l’origine del muro


la gratitudine è la memoria del cuore la gratitudine è la memoria del cuore... Read more from this author


Parte prima

Giuliana è fragile, insicura, spesso eccitata.

Vive in un mondo e in una dimensione assolutamente diversi, dalle proporzioni e dall’atmosfera irreali.

Ha i capelli lisci, di un colore indefinibile, vicino al grigio, corti. Li lava spesso perché sono sempre grassi e le si dividono a gruppetti sulla fronte alta e sporgente. La pelle, rossiccia e piena di brufoli, trasuda continuamente e una leggera peluria ombreggia il labbro superiore conferendole un aspetto duro, mascolino.

La lingua, ostinatamente tenuta sotto il labbro inferiore, le gonfia il mento mettendo in risalto un viso dall’espressione dolcissima, a tratti sconsolata. Il corpo massiccio e l’aria trasandata la fanno apparire più vecchia di quanto in realtà non sia.

La testa, reclinata ora da un lato ora dall’altro sulle spalle curve, dondola ritmicamente.

Un motivo ben preciso deve suonarle in testa ossessivo, sempre lo stesso.

Gli occhi sono accesi e da tutto il suo essere emerge, malgrado l’aspetto ed il modo di muoversi, d’incedere lento e indeciso, una carica d’energia inesauribile, come fosse sempre sul punto di elevarsi in volo ed ergersi al di sopra di tutto.

Giuliana ama la musica che le conferisce misura e la protegge dalla sua instabilità , dal senso di provvisorietà che esala da ogni suo gesto, come se nella musica recuperasse tenacia e autorità. Da lei puoi trovare “45 giri” ovunque, perfino in bagno insieme ad una quantità sorprendente di rolli per capelli che ogni giorno, come un rito al quale non osa sottrarsi, mi chiede di metterle su.

A Giuliana piacciono le feste, quelle semplici che si organizzano nelle case di paese e alle quali partecipano tutti, vecchi e bambini compresi . Mi trascina con sé chiedendosi, ad ogni occasione, se e con chi ballerà, chi l’avvicinerà e con quali intenzioni.

Non appena arriviamo noto ragazzi darsi alla fuga con aria disinvolta (accade spesso che si metta alle calcagna di qualcuno) ma lei sembra non accorgersi di nulla, si guarda intorno facendo continue congetture su questo e su quello, teorizza ad alta voce, con veemenza, senza preoccuparsi troppo che io la stia ascoltando.

Giuliana vuole un ragazzo, a tutti i costi! S’innamora praticamente tutti i giorni, e l’ultimo che le sorride si aggiudicherà il titolo indiscusso di “innamorato”.

- Oggi mi sono messa con Lello - mi ha sussurrato - ma te l’ha chiesto? Vi siete baciati?- -No!- bisbiglia - ma stiamo già insieme…-

La sua sete di consensi la tiene in continuo allenamento, non c’è giorno di riposo né per me né per lei, tutto il suo essere è proteso nella ricerca della consapevolezza del “sé”, della coscienza di essere. Le approvazioni alle quali aspira così avidamente devono restituirle la sua identità che sembra sfuggirle, per avere qualcosa da raccontare e da raccontarsi e assaporarne il ricordo poi, una volta rimasta sola, in conflitto con se stessa e con le sue insicurezze.

Giuliana deve convivere con il concetto che la gente del paese si è fatta di lei: “handicappata”, con il dovere di adattarsi al mondo dei sani, che l’hanno indotta a perdere il senso del proprio valore. Da sempre si è sentita diversa e da diversa si comporta essendo convinta di esserlo. Per lei hanno deciso gli altri, regolando ogni cosa, pensando e agendo al suo posto e facendole perdere la fiducia nelle sue capacità. Spesso è additata senza riguardo, con commiserazione, sfuggita, evitata, indotta così a sopportare meglio la repulsione che la compassione.

