non sono un cantastorie

diario, storia

 

 

Buca in ghisa- Pinerolo 1865

In un mio vecchio post scrissi :

"Le “corrispondenze” ci chiamano a comprendere i rapporti tra persone anche se apparentemente e fisicamente distanti tra loro, specialmente quelle il cui legame non è manifesto, evidente, come nel nostro caso.

Le nostre sono "corrispondenze", ma anche e soprattutto nel significato di correlazioni e “connessioni” per usare un termine appropriato. Per questo avevo citato Baudelaire e le sue "correspondances".

La relazione tra persone che non si conoscono fisicamente, ma forse proprio per questo motivo approfondiscono ancora di più la loro “conoscenza interiore”, mi affascina particolarmente. La corrispondenza non verbale ci garantisce una relazione speciale e quindi noi intraprendiamo tutti il cammino ispiratoci da questa relazione. Il linguaggio artistico, in particolare, ci avvicina, ma anche quello dell’anima.

Parto da qui per dirvi che non mi sento un "cantastorie" , troppo ambizioso per me, e non so perché, a suo tempo, ho dato questo nome al blog.

Da oggi quindi il mio blog riprende il suo vecchio nome, quello avuto alla nascita, al "Cannocchiale".

E adesso un pò di storia, se vi va.

Buona lettura

 

 

 

