La Nature est un temple où de vivants piliers laissent parfois sortir de confuses paroles…Charles Baudelaire
12 Nov
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| Barack Obama (Afp) |
CITTÀ DEL VATICANO - Se il tema è quello delle cellule staminali embrionali, il Vaticano non esita a mettersi di traverso anche al neoletto presidente Usa: «Non servono a nulla e finora non c’è mai stata una guarigione». Sì invece alle cellule staminali adulte e a quelle del cordone ombelicale. È questa la posizione espressa dal cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la Salute, alla domanda se il Vaticano è preoccupato per la posizione di Barack Obama che si è dichiarato pronto a rivedere le leggi restrittive. «Le cellule staminali sono veramente da considerare secondo i progressi della scienza attuali. Gli scienziati lo dicono chiaramente - ha detto Barragan, presentando in Vaticano la Conferenza Internazionale sul tema "La Pastorale nella cura dei Bambini malati", dal 13 al 15 novembre - fino adesso le cellule staminali embrionali non servono a nulla e finora non c’è mai stata una guarigione. Quelle che invece hanno una valenza positiva sono quelle del cordone ombelicale e le cellule staminali adulte».
SCIENZA E FEDE, NESSUNA CONTRADDIZIONE - Alla domanda sul rapporto tra scienza e fede, Barragan ha risposto: «In linea di massima non c’è nessuna contraddizione tra scienza e fede. Se noi consideriamo che ogni persona ha una grande dignità - ha aggiunto - mai si può prendere una persona per un mezzo. Il principio fondamentale è questo: ciò che costruisce l’uomo è buono, quello che lo distrugge è cattivo. Nessun uomo - ha concluso - può essere usato come mezzo per far vivere un altro.
TROPPI BAMBINI ENTRO I PRIMII 26 MESI DI VITA - Quattro milioni di neonati muoiono ogni anno entro i primi 26 giorni di vita, troppi, secondo il presidente del Pontificio consiglio per la Salute, card. Javier Lozano Barragan, mentre occorre fare ogni sforzo per salvarli, assicurando loro la massima assistenza, sanitaria e spirituale. Il riferimento è alla mancata rianimazione dei neonati con gravi malattie, praticata in alcuni Paesi e sulla quale il Vaticano ha riaperto il dibattito.
7 Nov
Edward Hopper -
Morning in a City

Penso si tratti di un grande artista ampiamente personalista (per quanto riguarda i suoi lavori) nonostante i canoni del realismo americano. I suoi dipinti trasudano di una sensibilità particolare caratterizzata dall’isolamento, dalla solitudine, da una malinconia e un’inquietudine che puoi sentire, che puoi quasi toccare con mano.
Nel suo realismo c’è l’essenza stessa della solitudine del quotidiano, realista, a volte spietata, che spesso ad occhi disattenti sfugge.
Adoro le tinte forti, la luce, e l’uso degli stili architettonici delle scene rappresentate nei suoi dipinti.Mi piace il gioco rigido di luce e ombra così in perfetta armonia, il suo modo di dipingere è stato all’avanguardia con quel tocco perpetuo di definitivo abbandono.
Il suo modo di ritrarre scene di vita quotidiana dei suoi giorni..viste con i suoi occhi, teatri quasi vuoti, caffé di notte illuminati dove non si vede quasi nessuno, una figura, forse due, rischiarate dalla luce vivida dei lampioni. Donne e uomini in totale abbamdono o estraniati dal resto del mondo come a custodire un dolore unico, privato…questo mi piace di Edward Hopper e il desiderio che i suoi dipinti mi infondono…entrare un attimo in quella realtà.
E amando Hopper ho scoperto Gregory Crewdson, un grande fotografo che mi ricorda moltissimo l’illustre pittore.
Le sue foto ritraggono il mondo in apparenza idilliaco dell’America contemporanea con opere altamente suggestive e ambigue, inquietanti. Sono immagini dove la teatralità è emergente e si nutre di elementi fantastici usati come metafore delle nevrosi, con una raffinata costruzione della situazione psicologica dei suoi protagonisti nel preciso istante in cui vengono fotografati, un regista dunque oltre che uno straordinario fotografo.
F.