Questa l’origine del muro.

Seduta fuori della porta di casa, su di un artigianale sgabello in legno, è perennemente in attesa di un evento. Scruta i volti dei passanti con aria sostenuta, dettaglio imprescindibile della sua armatura. Riesco a distinguere l’espressione dei suoi occhi già da lontano, mentre mi appresto a raggiungerla. Quel miscuglio di fierezza e arrendevolezza insieme fa di lei ai miei occhi una ragazza stravagante e mi chiedo, nell’ingenuità dei miei anni, perché non abbia altre amiche oltre me .

Mia sorella Laura , maggiore di sei anni, ha sempre da fare con la sua “compagnia” ed io di solito faccio da “coda”. Ricordo un giorno dell’anno scorso in cui feci l’autostop ad un carro funebre per raggiungerla in un paese vicino, dove aveva detto sarebbe andata con i suoi amici. Quando arrivai non trovai nessuno e tornai indietro a piedi per tre chilometri; fu proprio quello il giorno in cui riuscii a stabilire il primo contatto con Giuliana: era seduta in piazza, sotto casa di mia nonna, e scoppiai a ridere quando mi vide arrivare accaldata e trafelata, come se sapesse. Probabilmente sapeva. In precedenza l’avevo osservata in silenzio, curiosa. Non sembrava interessarsi a me, anzi, aveva un’aria ostile.

Dopo quella prima volta non è stato facile avvicinarla. Le ho comprato al mercatino una canottiera a fiorellini, poi un disco nuovo, appena uscito, preso ad Avezzano durante un giro in macchina con mio padre…forse è stato proprio quello a far crollare l’ultima barriera, fino a disarmarla. Ho vinto la sua diffidenza penetrando il muro d’ostilità che ha innalzato intorno a sé. A volte ho la sensazione di passarne attraverso. Non voglio rinunciare a questo privilegio. Giuliana puà e deve contare su di me, penso sia la mossa più efficace e significativa, se voglio trattenerla. E’ necessario che lei creda d’ essere stata scelta, fra tante, come unica ed esclusiva confidente, che non sappia che anch’io mi sento sola esattamente come lei, deve esaltarla sapere che potrei svelarle ogni mio pensiero, ogni mio più piccolo segreto.

Giuliana è stata fino ad ora inespugnabile, la sua diffidenza è tangibile ed io l’ho vinta. Sono riuscita dove, forse, nessuno avrebbe potuto e questo mi da un senso d’onnipotenza.

I miei pensieri man mano trovano compiutezza, come il mio rapporto con lei.

Oggi sono in ritardo per il solito appuntamento. Non è fuori ad aspettarmi. Salgo la rampa fino al pianerottolo, Giuliana è in fondo alla sala…mi osserva in silenzio poi di colpo cade a terra contorcendosi spasmodicamente, la lingua gonfia, fuori dalla bocca, è ricoperta di schiuma bianca, gli occhi roteano, le braccia tese tagliano l’aria come in una ricerca disperata d’aiuto, poi il corpo, rigido, sembra non appartenerle più. Resto immobile a guardare, impotente, incapace di un solo respiro, il cuore sembra scoppiarmi nel petto. Sento crescere dentro di me un oscuro delirio, un nodo d’angoscia mi chiude la gola fino a quando non è tutto finito e lei, in uno stato di totale abbandono, fissa lo sguardo nel vuoto per un tempo per me incalcolabile.

Provo mille emozioni e sensazioni diverse: sento l’odore della pioggia, della terra bagnata e un sapore amaro, metallico, imprigiona la lingua.Ricordi d’avvenimenti lontani nel tempo riaffiorano alla memoria: mi rivedo piccolissima, quasi in fasce, tra le braccia di mia madre, intuisco la presenza complice di mio padre. Resto ancora, le spalle contro il muro. Vedo affiorare sul soffitto tracce d’umidità che oscillando sotto un raggio di sole spaurito assumono forme e colori diversi. Le inseguo con gli occhi. Prendo tempo.