Cenni storici sulle origini della Posta
(Tratto da:  ROMA Il Museo della Posta a cura di Cesare Della Pietà;  Franco Maria Ricci Editore S.p.A. Milano 1988)
"La storia della posta, intesa come la storia di un servizio regolare e organizzato per lo scambio di notizie e messaggi da un luogo all’altro, si inizia con le più antiche civiltà.
 Il primato, pare vada attribuito ai cinesi, che quattromila anni prima di Cristo istituirono una rete di messaggeri a cavallo.
In Egitto, fu un faraone della XIX dinastia (1293-1185 a.C.) a creare i primi corrieri, sopratutto per usi statali. Essi diramavano per tutto il regno editti e decreti, e recavano alle autorità locali gli ordini del faraone.Tutti gli antichi imperi del Vicino Oriente ebbero il loro servizio di corrieri statale.
Nella Roma repubblicana esisteva un servizio di posta statale affidato a velocissimi corrieri. Accanto a esso, diverse aziende commerciali i cui interessi si estendevano a località anche molto lontane istituirono una propria rete di comunicazioni.
Augusto creò il cursus publicus, stazioni di posta organizzate scaglionate ogni dieci o quindici chilometri  a seconda della natura più o meno impervia dei luoghi. Prosperò anche la posta privata che trasportava persone, cose e lettere.
Diocleziano riformò il sistema dividendolo in tre sezioni : cursus publicus fiscalis, per il trasporto di tutto quello che riguardava il servizio di stato; angarie , per il trasporto lungo le vie Militari, cioè principali; parangariae, per il trasporto sulle strade secondarie o traverse, a uso quasi esclusivo dei privati.
Le invasioni barbariche distrussero il cursus, e il vasto organismo si sminuzzò in una rete di piccole imprese locali gestite dai privati a scopo di lucro.
Furono i franchi nella Gallia conquistata a rendersi conto per primi di quanta importanza avessero le comunicazioni per costruire un saldo organismo politico. Re Clodoveo  ricostituì il servizio dei corrieri a cavallo con norme quasi identiche a quelle imperiali.
Carlo Magno, giunto a signoreggiare su un impero assai vasto e composto da popolazioni eterogenee, mal sottomesse e riottose, colse subito la necessità di rendere efficiente la rete di comunicazioni: numerose le stazioni di posta, ben fornite di cavalli e carri, attiva la sorveglianza contro eventuali atti di brigantaggio, perfetta la manutenzione delle strade, Tutto ciò veniva pagato con una serie ininterrotta di dazi, pedaggi, valichi eccetera, noti con la già menzionata denominazione generica di angariae.
A occidente franchi e longobardi, svevi e vandali avevano costruito il proprio servizio di corrieri con le macerie del cursus publicus.
A Oriente l’Impero dei califfi ricalcò l’esempio romano per organizzare la rete di trasporti e di comunicazioni. Il vanto della ricostituzione della posta è assegnato dai cronisti al califfo Mohawia. Le città più importanti del dominio islamico  erano collegate da ottime strade, quelle romane e persiane ripristinate, sulle quali i messaggeri del governo transitavano rapidamente, grazie alle numerose stazioni di posta ristabilite. I corrieri arabi effettuavano anche il trasporto della corrispondenza privata, percependo una regalia che si aggiungeva allo stipendio.
Anche gli Stati sorti sulle rovine del califfato non trascurarono l’importanza della rete postale.
Bibars, sultano che regnò sull’Egitto nel XI secolo, organizzò un servizio ammirevole; i suoi agenti, grazie all’efficienza delle stazioni, potevano coprire un centinaio di miglia in poche ore. Il sultano Nureddin,  salito al Trono nel 1146, volle sperimentare l’impiego dei piccioni viaggiatori,  ma il loro uso postale aveva molti precedenti occasionali in Oriente, specie fra i musulmani, che lo introdussero poi anche in Sicilia.
La chiesa cattolica non tentò di  stabilire una propria rete postale, ma istituì soltanto dei messi speciali, chiamati cursores che in veste di monaci o di pellegrini vagavano, quasi sempre a piedi, per l’Europa nel duplice ruolo di corrieri e ambasciatori. Furono invece i singoli ordini religiosi che andarono organizzando proprie poste private, ottenendo le necessarie concessioni dai sovrani temporali, limitandosi tuttavia al trasporto della propria corrispondenza. Un’altra rete di rapporti epistolari fu istituita nel Medioevo dalle università. Gli studenti  -i clerici vagantes- provenivano spesso da lontane regioni e altrettanto spesso erravano da un’università ad un’altra da qui la necessità di mantenere rapporti con le famiglie. Le università organizzarono un proprio servizio postale al servizio degli studenti e dei docenti. Accanto ai monasteri e alle università una terza potenza medioevale si diede un proprio servizio di posta: la corporazione dei mercanti. La lega anseatica , ossia l’associazione fra le città mercantili della Germania, organizzò una compagnia di messaggeri. Agli inizi del XV secolo il servizio funzionava con tale puntualità da permettere agli abitanti delle località interessate di attendere in istrada il messaggero per consegnargli la posta da recapitare. Il primo Stato che sul finire del Medioevo si preoccupò di creare un servizio postale nazionale fu la Francia, con un’ordinanza emanata nel 1464 da re Luigi XI nella città di Luxies.