22 Ott

Maurìce Borgés amava l’Italia, Roma in particolare e nel 1913 acquistò Villa Madama, scaduta ormai al livello di proprietà agricola ed in rovina e ne affidò il restauro a Marcello Piacentini, architetto dell’epoca dalla vastissima attività edilizia.
Terminati i lavori di ristrutturazione Maurìce lasciò Tolosa, sua città natale, e si trasferì in villa con rinnovato entusiasmo e con l’intenzione di trascorrervi un lungo periodo.
Quell’anno, era la primavera del 1915, già da otto mesi era in atto “la grande guerra”, ma soltanto allora l’Italia entrò in conflitto contro l’Austria.
I sogni del giovane ingegnere francese si infransero, la guerra entrava così anche nella sua vita travolgendo il mondo ottocentesco e decretando quindi la “fine di un mondo” del quale lui si sentiva parte integrante e al quale non riusciva moralmente a rinunciare.
Si rinchiuse in se stesso e si dedicò interamente ad una vita assolutamente appartata e riservata in cui presero il sopravvento i sogni.
Una notte, girovagando assorto nei suoi pensieri per le ampie sale di Villa Madama, gli sembrò di scorgere la sagoma di una giovane donna che lo invitava ad avvicinarsi.
Avanzò con cautela verso di lei e lei gli parlò. Disse che viveva lì ormai da moltissimi anni, che lo aveva osservato in silenzio, senza farsi vedere, e aveva intuito il suo tormento, la sua depressione. Lo invitò quindi a riprendere la sua vita sociale perché era tempo che questo accadesse.
Pur nella consapevolezza dell’irrealtà di quello che stava vivendo non riusciva ad allontanarsi da lei e continuò ad ascoltarla completamente soggiogato e trascinato dal tono suadente della sua voce.
Trascorsero così un’intera notte insieme. Ella gli disse che era rimasta vedova giovanissima e per ben due volte, e quindi conosceva per esperienza diretta la solitudine ed il dolore, gli disse ancora che aveva sopportato il peso di cariche troppo impegnative e onerose per la sua età e la sua esperienza a causa della sua posizione sociale.
Maurìce rimase affascinato da quella strana ed affascinante creatura e non riuscì a lasciarla fino a quando, era ormai quasi giorno, lei non si congedò per andare a riposare.
Avrebbe voluto fermarla, intrattenersi ancora con lei, ma non osò. La mattina successiva la cercò ovunque, ma senza successo. Provò ancora durante la notte aggirandosi per la casa e sussultando ad ogni colpo di vento. Era stravolto, voleva ritrovare la donna, sentiva la sua mente oscillare appesa ad un filo.
Passarono giorni in cui non ebbe pace fino a quando, stremato, non decise di desistere e cercare di capire ripensando con calma all’accaduto.
Dopo una lunghissima ed attenta riflessione capì che si era trattato soltanto di un sogno o forse di una visione, di un’immagine evocata inconsapevolmente a difesa della sua incolumità mentale, della sua solitudine ormai divenuta insostenibile.
Capì che la donna con la quale si era intrattenuto per un’intera notte altri non era che Margherita d’Austria, morta nel lontano 1530 e dalla quale aveva preso il nome la villa che ora gli apparteneva, venuta miracolosamente in suo aiuto.
Libera "interpretazione allucinatoria"
19 Ott
pinocchio e il grillo parlante
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L’onestà ha un prezzo sempre più insopportabile. Per essere onesti in Italia si deve pagare il pizzo di Stato. Ti uccidono il padre sul lavoro. Sono condannati a risarcirti. Ma la polizza assicurativa dell’azienda era scaduta quando è avvenuto l’incidente e i proprietari sono nullatenenti. La famiglia, che ha vinto il processo, è condannata a pagare le spese processuali anche per i colpevoli che non possono pagare in quanto dichiarano di non possedere nulla. 9.000 euro, il prezzo dell’onestà e della morte di un uomo. … [continua]
14 Ott
Occhi di sale, venuta la stagione più dura ti assopisci nel silenzio di una notte rafferma di dolori che inseguendosi inciampano lungo la schiena e, accartocciandosi acuti, esplodono in fitte calde e stridule sulle nocche pesanti facendosi strada attraverso le braccia dolenti. Note della tua musica salmastra. Ma quando li apri, domani, gli occhi stretti di sole abbagliante, le colline bianche tra cielo e mare sedano quel dolore amaro misto di ossa e cuore palpitante. E ancora è gioia in questa laguna.
