
Quanta sofferenza a scuola tra queste righe…e quante volte ho sbuffato annoiata al pensiero di dover leggere un nuovo capitolo e riassumerlo. E adesso, d’improvviso, senza ragione, mi ritrovo il libro usurato tra le mani, ingiallito dal tempo. E’ impossibile non dare una veloce scorsa alle prime righe…e poi mi cattura…
Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l’uno detto di san Martino, l’altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune. Per un buon pezzo, la costa sale con un pendìo lento e continuo; poi si rompe in poggi e in valloncelli, in erte e in ispianate, secondo l’ossatura de’ due monti, e il lavoro dell’acque. Il lembo estremo, tagliato dalle foci de’ torrenti, è quasi tutto ghiaia e ciottoloni; il resto, campi e vigne, sparse di terre, di ville, di casali; in qualche parte boschi, che si prolungano su per la montagna. Lecco, la principale di quelle terre, e che dà nome al territorio, giace poco discosto dal ponte, alla riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, quando questo ingrossa: un gran borgo al giorno d’oggi, e che s’incammina a diventar città. Ai tempi in cui accaddero i fatti che prendiamo a raccontare, quel borgo, già considerabile, era anche un castello, e aveva perciò l’onore d’alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli, che insegnavan la modestia alle fanciulle e alle donne del paese, accarezzavan di tempo in tempo le spalle a qualche marito, a qualche padre; e, sul finir dell’estate, non mancavan mai di spandersi nelle vigne, per diradar l’uve, e alleggerire a’ contadini le fatiche della vendemmia. Dall’una all’altra di quelle terre, dall’alture alla riva, da un poggio all’altro, correvano, e corrono tuttavia, strade e stradette, più o men ripide, o piane; ogni tanto affondate, sepolte tra due muri, donde, alzando lo sguardo, non iscoprite che un pezzo di cielo e qualche vetta di monte; ogni tanto elevate su terrapieni aperti: e da qui la vista spazia per prospetti più o meno estesi, ma ricchi sempre e sempre qualcosa nuovi, secondo che i diversi punti piglian più o meno della vasta scena circostante, e secondo che questa o quella parte campeggia o si scorcia, spunta o sparisce a vicenda. Dove un pezzo, dove un altro, dove una lunga distesa di quel vasto e variato specchio dell’acqua; di qua lago, chiuso all’estremità o piùttosto smarrito in un gruppo, in un andirivieni di montagne, e di mano in mano più allargato tra altri monti che si spiegano, a uno a uno, allo sguardo, e che l’acqua riflette capovolti, co’ paesetti posti sulle rive; di là braccio di fiume, poi lago, poi fiume ancora, che va a perdersi in lucido serpeggiamento pur tra’ monti che l’accompagnano, degradando via via, e perdendosi quasi anch’essi nell’orizzonte. Il luogo stesso da dove contemplate que’ vari spettacoli, vi fa spettacolo da ogni parte: il monte di cui passeggiate le falde, vi svolge, al di sopra, d’intorno, le sue cime e le balze, distinte, rilevate, mutabili quasi a ogni passo, aprendosi e contornandosi in gioghi ciò che v’era sembrato prima un sol giogo, e comparendo in vetta ciò che poco innanzi vi si rappresentava sulla costa: e l’ameno, il domestico di quelle falde tempera gradevolmente il selvaggio, e orna vie più il magnifico dell’altre vedute.
è perfetto… virtuosismo letterario , musica, prosa eppure poesia.
























ReD PassiON. by ~JoTaRTe












by ~NakoInverse 

Durante il liceo non sopportavo tanto Manzoni e I promessi sposi. Diciamolo chiaramente, leggevo perché ero costretta (gran brutta cosa la costrizione…). Dopo la maturità, passati pochi mesi, ripresi in mano quel libro, ma non per dovere scolastico. Per il gusto di vedere cosa si provava a leggerlo solo perché l’avevo deciso io. Lo lessi in pochissimo e, nonostante non sia né lo scrittore nè il libro da me preferito, capii molto più di quanto avevano malamente cercato di insegnarmi.
Melania’s last blog post..voltare pagina
ti dirò: al liceo non ero molto favorevole alla lettura di questo libro per il modo in cui la prof ce lo faceva seguire ma poi crescendo l’ho riscoperto e posso dirti che sono daccordo con te… il mio personaggio preferito era l’Innominato…
emi’s last blog post..Amabili Resti
Anch’io a scuola quando ce lo propinavano sbuffavo…dopo anni il libro me lo sono comprato per i fatti miei e l’ho apprezzato. idem dicasi per la divina commedia…
ciao francesca e buona domenica! :grin:
roselia’s last blog post..West Side Story
Noi a scuola neanche llo abbiamo finito in prima e seconda … ma or ami sono datto alla lettura delle commedie teatrali sul libro di testo insieme a quel tamarro di luca, almeno tutta la classe ride e segue, la prof è contenta, noi facciamo ridire e i voti fioccano.
Eccio’s last blog post..L?oro che puzza
Ciao Francesca,
io,oltre che Manzoni,citerei anche Dante ma non tanto per il fatto che lo ha “rilanciato” Benigni quanto per la bellezza e la vastità di quello che ha scritto(Divina Commedia inclusa).
Ciao
Riccardo
Riccardo’s last blog post..Decisioni,decisioni?
Io l’ho odiato così tanto che ancora, a distanza di più di trent’anni, non sono riuscita a rileggerlo!
Franca’s last blog post..E Calamandrei raccontò la Costituzione
L’acqua dell’Adda! La maledetta acqua dell’Adda e il suo significato intrinseco alla fine della notte di fuga di Renzo da Milano! Quanta sofferenza! Te lo ricordi il suo significato, percaso?
Voxnova :arrow: il soliloquio di Renzo in fuga che cerca un guado nell’Adda è introspezione psicologica…l’ Adda rappresenta per renzo un elemento di luce e di libertà…dimmi se intendevi questo
francesca’s last blog post..rispolverando Manzoni
Adoro manzoni!
Si, intendevo proprio quello, brava!
grazie vox :lol:
francesca’s last blog post..preghiera per il grande spirito e altre pillole di saggezza
Francesca
come darti torto, anch’io a scuola, pur essendo tra i più bravi e pur apprezzando il Manzoni, non amavo affatto i Promessi Sposi… anzi per essere più preciso forse li detestavo! Credo però che oggi, se avessi la possibilità di rileggere il romanzo, mi risulterebbero certamente più congeniali. Forse un giorno riproverò!
Ciao
Francesco
Se ami il Manzoni, ami insieme a lui il “mio” lago di Como…
Vorrei invitarti allora a visitare il mio indirizzo web:
http://www.comoinpoesia.com
poesie ed immagini - dedicate a Como ed al Lario -
il sito accoglie e pubblica anche poesie dei suoi visitatori, nella sezione apposita: http://www.larioinpoesia.blogspot.com
Un grande CIAO,
Luciana