In Italia l’organizzazione del cursus romano si frantumò in una miriade di iniziative private. Approfittando delle antiche positatae o stazioni (da cui deriva il nostro posta), servi e coloni intraprendenti avevano dato vita a minuscole imprese di trasporti da una città all’altra che col tempo coprirono l’intera penisola permettendo i viaggi e l’inoltro della corrispondenza e delle merci. Nelle regioni meridionali rimaste all’Impero d’Oriente il cursus sopravisse anche come pubblica istituzione, affidata a un logoteta. La conquista araba della Sicilia ne mutò il nome ma non le funzioni; e quando a loro volta i normanni cacciarono gli arabi non fecero altro che rilevare un organismo già perfettamente funzionante. Accanto alla posta pubblica prosperavano però anche imprese corporative e private: L’università di Napoli, per esempio, si vide accordare da Federico II, nel 1224, il diritto ai grandi e piccoli messaggeri, a imitazione degli altri atenei. Ogni altro Stato italiano andò dotandosi di una posta governativa; Nel Ducato di Milano fu Gian Galeazzo Visconti, fra il 1387 e il 1402, a istituire un servizio di corrieri a cavallo sottoposti a regolamenti ferrei; l’esempio fu subito imitato. Venezia, il maggior centro commerciale d’Europa, aveva saputo naturalmente organizzare un regolare scambio postale con tutti i Paesi del continente e del Mediterraneo, con cui era in rapporto non soltanto attraverso le sue navi, ma anche per via di terra, mediante corrieri a piedi e a cavallo. Nel XIV secolo un decreto del Maggior consiglio riunì tutti questi agenti, per lo più reclutati nel Montenegro, nella compagnia dei corrieri della Serenissima: La repubblica Veneta riuscì ad ottenere dalla Curia romana la facoltà, per i messi della città di Bergamo, di trasportare attraverso i territori ecclesiastici le corrispondenze proprie e quelle provenienti dalla Svizzera e dalla Germania, in cambio, le lettere dei rappresentanti pontifici venivano portate a destinazione gratuitamente: Era una modesta prerogativa, ma conteneva in germe lo sviluppo futuro del sistema postale. La compagnia dei corrieri bergamaschi era sorta per iniziativa privata, ma aveva chiesto il riconoscimento ufficiale del Governo veneziano, che infatti ne incorporò formalmente gli agenti fra i corrieri della Repubblica,
Tuttavia essa non smarrì il proprio carattere speculativo: diretta da un capo di sua scelta, la compagnia retribuiva gli addetti dividendo proporzionalmente fra loro i proventi dell’attività. Non era in questo diversa da tante altre imprese analoghe sorte in varie città d’Italia, ma di essa faceva parte un personaggio chiamato Omodeo Tasso.
La tradizione vuole far discendere i Thurn und Taxis, germanizzazione del cognome italiano Torre e Tasso da quei Torrioni che contesero a lungo ai Visconti la signoria di Milano.
Nel XV secolo i due rami principali di quella famiglia si stabilirono l’uno a Gorizia, feudo imperiale appartenente alla Casa d’Austria, l’altro a Bergamo, territorio veneziano; entrambi si occuparono di iniziative postali.
A Gorizia, Ruggero I Thurn und Taxis, Gran Cacciatore dell’Imperatore Federico III (1433-1490) aveva organizzato fra il Tirolo e la Stiria una linea di corrieri, affinché il suo sovrano potesse ricevere prontamente le notizie d’ Italia; mentre a Bergamo, Omodeo Tasso era fra i promotori di quella compagnia che ottenne il riconoscimento ufficiale della Repubblica Veneta, poi privilegi e concessioni da papi e da principi italiani e stranieri.
Le corrispondenze venivano spedite con grande esattezza, a giorni designati, dall’Italia a Praga, Magonza e Francoforte nel territorio imperiale, a Perpignano, Burgos, Barcellona e Madrid in Spagna; tanto che l’imperatore, in premio, concesse ai Tasso di inquartate nel loro stemma gli emblemi della posta.
Quella dei Tasso era dunque l’azienda postale più estesa e meglio organizzata d’ Europa all’inizio del Cinquecento: Fu Carlo V a trasformare l’organizzazione tassiana in un colosso internazionale.
Carlo d’Asburgo, ereditando il dominio dei Paesi Bassi, della Spagna, dei Regni di Napoli e Sicilia, dei vastissimi territori di Casa d’Austria, e assumendo in seguito la corona imperiale, si trovò infatti a governare un Impero composto da membra eterogenee e divise tra loro da altri Stati spesso ostili. Rendere sicure e veloci le comunicazioni diventava un’esigenza vitale.
Nel 1516 Carlo V stipulò con Francesco Tasso e suo nipote Giovanni Battista un trattato che trasformava praticamente in ente pubblico la loro azienda privata. Gli agenti della posta diventavano pubblici ufficiali, impegnandosi a prestare il loro servizio con solenne giuramento di fedeltà: in cambio ricevevano l’immunità fiscale e la tutela del sovrano, che garantiva l’aiuto e la protezione delle autorità civili e militari. Essi dovevano rispondere del proprio operato al capo supremo delle poste, come questi rispondeva, con la vita e con i beni, della regolarità del servizio di fronte all’ imperatore .
Alle linee già gestite se ne aggiunsero altre, in particolare quella per Roma, Napoli e la Sicilia, di estrema rilevanza politica.
Francesco Tasso risiedeva nelle Fiandre, e da lì dirigeva con indomabile energia il numerosissimo personale che collegava i domini ereditari di Casa d’ Austria con l’Impero germanico, la Francia, l’Italia e la Spagna. Morì nel 1517, e la direzione suprema delle poste imperiali passò a suo nipote Giovanni Battista, che era il suo più fido e intelligente collaboratore.
Giovanni Battista accentuò talmente la rapidità e la sicurezza delle linee di comunicazione imperiali da renderle superiori a qualsiasi confronto.
Il monopolio, che era la naturale conseguenza del privilegio imperiale, venne esplicitamente confermato da Carlo V in un’ordinanza, emanata a Bruxelles nel 1545, che proibiva ai privati di spedire la propria corrispondenza mediante agenzie non riconosciute dallo Stato.
Nella seconda metà del Cinquecento i corrieri dei Tasso percorrevano ormai tutta l’Europa, con le sole accezioni di Francia, Inghilterra e Russia: L’Azienda era stata smembrata in vari rami quando Carlo V, abdicando, aveva diviso il suo vastissimo Impero fra diversi successori; ma gli accordi stipulati fra i membri della famiglia, veri e propri trattati, ne garantivano comunque il funzionamento
come un tutto unico.

