l’azzurro del cielo

"LIBRI", invito alla lettura

 

" Io non sono un filosofo ma un santo, forse un pazzo" , diceva Georges Bataille, che è stato, o comunque ha aspirato a essere tutto, interessandosi alla filosofia come all’arte, alla sociologia come all’economia, all’etnografia come all’antropologia, all’erotismo come alla violenza, alla criminalità come alla religione e ad altro ancora.

Restato giovanissimo orfano di padre, si direbbe dalle sue confidenze autobiografiche ossessionato da un mostruoso rapporto con la madre. Certo è che Bataille concentrò il suo sforzo, solo apparentemente dispersivo per versatilità, nella riabilitazione della parte maledetta dell’essere che emerge nella poesia attraverso la trasgressione delle leggi comuni del linguaggio. "L’estasi dei santi, l’ebbrezza;  l’effusione erotica, il riso, l’effusione del sacrificio, l’effusione poetica" furono per Bataille "l’insieme dei comportamenti palesi" di quanto definì "sovranità", la totalità da conseguire.

Le bleu du Ciel reca in calce la data di stesura: "maggio 1935", ma non fu pubblicato perché ritenuto dall’autore troppo personale. Hitler era arrivato al potere assoluto in Germania, Ma Bataille era convinto che un suo privato tormento fosse all’origine delle mostruose anomalie de "L’azzurro del cielo" . Solo 22 anni dopo si lasciò convincere ad affidare ad un editore questa atroce premonizione del male.

 

 

L’azzurro del cielo di Georges Bataille

 

 

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tutto è sciolto

arte e filosofia

man ray

Man Ray 1920-1934, Paris, Parigi 1934, Museo di Storia della Fotografia Fratelli Alinari - Biblioteca Fotografica - Malandrini, Firenze  


Ciclo vuoto d’uccelli, marina oscurità,
e solitaria stella che fora l’occidente
come tu, tenero cuore, il tempo d’amore,
sì remoto, sì spento oggi rimembri.

Dei giovani occhi chiari il mite sguardo,
quella candida fronte, i fragranti capelli,
cadenti come giù nel silenzio ora
discende l’oscurità dall’aria.

Dunque perché, nel ricordare quelle
timide dolci lusinghe, dolersi se il caro
amore che in un sospiro ella rendeva
a volerlo, era tuo?


James Joyce

 

 

Dell’opera "Tutto è sciolto" abbiamo una prima traccia  nel 1914 (trieste), ma la prima documentazione disponibile risale al 1915.

Il titolo, "Tutto è Sciolto", può essere tradotto come "Tutto adesso è perduto", ed è una citazione dell’ ‘opera Il Sleepwalker (La Sonnambula) di Vincenzo Bellini. La stessa musica compare in "Sirene" episodio dell’Ulisse. Probabilmente, alla luce di questo collegamento con lUlisse, nel 1927 la prima stesura della poesia fu modificata. Il testo è ricco di significati e  allude al tema dell’infedeltà.

Chi era dunque la misteriosa fiamma triestina di Joyce?

Sembra comunque che in questa poesia ci siano palesi riferimenti a "Giacomo Joyce" che è senza ombra di dubbio il più oscuro e impenetrabile testo di James Joyce, palesemente ambientato a Trieste e nonostante gli studi e le ricerche fatte su quest’opera non è certa l’identità della giovane donna (studentessa) alla quale il poeta si ispira. Chi é? Il ritratto che egli ne fa è fuorviante e sembra il risultato della somma di donne diverse.

In ogni caso è un breve testo decisamente appassionante.

 nel 1994 esce il libro "Tutto è sciolto, l’amore triestino di Giacomo Joyce" di Curci Roberto edito da Lint Editoriale.

Molte cose del soggiorno triestino di Joyce vengono qui messe in discussione. Curci ci da notizie preziose. Da tenere in considerazione? Questo non è possibile dirlo.

Quarta di copertina

Chi era la misteriosa fiamma di Joyce? L’identificazione proposta da Richard Ellmann, e accettata da quasi tutti gli studiosi joyciani, non regge a un’accurata ricostruzione. Con un incredibile lavoro di investigazione Roberto Curci arriva a un’altra inquieta ed enigmatica figura femminile. Una sorta di giallo biografico-letterario attorno a uno dei più grandi miti di questo secolo.

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tetris

giochi

Ve lo ricordate questo giochino? Quando mia figlia era piccola, eravamo quasi impazziti! :)

Il gioco del Tetris è un classico di tutti i tempi, realizzato negli Stati Uniti nel 1986.

Usare le frecce sulla tastiera Uper uotare i blocchi, il tasto “P” per mettere in pausa, “Q” per uscire dal gioco e “M” per escludere l’audio.

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caspita! Una coppa per me :)

meme

Free Image Hosting at www.ImageShack.us

Il mio grande amico de La Stampa ,FINO,ha deciso di offrirmi questo premio con la motivazione:

"la fantasia al potere. Questo potrebbe essere lo slogan di prsentazione del blog di Francesca. Ci sono arte, poesia e tanta, tanta umanità."