7 Mag
Se arrivo diritta al tuo sogno, non spegnere la fessura sottile di luce che attraversa i tuoi occhi sotto le palpebre pesanti di sonno rimosso.
Lascia che illumini il mio cammino spento, lascia che sazi la mia fame arrugginita di morsi d’affetto.
10 Gen

Quanti strani, nostalgici pensieri ho in serbo per stasera. Quanto mi sei mancata oggi con quel sorriso largo e l’incavo liscio del seno, e le ginocchia sbucciate. Volevi il mercuro cromo, niente acqua ossigenata o disinfeettanti d’altro tipo, solo il mercuro cromo. Che tenera ossessione.
Mi chiamavi sempre alla stessa ora, ricordi ? Ed io riconoscevo il trillo. Non è buffo mamma? Ero scortese a volte…”che c’è ancora?”.
Quanto darei oggi per quel trillo? Quante volte ho pensato…”se potessi averla ancora sarei disposta a tutto”, e mi metto a scorrere tutte le possibili rinunce, tutti i sacrifici che valessero un tuo ritorno…impossibile.
Disposta a tutto per il profumo di borotalco che annusavo tra le pieghe del tuo collo candido quando mi avvicinavo per lasciarti un bacio.
Buonanotte mamma.
10 Ott

Queste sono le domeniche delle mele: raccoglierle, sbucciarle, cuocerle per le composte, le confetture.Subito dopo verranno le domeniche della legna da preparare per il camino e intanto sarà tornato il buio di pomeriggio. In questi giorni larghi in cui si mette da parte qualcosa per l’inverno, rileggo i fogli dei racconti scritti da mio padre. Li batteva a macchina a vista persa, pescando a memoria sui tasti. Quando ci chiedeva di leggerli non riuscivamo a finire una pagina per tutto il ridere degli sbagli. Formano sullo scaffale una mezza colonna di varie cartelle colorate.
Riparto dai primi racconti, pieni di vicende che chiamavo a intreccio di canestro e lui, per diminuirli ancora, li diceva: da impagliasedie. "Le storie servono per sedersi," era una sua frase. Molte sono ambientate nella Napoli del primo Ottocento, con serve bellissime, avventurieri inglesi, pittori di corte e delitti d’amore sul tufo di Posillipo.C’è un romanzo epistolare composto di lettere anonime, ci sono strozzini, orfani e maltrattate eroine di nome Clelia, Marzia, Ernestina. Sbrigliava a tutta festa ritagli e dettagli della sua passione per i documenti dell’epoca. Conosceva dinastie familiari con la precisione con cui ricostruì e scrisse la sua regalandola a tutti i nipoti. Leggo le sue storie squillanti, tirate via in fretta per puro slancio di correre dietro all’invenzione finché fioriva. Non gli importava il frutto, il valore finale, solo il fiore contava.
Dell’anno in cui abitammo di nuovo insieme mi mancano i molti saluti che ci scambiavamo ogni giorno. Cominciavamo al mattino presto: alla mia sveglia delle cinque e trenta lo trovavo già in piedi.
Poi all’uscire di casa, al rientro, all’ora della sua passeggiata e al congedo per la notte: quanti saluti, indispensabili, finiti. L’ultimo gliel’ ho detto a cuore appena fermo e sono sicuro che ha potuto sentirlo.
Mi accorgo solo adesso, rileggendoli, che i racconti sono pieni di saluti.
Sono tre anni che il suo corpo s’asciuga in un cimitero di paese, a poca strada dalla nostra casa dei meli e dei pioppi. Sul suo metro ho messo un rosmarino che è cresciuto con impeto. Devo scorciare i rami per non invadere il metro degli altri, ma, sotto, le sue radici non danno ombra a nessuno e sono libere. Ormai saranno arrivate a stringere le sue dita, a forzare la scatola magica del suo sorriso.
Intreccio a canestro le mani intorno ai rami verdi, cupi, profumati e posso sentire, oltre le foglie e il buio che ci separa, la forma delicata del suo cranio.
ERRI DE LUCA
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