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Meos circa lumbos mica, o castitatis lorica, aqua tincta seraphica; patera gemmis corusca, panis salsus, mollis esca, divinum vinum, Francisca! (Charles Baudelaire) "La gratitudine è la memoria del cuore." Jean B. Massieu (1772–1846) Read more from this author


22 Responses

  1. alan zivojinovicNo Gravatar  •  Maggio 14, 2008 @6:45 pm

    Bella quella buca in ghisa, quasi quasi deve essere conservata come oggetto di interesse storico. Pinerolo, città di caserme e buona cucina:-) bello l’excursus sulla posta. Io quando avevo dato l’esame di stroia economica avevo fatto una mini ricerca sul servizio postale ai tempi degli asburgo ed era venuto fuori che, costi a parte, era veloce quasi come quello odierno (sulle brevi distanze, ovvimanete)

    alan zivojinovics last blog post..ROSE DARLING

  2. rabaschierNo Gravatar  •  Maggio 14, 2008 @7:32 pm

    :-O Caspita, ecco di nuovo il veccio blog:) :-D sono contenta, infatti lo preferisco

    rabaschiers last blog post..mai dire gol :)

  3. FinoNo Gravatar  •  Maggio 14, 2008 @7:35 pm

    cantastorie era bello. Cantare le proprie storie e nello stesso tempo inserirsi in quelle degli altri.
    La corrispondeza che tu citavi è questo scoprire e scoprirsi.
    Buona serata
    Fino

    Finos last blog post..Me ne vado

  4. xeenaNo Gravatar  •  Maggio 14, 2008 @8:04 pm

    A me piaceva cantastorie peró sei sempre tanto stilosa :-)

    xeenas last blog post..Bionda o mora?

  5. francescaNo Gravatar  •  Maggio 14, 2008 @8:50 pm

    non sono un cantastorie :-( :-)

  6. RobNo Gravatar  •  Maggio 14, 2008 @11:54 pm

    Di fatto un nome è un nome, quello è. Sicuramente è da intendersi un buon biglietto da visita, la blogosfera è piena di nomi accattivanti… il punto è che però bisogna lasciare un senso alle cose che stanno dietro al nome.
    Da diverso tempo leggo le cose che scrivi senza commentarle però…
    Se posso dire la mia è interessante il modo che hai per dire le cose, è interessante quel che dici e mi piacciono molto le foto che trovi, più che altro indicano una ricerca profonda dietro. A questo punto Cantastorie o no, per me è il blog di Francesca e questo mi basta.
    Di fatto quindi, un nome è un nome, quello è.

    R

  7. spuntoNo Gravatar  •  Maggio 15, 2008 @12:11 pm

    Direi che il ritorno al tuo nick originale è un chiaro segnale della tua continua ricerca, il non dar niente per scontato, il sapersi rimettere sempre in gioco… non vivere mai banalmente… o sbaglio??

    spuntos last blog post..maggio miraggio

  8. washi_inkNo Gravatar  •  Maggio 15, 2008 @12:46 pm

    L’importante è che dietro a tutto ci sia Francesca.
    Tutto il resto è cornice, cherie.

    Un bacio.

    washi_inks last blog post..Miele di castagno

  9. DonaNo Gravatar  •  Maggio 15, 2008 @2:09 pm

    Ogni tanto una ripartenza e’ sempre utile e ognuno la fa alla sua maniera.
    un caro saluto
    Dona

    Donas last blog post..*Ore 18 a San Rocco

  10. FrancaNo Gravatar  •  Maggio 15, 2008 @2:22 pm

    I nomi non hanno importanza. Quello che conta è la sostanza…

    Francas last blog post..W l’Italia!

  11. MelaniaNo Gravatar  •  Maggio 15, 2008 @3:35 pm

    Capisco perfettamente quello che intendi e mi piace la tua scelta.
    Ma, come hanno detto tanti prima di me, la cosa più importante è che dietro in ogni caso ci sei tu, Fra.

