Sulla china della scarpata gli angeli ravvolgono i loro vestiti di lana nell’erba di smeraldo e d’acciaio. Arthur Rimbaud

Ho lasciato un messaggio a Xeena (http://xeena.wordpress.com/) al suo ultimo post, ho scritto: “un cristallo impenetrabile è l’anima di chi soffre”. Il post, tra le altre cose, accennava ad una persona che aveva tentato il suicidio. Tutti noi ci chiediamo cosa accada l’attimo imediatamente precedente una decisione del genere. Io ho immaginato una mente di cristallo in un corpo di cristallo con un cuore di cristallo…impenetrabile e pronto a rompersi in mille fragili pezzi. Mi chiedo se e come tutti noi potremmo essere responsabili della tristezza e della desolazione che allaga un’anima di cristallo. Se, nel senso di chiedersi se avremmo potuto o avremmo dovuto, in alcune circostanze, sentirci più solidali o sforzarci di esserlo. Come, ipotizzando di avvicinarsi per un solo unico istante, che potrebbe fare la differenza, ad un’anima fragile che ci passa accanto, sfiorandoci. So che questo mio discorso può apparire contorto e probabilmente lo è, ma spesso quello che ho appena scritto ha attraversato come un fulmine la mia mente al cospetto di un dolore che non era il mio e dal quale ho preso le dovute distanze, non per freddezza o egoismo o paura, ma per inadeguatezza. Allora mi chiedo, vi chiedo: cosa fare per smascherare un dolore atroce che si cela spesso dietro un tiepido sorriso? Dobbiamo forse aiutare chi soffre ad uscire dalla razionalità e inoltrarsi nell’irrazionalità?
Schopenhauer afferma che le categorie della razionalità (Spazio tempo e causalità) non ci permettono di conoscere la realtà, ma solo una sua rappresentazione di essa e per questo bisogna uscire dalla razionalità ed abbandonarsi all’irrazionalità ovvero alla volontà di vivere. Questa volontà di vivere provoca in noi un impeto insaziabile che genera conflitto e quindi dolore e man mano che raggiungiamo un livello più alto di conoscenza cresce in noi il desiderio di raggiungere un grado più alto e quindi nuova angoscia. Nessuna soddisfazione è durevole poiché rappresenta soltanto il punto di partenza di un nuovo tendere (noia).
un sorriso lungo un anno
Questo post per offrire il mio piccolo contributo per l’iniziativa tesa a sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo il neuroblastoma, un tumore dell’infanzia. Ogni blogger può offrire il suo aiuto per queste creature che rischiano di morire uccise da una malattia terribile.
Vi lascio il link del sito che vi invito a visitare:
http://www.comicomix.com/Sorriso_per_un_anno.asp
Grazie a Daniele Verzetti rockpoeta :
http://agoradelrockpoeta.blogspot.com/
Un sorriso lungo un anno
Quante volte, dopo essere stata dalla mamma, sono passata a Villa Massimo? Forse tutte le volte, perché era l’unico modo per riprendere le forze e quel pò di fiducia che mi serviva per tirare avanti e guardare al futuro.
Lui sedeva sempre alla stessa panchina che sembrava tirata a lucido, più verde delle altre, più nuova delle altre. La barba bianca e nera sembrava finta, dipinta col pennello, e sopra di essa la bocca sgraziata si apriva sempre larga per regalarmi un sorriso, un enorme sorriso.
La prima volta restai interdetta, lo confesso, non risposi al sorriso e tirai diritto senza voltarmi. Ma una volta a casa ripensai a quel sorriso e mi sembrò diverso, caldo, bellissimo. Mi sembrò un regalo.
Così, dal giorno dopo in poi, per un anno intero, uscita dalla clinica affrettavo il passo e correvo là, davanti alla panchina lucida, a prendermi quello che il destino mi aveva regalato per arrivare alla sera in quei giorni bui, il sorriso di un barbone, saldo come una mano stretta alla tua.

aderisco all’invito di DUCCIO: http://ducciop.blog.kataweb.it/
Al di là di forme esasperate, cresce in modo trasversale e pervasivo, scavalcando anche l’intensità della pratica religiosa e l’orientamento politico, anche se più marcato nel centrodestra - il razzismo condito da stereotipi nei confronti di stranieri, ebrei e musulmani. Secondo una ricerca promossa dall’Unione delle Comunità ebraiche italiane e condotta dal Dipartimento di ricerca sociale e metodologia sociologica “Gianni Statera” presso la facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza su 2.200 ragazzi tra i 14 e i 18 anni di 110 Comuni italiani, per il 50,9% gli immigrati “alimentano la prostituzione”, rendono “meno sicura la vita nelle nostre città” (47,8%) e “di questo passo saranno più di noi” (46,5%): una risposta che è sintomo della “sindrome dell’invasione e dell’accerchiamento”. Per il 64,9% i musulmani, “anche se sono in Italia da molti anni, sono fedeli solo al mondo islamico” e sostengono il terrorismo internazionale (52,2); il 23,8% afferma che “i primi a fare discriminazioni razziali sono gli ebrei”.
Finanziata con i fondi dell’8 per mille, la ricerca è stata presentata in Campidoglio dal professor Enzo Campelli, che l’ha curata e diretta, rilevando numerosi allarmi e stereotipi tra i ragazzi italiani, sia studenti che lavoratori, cristiani nella maggioranza dei casi. Per quanto riguarda gli immigrati, il 37,3% degli intervistati è convinto che portino “al degrado i nostri quartieri e i posti in cui vivono”, mentre il 32,8% afferma: “Sottraggono agli italiani case e lavoro”; per il 24,1% “inquinano le nostre tradizioni e la nostra cultura”, per il 21,2% “portano malattie”.
Passando ai pregiudizi nei confronti dei musulmani, il 56,2% del campione sostiene: “Hanno leggi crudeli e barbare”; per il 47% sono “integralisti e fanatici”, mentre il 33,2% sentenzia: “Stanno invadendo l’Italia”. Per quanto concerne gli ebrei, Campelli ha rilevato “una quota minore di antisemitismo feroce, che non ha più bisogno di assumere forme esasperate: si tratta di una piramide bassa a base larga, probabilmente analoga a quella che tocca immigrati e musulmani”. Per il 34,6% degli intervistati “il potere finanziario nel mondo è in gran parte in mano agli ebrei”, che si sentono “superiori a tutti gli altri” (22,5); secondo il 17,5% dei ragazzi interpellati “gli ebrei devono tornarsene tutti in Israele”. Secondo l’analisi del professor Campelli, occorre guardarsi anche dagli stereotipi positivi, “che alla lunga possono rivelarsi pericolosi e comunque contengono una carica di antagonismo e un modo di tenere a distanza l’altro, considerandolo diverso”. Il 62% degli intervistati afferma anche – infatti – che gli immigrati con la loro presenza “rappresentano un’occasione perché il nostro paese diventi più aperto e solidale” e danno “un grande impulso al benessere economico dell’Italia” (32,9%), arricchendo la nostra cultura (46,8). Apprezzamenti anche per la cultura musulmana “fondata su valori morali e religiosi molto profondi e significativi” (57,6%).
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