La luce sul comodino è convogliata in una direzione specifica, a illuminare il cellulare che testimonia l’ora e il silenzio, e proietta un’ombra affilata che separa e lacera.
L’attenzione spasmodica al silenzio nega ancora i suoni consueti come quello del carrello delle terapie che tintinna lungo i corridoi immacolati e spegne il fruscio di camici bianchi e verdi, e i lamenti sordi.
Mi confronto con l’estraneità degli spazi asettici, chiudo gli occhi.
Le fitte allo stomaco sono acute mentre il primario del reparto “Chirurgia donne” non trova le parole per comunicarmi che non hanno trovato ancora il bandolo della matassa e provo a tessere una trama che mi sostenga. Mia attitudine più tipica. Ma sotto le lenzuola il rifugio è misero e nero.
Poi, una volta fuori, gli occhi si fissano alla porta accostata nell’attesa di scorgere il suo volto.
Ma non è ancora venuto.
Quanti giorni ho passato qua? Venti, trenta? Ho perso la nozione del tempo.
Cerco nella memoria l’appiglio di un ricordo caldo, pacato, frugo in me stessa alla ricerca di un abbraccio frettoloso, di una breve carezza, di un sorriso complice.
E’ sera.
E’ notte.
Come un fantasma percorro la stanza nera, gelida. Lungo il corridoio infinito muovo passi felpati e incerti.
L’ampia camicia corta sulle ginocchia ossute svolazza intrepida.
Varco la soglia del bagno usurato , fisso dentro lo specchio scarno il volto scarmigliato.
Mentre incrocio il mio sguardo le labbra atteggiano il sorriso alla ricerca di conferme di vita e le dita incerte scorrono i capelli arruffati nella silenziosa esclusione di un’infermità che separa. Nell’incavo del seno pulsa il cuore imbarazzato di rottami.
Appena fuori, con un ultimo sforzo, la lunga panca chiara che accoglie e ristora. La gelida sedia a rotelle appoggiata accanto mi invita a salire per tornare indietro con più leggerezza, senza troppo affanno. Salgo accomodandomi piano.
- Domani - penso - forse domani - e guido con più vigore la seggiola nell’euforia di un possibile ritorno alla normalità.

























ReD PassiON. by ~JoTaRTe












by ~NakoInverse 

Sei bravissima… Un abbraccio e grazie, Giulia
bellissimo
Quanto talento!
Un abbraccio.
Antonio
grazie ! Troppo buoni!
Non solo sei brava, ma trasmetti emozioni forti!
Ti ringrazio per il tuo messaggio: la situazione va normalizzandosi, lentamente, molto lentamente…
Un abbraccio.
Elena
da brivido…
Ehi ubliqua ubiqua, ti fa lo stesso se commento nell’altro tuo meraviglioso accampamento vero ? sono tanti ed ad ognuno il massimo rispetto. ciao
Meraviglioso quadro d’insieme… sembrava di viverlo… auguri
complimenti per la tua casa virtuale
Mi è piaciuto questo tuo racconto, molto bello ed emozionante: brava!
Splendido.. Giulia
E’ un racconto?
Invenzione?
Perche’ io, a quelle ginocchia ossute, ci ho creduto davvero…
Comunque, come racconto, e’ scritto bene.
Se pensavo alla forza di chi, vivendo in quella dimensione, lo scrive ad altri…Quello mi aveva emozionata.
Resta bello comunque.
Ciao.
@loredana>ho vissuto quella dimensione
@grazie laura e grazie a tutti
Buonanotte Francesca, un bacio
scusa per l’assenza…
ma appena posso, faccio un salto sempre volentieri a leggerti.
complimeti davvero.
sempre tutto bello!
un abbraccio e a presto! GB
ho solo comprato un attico sul mare..
sono troppo affezionata all’altro per un vero e proprio trasferimento..per adesso li curerò entrambi..
e tu? non ricordavo d’esser mai passata di qui..
queste figuracce posso farle solo io..
perdonami, hai ragione..
Ciao Francy, un salutino.
Ma sbaglio o sei un pochino irrequieta? Non riesco a star dietro ai tuoi blog …
Spero che con la casa non ti accada lo stesso: cambiar casa o arredamento è molto più costoso e faticoso che cambiare blog!
Comunque questa è la configurazione che mi piace di più (tra quelle che ho visto) … spero che duri!
Un bacione,
Giorgio.
è molto bello, vero, commovente quello che hai scritto; forse sono parziale, perchè ho vissuto un’esperienza lunghissime, terribile in ospedale