Archive for the 'memorials' Category

pensiero appassionato



Ricordo una mattina come questa, la stessa atmosfera, gli identici colori, le stesse sensazioni, ed io che guido piano, verso casa.

Un Natale alle porte e le luci tutto intorno.

Stivali neri lucidi nuovi. Gonna corta e, non so perché, una strana attesa.

Una musica di Battiato, un remake anni 40.

Via dei Due Ponti e il supermercato SMA zeppo di raggi e colori e panettoni e odore di frutta candita e disidratata.

Qualcuno a casa cucinava già.

Negozi zeppi per gli acquisti dell’ultima ora e strisce pedonali affollate di passanti, ed io con quello strano tramestio nel cuore. Un misto di gioia e dolore.

Io ti sento!

Ma dove sei? Chi ti ha dato il permesso di andartene? Il ricordo di tutto quello che ho vissuto con te in giorni come questo mi gonfia il cuore e non so se riesco ad afferrarne un pezzo e tenerlo con me il più a lungo possibile mamma.

Volevo averne ancora mamma.

Certo che ne volevo ancora.

E scendo a comprarmi le calze.

Ce l’avranno al supermercato un paio di calze per questa sera?

colomba

 

olio su tela “la colomba ” Liliana Scoccocilla

Hanno saputo che la Vecchia signora è andata in silenzio.
Come hanno detto? …Ah si: “è morta in silenzio  così come ha vissuto”. Frase fatta biascicata da bocche insipide, generata  da menti squallide. Non certo lei, che colorava tutt’intorno.

Nessuna emozione per lei, nessun rimpianto. Questo  ho creduto di leggere negli occhi di quelli che avrebbero dovuto amarla per la sua profonda dedizione, consacrazione alle loro vite.Poveri illusi di una morte pietosa.

Io la ricordo, vecchia Colomba, e sento l’emozione e il rammarico, a volte, di non averla amata abbastanza.
Rivivo i giochi pazzeschi ideati da lei. Rivedo il “Salone Margherita” e noi dentro con biglietti omaggio, e pellicole assurde, risate soffocate. Poi, al buio, la fuga, suscitando irritazione tutt’ intorno, tangibile. E il ritorno
a casa

con la sua urgenza d’osservare la puntualità per la cena e ancora la soddisfazione dipinta sul volto per essere parte di noi, della famiglia, intorno al tavolo con suo fratello di fronte.
Senso d’appartenenza.

Sedeva, mangiava, qualche piccola osservazione alla mamma sulla cucina del tipo: “è cruda” o “le pere non le acciacco” , e guai a muovere troppo le posate e i bicchieri, non tollerava il minimo rumore. Un’irritazione palpabile l’avvolgeva tutta. Sbuffava seccata per poi cambiare nuovamente umore ed io ad osservare curiosa il sorriso baffuto.

Quel suo strano, singolare carattere che costringeva noi piccoli a riti giocosi e infantili consumati sui marciapiedi della città: in corteo e rigorosamente al passo iniziava la maratona intonando sotto la sua severa guida da direttore d’orchestra “Colombina la messaggera…”.Passo dopo passo con divieto assoluto di calpestare il margine tra un mattone e l’altro. E la gara aveva inizio sotto il dito levato in aria e l’espressione burbera.

Ricordo via del Policlinico, il profumo dei glicini, le risate ingoiate per non innervosirla. E così noi, in fila, la lingua tra i denti, come soldatini eravamo il suo battaglione e lei il nostro capitano.

Ed ora i baci che raschiavano i visi lisci e paffuti al suo arrivo e la sporta zeppa delle cose più buone che  tenevano in serbo per noi il profumo e il sapore fresco delle nostre montagne.

Alla partenza i baci graffiavano allo stesso modo, ma facevano più male.

Ricordi frammentari,slegati, a formare l’insieme della memoria nell’attesa del ritorno.

Poi il congedo, definitivo.

- Avete saputo? “S’è morta” Colomba, come ha vissuto è morta, pace all’anima sua. -