    Buon pomeriggio

    Melanias last blog post..eccomi

  12. francescaNo Gravatar  •  Maggio 15, 2008 @4:42 pm

    A tutti. Cantastorie mi inseriva in un ruolo…come ho già detto ambizioso. Una figura affascinante senza dubbio, ma che ho capito non appartenermi. Noi siamo qui per “corrispondere” lo dice la parola…per collegarci, per “essere in relazione” e cercare di confrontarci ed è belissimo…e poi se vi fate un giro per il web di cantastorie ce ne sono tanti, ma veramente tanti e tutti più autorevoli di me! (E) corrispondenze…è il nome giusto.:-)

    francescas last blog post..non sono un cantastorie

  13. Lorella TapparellaNo Gravatar  •  Maggio 15, 2008 @5:25 pm

    Il fatto di essere lontani ci avvicina ancora di più.
    Sarà la distanza o il blog in sè, fatto è che ci si trova in sintonia anche solo per un post che rispecchia esattamente quello che proviamo noi…

    Complimenti per le emozioni che riesci a dare, Fra.

    Lorella Tapparellas last blog post..Emilia arriviamo!

  14. FrancescaNo Gravatar  •  Maggio 15, 2008 @5:37 pm

    Grazie Lorella!!!! :mrgreen: (F)

    Francescas last blog post..non sono un cantastorie

  15. woodNo Gravatar  •  Maggio 15, 2008 @5:58 pm

    ti interessa un MINISTERO??? lo troviamooooo :shock:

    woods last blog post..SONO STATA NOMINATA MINISTRO..

  16. principasticcioNo Gravatar  •  Maggio 15, 2008 @8:32 pm

    Non vedo il termine ‘cantastorie’ come ambizioso. Gli do il senso proprio di artista da strada, personaggio della letteratura orale e della cultura popolare, che si spostava di piazza in piazza e raccontava con il canto una storia.

    Tu racconti storie, sia che esse affondino la loro origine nel tuo vissuto e siano scritte di tuo pugno, sia che diano voce alle letture più amate e ai tuoi autori prediletti.

    Di certo, però, ‘corrispondenze’ coglie magistralmente un lato di questa realtà, quello delle ‘affinità‘, del legame intimo e profondo che si crea quando c’è comunanza: di intenti, di interessi, di animo. Ed è per questo che mi piace molto.
    Un caro abbraccio.
    princi

    PS: per ora ho in prova K2! ;)

    principasticcios last blog post..Sondaggio: che fare?

  17. barbieNo Gravatar  •  Maggio 15, 2008 @10:49 pm

    ecco, non conoscevo molto il prima, ma in questa corrispondenze la sostanza si riconosce subito.

    barbies last blog post..Voglio morire nei tuoi occhi

  18. FabioletterarioNo Gravatar  •  Maggio 16, 2008 @9:45 am

    Condivido sul fatto che tu non sia un cantastorie. Ma lasciati dire che, indubbiamente, possiedi l’arte della narrazione, sia essa di puro intrattenimento, sia essa legata all’affabulazione. E non è un’abilità così presente in tutti noi…

    Fabioletterarios last blog post..Il guardone di epigrafi

  19. FrancescaNo Gravatar  •  Maggio 16, 2008 @10:03 am

    grazie ragazzi, un abbraccio circolare! :)

    Francescas last blog post..Campi rom incendiati, proteste contro i rom

  20. demi4jesusNo Gravatar  •  Maggio 17, 2008 @12:02 am

    “La relazione tra persone che non si conoscono fisicamente, ma forse proprio per questo motivo approfondiscono ancora di più la loro “conoscenza interiore”, mi affascina particolarmente. La corrispondenza non verbale ci garantisce una relazione speciale e quindi noi intraprendiamo tutti il cammino ispiratoci da questa relazione. Il linguaggio artistico, in particolare, ci avvicina, ma anche quello dell’anima.”

    Lo trovo molto vero!
    Che dirti… buon nuovo ribattezzamento del blog allora ;)
    Un forte abbraccio! :)

    demi4jesuss last blog post..“Noi siamo fatti di silenzio”

  21. FabioNo Gravatar  •  Maggio 17, 2008 @11:15 am

    L’assalto ai campi nomadi è l’ennesima offesa alla legalità e allo stato di diritto. Lo stato ha il dovere di vigilare e intervenire rispetto a questi episodi poichè rischierebbe altrimenti di esserne complice. Un caro saluto, Fabio.

    Fabios last blog post..Aspettando…"il sessantotto".

  22. Daniele Verzetti, RockpoetaNo Gravatar  •  Maggio 17, 2008 @2:41 pm

    Ehi rinnegi il titlo del tuo blog. Ok cambio il titolo anche nel mio link :-)

    Quanto al post molto efficace: poche parole incisive ed un’immagine che dice tutto.

    Daniele Verzetti, Rockpoetas last blog post..OPINIONE DEL ROCKPOETA: Chiamiamolo Semplicemente Atleta.

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