi sullo sfondo di temi economici e geopolitici. Dal gran ballo di quasi duecento persone e personaggi, dove anche le terze e quarte file vengono fotografate con l’attenzione del miniaturista, emergono alcuni campioni assoluti: Virginia, madre dei sette eredi Agnelli, i suoi tre figli Gianni, Umberto e Giorgio (quest’ultimo completamente rimosso dopo la scomparsa, nel ‘65, in una clinica svizzera) e Edoardo, il figlio di Gianni.
Il fulcro, e la novità , del libro sta forse proprio qui. Nell’attenzione alle dinamiche relazionali all’interno del gruppo. Nella descrizione del sottile male di vivere una condizione di privilegio eccezionale che s’innesta su una trama di rapporti intergenerazionali dove il potere e il denaro rivestono sempre e comunque un ruolo decisivo. E’ il caso dell’altro protagonista vincente della generazione dell’Avvocato, Susanna, sorella ammirata, rispettata ma chissà quanto amata. D’altronde, come si attribuiva all’uomo che non parlava di donne ma alle donne, innamorarsi e quindi amare sarebbe stata attività da camerieri.
Tra i rivoli spesso ignoti di un’affettività in apparenza glamour ma in realtà costruita su desideri latenti e atti mancati, spicca la vicenda giovanile di Gianni con Pamela Churchill, nuora dell’ex premier britannico Winston, uno che invece di donne parlava eccome. Nella tradizione di Patricia Cromwell, ma con più disincanto, l’entomologo Ferrante ricostruisce dettaglio per dettaglio tutta la vicenda dell’unica donna verso la quale l’Avvocato avvertì un’autentica “forma di interesse”. Anche perché “l’intelligenza di Gianni fu di accettare la sfida che lei gli presentava, cimentarsi con il mondo inteso nella sua globalità , puntare alla vetta”.
Autore di Mai alle quatto e mezzo, selezionato al premio Strega, Ferrante ha scritto qualcosa di più  di una storia di nonni facoltosi, vecchie zie e nipoti un po’ scapestrati con i loro tic, snobismi e idiosincrasie. Un affresco al grigio della Fiat, l’entità che nel XX secolo ha preceduto e diretto il costume nazionale.
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo

Giorgio Agnelli (1929-1965),era un uomo eccentrico, sicuramente, ma considerato dalla famiglia un pazzo era IL TABUÂ della famiglia, - dicevano desse segni di schizofrenia, ma voci autorevoli sostengono che fosse per un senso d’inferiorità rispetto a Gianni.Il testo che segue è tratto dal libro di Carlo Caracciolo ‘L’editore fortunato’, a cura di Nello Ajello“Il prim0 Agnelli che abbia conosciuto era un fratello minore di Gianni e si chiamava Giorgio. Lo incontrai sulla fine degli anni Quaranta in America, nel college di Harvard che lui frequentava (io ero allora alla Law School). Fu per suo tramite che conobbi il mio futuro cognato. Giorgio sarebbe morto assai presto. Gli inizi dell’amicizia con Gianni, che sarebbe durata un’intera vita, posso collocarli nei primissimi anni Cinquanta”.Giorgio Agnelli was born in 1929..si legge in thePeerage.com

Insomma, chi era veramente Giorgio Agnelli? Perché non si sa nulla di lui?
Forse vale la pena di leggere questo libro.

“la sombra del viento” e “El Viento y yo”

Autore: Carlos Ruiz Zafón 

Non cattiva. Idiota. È ben diverso. La malvagità presuppone un certo spessore morale, forza di volontà e intelligenza. L’idiota invece non si sofferma a ragionare, obbedisce all’istinto, come un animale nella stalla, convinto di agire in nome del bene e di avere sempre ragione. Si sente orgoglioso in quanto può rompere le palle, con licenza parlando, a tutti coloro che considera diversi, per il colore della pelle, perchè hanno altre opinioni, perchè parlano un’altra lingua, perchè non sono nati nel suo paese… nel mondo c’è bisogno di più gente cattiva e di meno rimbambiti.

Riferimento: L’ombra del vento “la sombra del viento”

 

Una Barcellona cupa nella prima metà del ventesimo secolo, misteriosa ,enigmatica, cielo grigio e un sole di metallo, pioggia, neve, niente a che vedere con la città luminosa e piena di rumori che noi conosciamo.

Una città addolorata dalla scia della guerra civile, nel 1945, e detenuta da un sistema autoritario.

Un padre accompagna un figlio al Cimitero dei Libri Dimenticati, e gli fa prendere un libro da trarre in salvo e da cui non si dovrà mai separare

Feuilleton, un romanzo complesso e intrigante che dà il piacere della lettura. Una storia cruda, ma di straordinaria bellezza.

 

Leggere questo libro mi ha fatto ricordare una poesia bellissima di Adalberto Ortiz e la voglio condividere con voi.

EL VIENTO Y YO

Cómo pudiera tener
su voz y el viento,
viento que azota la luz,
la luz del tiempo.

Recuerdo la fatal angustia,
viento herido.
Llevas la espina de mis amores,
viento lascivo.
Ahora crece la flor confusa
del viento amigo.

Hoy bajo un cielo nublado,
mañana, ¿dónde estarás?
Y no saber por qué camino,
por cual camino te vas.
El viento se me ha perdido,
quién sabe si volverá.

Dónde ella? Dónde? Dónde su voz?
Dónde mi luna?
Dónde mi sombra?
Donde la luna sin alma y yo.