Grazie Fino! :) Una coppa ricevuta da te è un super coppa!!! e allora giochiamo insieme!

Le regole sono :

1.  inserire il banner (trovate il codice a fine pagina) 

2.  linkare il blog che ti ha dato il meme

3.  linkare  altri blog (cifra flessibile) che a tuo parere meritano un premio e, se possibile, spiegare il perché. Un blog può ricevere il premio innumerevoli volte!

4. chi riceverà il meme potrà mettere il banner con la coppa in home page  in modo da far vedere il premio ricevuto a tutti i visitatori! Il codice del banner è a fine pagina.

 Io attribuisco il premio a:

 

1melania
2
noemi
3
xeena

La motivazione? La stessa: tre persone vere, tre blog dove entrare come nella casa di un caro amico e sapere di essere sempre accolti con calore. Queste tre donne possiedono una qualità rara: l’empatia. e scusatemi se è poco.

Grazie Fino :)

codice:

 

il codice del banner è:
<ahref=
http://www.gobettiano1.blog.laSTAMPA.IT/meme-revolution.htmltarget="_blank"><img src="http://img87.imageshack.us/img87/7776/coppaho1.th.jpg" alt="Free Image Hosting at www.ImageShack.us" border="0" /></a>

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marito impazzito?

curiosità

provate a leggere cosa ha scritto un marito disperato o semplicemente un folle, sulla sinistra accanto al cartellone pubblicitario della TIM.

Ho aspettato l’autobus per mezz’ora ieri e non ho potuto fare a meno di leggere, e di sorridere. :)

Non leggete bene? Vi aiuto io.

AIUTATEMI! MARITO DISPERATO CERCA CORPO

PER MOGLIE QUARANTENNE INGORDA.

SOLO PERSONE SERIE!

GRAZIE!

SOTTO UN NUMERO DI CELLULARE

MI RIVOLGO SOLO AI MASCHIETTI:

CHE FARESTE, CHIAMERESTE?

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“le dejeneur sur l’herbe” e “L’Apres-midi d’un faune”

arte, la grande musica, letteratura

L’ Apres-midi d’un Faune - Claude Debussy

 

 

Parigi è stato il centro mondiale per l’arte, la letteratura, la musica, questa grande trasformazione ha avuto inizio quando il pittore parigino Manet attirò a sé l’attenzione del pubblico esponendo "le dejeneur sur l’herbe" al Salon de refuses nel 1863. Molti parigini e molti critici d’arte trovarono il dipinto volgare perché raffigurava un picnic con donne nude accanto ad uomini completamente vestiti. La scelta dei suoi soggetti e degli argomenti che trasparivano da essi continuò a confondere la critica e il pubblico per tutta la sua carriera. In poesia ebbe lo stesso esito una prima versione della più popolare poesia "L’Apres-midi d’un faune" di Stephane Mallarme. (A quest’opera si ispirò il musicista Claude Debussy per il Prélude à l’après-midi d’un faune)

Così Le dejeuner sur l’herbe  e L’Apres-midi d’un faune rappresentarono un cambiamento radicale nell’arte pittorica e nella  poesia poiché entrambi possono essere considerati devianti dalla tradizione.

Vorrei proporre questi due capolavori per chi ancora non li conoscesse.

Purtroppo per quanto riguarda il poemetto di Mallarme ho a casa la traduzione di Ungaretti, ma sarebbe lunghissimo scriverla per intero quindi ecco la versione originale presa da internet.

(L’après midi d ‘uneì faune verrà poi stampato illustrato da Manet)

Le Faune:
Ces nymphes, je les veux perpétuer.
Si clair,
Leur incarnat léger, qu’il voltige dans l’air
Assoupi de sommeils touffus.
Aimai-je un rêve?
Mon doute, amas de nuit ancienne, s’achève
En maint rameau subtil, qui, demeuré les vrais
Bois même, prouve, hélas! que bien seul je m’offrais
Pour triomphe la faute idéale de roses.

Réfléchissons…
ou si les femmes dont tu gloses
Figurent un souhait de tes sens fabuleux!
Faune, l’illusion s’échappe des yeux bleus
Et froids, comme une source en pleurs, de la plus chaste:
Mais, l’autre tout soupirs, dis-tu qu’elle contraste
Comme brise du jour chaude dans ta toison?
Que non! par l’immobile et lasse pâmoison
Suffoquant de chaleurs le matin frais s’il lutte,
Ne murmure point d’eau que ne verse ma flûte
Au bosquet arrosé d’accords; et le seul vent
Hors des deux tuyaux prompt à s’exhaler avant
Qu’il disperse le son dans une pluie aride,
C’est, à l’horizon pas remué d’une ride
Le visible et serein souffle artificiel
De l’inspiration, qui regagne le ciel.