Un tremore irrefrenabile scuote il fragile corpo che giace ancora disteso.
La stanza ruota tutt’intorno adesso, e non oso muovermi per il timore che tutto possa ricominciare con maggiore violenza e più a lungo di prima come se, paradossalmente, un mio gesto potesse scatenare ancora la tempesta che si è appena placata. Ma non accade nulla, l’espressione del suo viso è cambiata, fiera, colorata d’insospettabile dignità .

I nostri occhi si incontrano ora in un complice stupore, con cautela. Il timore nutrito in questi istanti terribili, quello di trovarmi di fronte ad una personalità nuova, a qualcuno che non conosco e non sono in grado di affrontare, si sgretola nell’amplesso del nostro sguardo. Nel volto ancora pervaso da un’incredibile bellezza leggo un’indefinibile maturità, non quella che si acquista con il tempo, con l’età, ma piuttosto quella che si raggiunge attraverso il dolore. Con il passare dei minuti Giuliana appare sempre più tranquilla, consapevole. Probabilmente la conforta aver condiviso la sua angoscia. Gli occhi negli occhi ancora una volta, le parole non servono. Il legame è più intenso.

Conosco così per la prima volta la sofferenza, la paura. Entro in contatto con una dimensione fino ad ora sconosciuta e imprevedibile. Mi congedo definitivamente dal mondo magico, fino ad oggi sperimentato per fare il mio ingresso in un altro che lascerà poco spazio ai sogni.

Mi chiedo cosa significhi per me l’incontro con Giuliana, quanto contribuirà alla mia formazione, cosa rappresenta lei per me, se non mi sento privilegiata dalla sua scelta, anche se non incondizionata, quanto disinteresse ci sia in questo rapporto da parte mia. Sono dubbi del tutto naturali, credo, anche se hanno il potere di ferirmi, di mettermi in discussione, di sospettarmi diversa da quella che fino ad ora ho presunto di essere. Suscitare stima è gratificante. So per certo che mi piace farmi vedere con lei , percepire la tacita benevolenza dei miei scrutando i loro volti compiaciuti. E’ eccitante cercare e cogliere espressioni di tacito consenso.

Ma con altrettanta certezza posso dire che a modo mio amo Giuliana, che non sono fuggita davanti alla sua “diversità“, che l’ho accettata superando me stessa, ed ho condiviso con lei i suoi “momenti”.

Parte seconda

Una fotografia in bianco e nero sulla vecchia scrivania di faggio. La osservo a lungo.

Voglio ricordare e riscoprire le mie vecchie emozioni, e ritrovarle intatte, intense, vive, come se il tempo non fosse mai passato. Voglio ricordare perché il ricordo mi appaga, mi consola, mi restituisce quello che il tempo mi ha tolto, e posso farlo soltanto scrivendo perché le parole scrittee fermano i ricordi sulla carta e impediscono ad essi di sbiadire ancora rincorrendosi informi, confusi, a naufragare nella memoria Voglio ricordare e saziarmi del ricordo perché ricordando ritrovo me stessa intatta e rivivo i momenti più significativi della mia vita, come se a raccontarmeli fosse qualcun altro.

Mi siedo, prendo carta e penna.

“Giuliana è fragile, insicura, spesso eccitata, vive in un mondo e in una dimensione assolutamente diversi, dalle proporzioni e dall’atmosfera irreali…”

Parte terza

Oggi, attraverso le parole, ho ritrovato Giuliana.

Sono trascorsi molti anni da allora e molti da quando seppi della sua morte.

Non so definire esattamente cosa provo. Un infinito senso di perdita, forse. Un incolmabile vuoto. La sua essenza dispersa nell’etere o finita in un mondo parallelo a ricostituirsi ancora.

