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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, MARCEL PROUST
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Non c’è persona al mondo che non si sia mai posta questa domanda. Il problema è vedere che risposta uno ne trae. Una madre che perde un figlio per malattia, disgrazia o guerra è una delle cose più tragiche a cui si possa assistere. Come scriveva Guido Coos in un articolo che ho pubblicato in merito alle madri che non videro tornare i propri figli dalla Russia, la cosa più struggente è che loro sono condannate a un eterno pianto. Eppure ho conosciuto madri che quel dolore lo hanno trasformato in un fulgido esempio di dignità. La loro forza è divenuta colonna della famiglia. Nel vederle ho visto non delle madri e basta, ma l’anima stessa del focolare. Coloro che ci riescono lasciano senza parole e fanno apparire ridicoli quelli come me che credono- forse sperano- di riuscire a fronteggiare gli eventi tenendosi saldi alle proprie convinzioni. Eppure amo pensare che a simili situazioni ci sia un “perchè” superiore, che deriva da quel Dio buono che sembra dispensare con tanta facilità tanta sofferenza.
Anche io ho passato brutti momenti e non ho saputo fare altro che accettarli e viverli serenamente come volontà del Signore. Non so se sia una cosa da ritenersi giusta, ma ha aiutato me e i miei cari.
La cosa peggiore però che abbia mai visto sono le persone che non reggono l’urto e oltre la dignità finiscono per perdere Anima ed affetti. Quello è veramente uno spettacolo deprimente.
Insomma, i lati della stessa medaglia, ovvero le uniche due possibili risposte a quella domanda.
“Mandi” da “VoxNova”.
grazie per il tuo commento