O bords siciliens d’un calme marécage
Qu’à l’envi de soleils ma vanité saccage
Tacite sous les fleurs d’étincelles, CONTEZ
« Que je coupais ici les creux roseaux domptés
» Par le talent; quand, sur l’or glauque de lointaines
» Verdures dédiant leur vigne à des fontaines,
» Ondoie une blancheur animale au repos:
» Et qu’au prélude lent où naissent les pipeaux
» Ce vol de cygnes, non! de naïades se sauve
» Ou plonge…
Inerte, tout brûle dans l’heure fauve
Sans marquer par quel art ensemble détala
Trop d’hymen souhaité de qui cherche le la:
Alors m’éveillerai-je à la ferveur première,
Droit et seul, sous un flot antique de lumière,
Lys! et l’un de vous tous pour l’ingénuité.

Autre que ce doux rien par leur lèvre ébruité,
Le baiser, qui tout bas des perfides assure,
Mon sein, vierge de preuve, atteste une morsure
Mystérieuse, due à quelque auguste dent;
Mais, bast! arcane tel élut pour confident
Le jonc vaste et jumeau dont sous l’azur on joue:
Qui, détournant à soi le trouble de la joue,
Rêve, dans un solo long, que nous amusions
La beauté d’alentour par des confusions
Fausses entre elle-même et notre chant crédule;
Et de faire aussi haut que l’amour se module
Évanouir du songe ordinaire de dos
Ou de flanc pur suivis avec mes regards clos,
Une sonore, vaine et monotone ligne.

Tâche donc, instrument des fuites, ô maligne
Syrinx, de refleurir aux lacs où tu m’attends!
Moi, de ma rumeur fier, je vais parler longtemps
Des déesses; et par d’idolâtres peintures
À leur ombre enlever encore des ceintures:
Ainsi, quand des raisins j’ai sucé la clarté,
Pour bannir un regret par ma feinte écarté,
Rieur, j’élève au ciel d’été la grappe vide
Et, soufflant dans ses peaux lumineuses, avide
D’ivresse, jusqu’au soir je regarde au travers.

O nymphes, regonflons des SOUVENIRS divers.
« Mon oeil, trouant les joncs, dardait chaque encolure
» Immortelle, qui noie en l’onde sa brûlure
» Avec un cri de rage au ciel de la forêt;
» Et le splendide bain de cheveux disparaît
» Dans les clartés et les frissons, ô pierreries!
» J’accours; quand, à mes pieds, s’entrejoignent (meurtries
» De la langueur goûtée à ce mal d’être deux)
» Des dormeuses parmi leurs seuls bras hasardeux;
» Je les ravis, sans les désenlacer, et vole
» À ce massif, haï par l’ombrage frivole,
» De roses tarissant tout parfum au soleil,
» Où notre ébat au jour consumé soit pareil.
Je t’adore, courroux des vierges, ô délice
Farouche du sacré fardeau nu qui se glisse
Pour fuir ma lèvre en feu buvant, comme un éclair
Tressaille! la frayeur secrète de la chair:
Des pieds de l’inhumaine au coeur de la timide
Qui délaisse à la fois une innocence, humide
De larmes folles ou de moins tristes vapeurs.
« Mon crime, c’est d’avoir, gai de vaincre ces peurs
» Traîtresses, divisé la touffe échevelée
» De baisers que les dieux gardaient si bien mêlée:
» Car, à peine j’allais cacher un rire ardent
» Sous les replis heureux d’une seule (gardant
» Par un doigt simple, afin que sa candeur de plume
» Se teignît à l’émoi de sa soeur qui s’allume,
» La petite, naïve et ne rougissant pas: )
» Que de mes bras, défaits par de vagues trépas,
» Cette proie, à jamais ingrate se délivre
» Sans pitié du sanglot dont j’étais encore ivre.

Tant pis! vers le bonheur d’autres m’entraîneront
Par leur tresse nouée aux cornes de mon front:
Tu sais, ma passion, que, pourpre et déjà mûre,
Chaque grenade éclate et d’abeilles murmure;
Et notre sang, épris de qui le va saisir,
Coule pour tout l’essaim éternel du désir.
À l’heure où ce bois d’or et de cendres se teinte
Une fête s’exalte en la feuillée éteinte:
Etna! c’est parmi toi visité de Vénus
Sur ta lave posant tes talons ingénus,
Quand tonne une somme triste ou s’épuise la flamme.
Je tiens la reine!
O sûr châtiment…
Non, mais l’âme
De paroles vacante et ce corps alourdi
Tard succombent au fier silence de midi:
Sans plus il faut dormir en l’oubli du blasphème,
Sur le sable altéré gisant et comme j’aime
Ouvrir ma bouche à l’astre efficace des vins!

Couple, adieu; je vais voir l’ombre que tu devins.

Manet, le Déjeuner sur l’herbe

Huile sur toile, 208 × 264,5 cm. Musée d’Orsay, Paris.

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