28 Responses to “l’origine del muro”


  1. 1 DonaNo Gravatar

    Ciao francesca, non ho molto tempo ora per leggere questo racconto, l’ho stampato e me lo porto al lavoro stanotte.
    Noto che hai addobbato a festa la tua casa
    Bello
    Apresto
    Dona

  2. 2 francescaNo Gravatar

    ciao dona, buon lavoro…e buona notte!:)

  3. 3 iobriciolaNo Gravatar

    Bello il tuo blog..ma già hai messo il template di natale?!
    Ho dato un’occhiata,piano piano leggerò tutto!!
    Grazie della visita,notte

  4. 4 xeenaNo Gravatar

    Ma che bello con la musica che parte da sola ma come si fa….
    un bacio notte!

  5. 5 kincobNo Gravatar

    sempre detto che il mondo non è a fette di colori standard, ma ci sono le sfumature là in mezzo a renderlo più complicato forse, ma anche più piacevole alla vista. il problema è solo avere gli occhiali giusti e la pazienza necessaria a scoprirne le differenze. penso che giuliana possa essere la priam persona a congratularsi con te per il suo ritratto di signora che le hai dipinto.
    ciao

  6. 6 newyorkerNo Gravatar

    sfinito dalla tua brevità di parola posso solo aggiungere che il tuo avatar o fotina può essere schiarito…un bacio

  7. 7 newyorkerNo Gravatar

    Dona, mi piacerebbe lasciare qualche commento nel tuo blog oltre che leggerlo….quale muro me lo impedisce?

  8. 8 melania07No Gravatar

    L’ho letto tutto d’un fiato. Anche perchè man mano che lo leggevo si formava nella mia mente un’immagine sempre più definita e chiara. Forse perchè Giuliana assomiglia tanto ad una persona che conosco. E credo che nella vita di ognuno ci sia una Giuliana.
    Bello davvero. E non lo dico per fare un semplice complimento.
    A presto
    Melania

  9. 9 barbieNo Gravatar

    bellissimo, complimenti!!!
    Anche la musica in apertura è bella.
    A presto carissima.

  10. 10 DonaNo Gravatar

    Eccomi! recuperata o quasi dalla notte.
    Come promesso ho letto il tuo racconto, molto toccante.
    In fin di conti Francesca io penso che simo un po’ tutti come Giuliana, diversi, ognuno con le proprie debolezze, i propri crucci e sofferenze e soprattutto con la nostra solitudine e la voglia irrefrenabile quasi ossessiva di non essere soli e di sentirsi accettati.
    un abbraccio
    Dona

  11. 11 francescaNo Gravatar

    newyorker: ecco il nuovo avatar…questo va bene?

    iobriciola: si ho messo il template di Natale perchè sono sempre in anticipo…sarebbe carino se lo mettessimo tutti!;)

    Kincob: chissà se a Giuliana piacerebbe quello che ho scritto…

    Melania: ho pensato anch’io che nella vita di ognuno c’è una Giuliana…

    Barbie: grazie!

    Dona: Melania dice che nella vita di ognuno c’è o c’è stata una Giuliana e tu che ognuno di noi è un pò Giuliana…mi hai fatto riflrttere e sono d’accordo, una cosa non esclude l’altra.

  12. 12 francescaNo Gravatar

    xeena: clicca e segui le indicazioni, è facile:)

  13. 13 newyorkerNo Gravatar

    questo si che mi piace!!!! simpaticissimo! :)

  14. 14 carlodreamsNo Gravatar

    Circolare e circolante, molto bello.
    Credo che in fondo noi che siamo qui a scrivere e leggere possiamo considerarci tutti dei privilegiati e con questa consapevolezza gettare uno sguardo più attento sul mondo. Carlo

  15. 15 francescaNo Gravatar

    Carlo hai detto una cosa bellissima…scrivere per osservare, per fermare lo sguardo sul disagio, leggere per cogliere quello che altri occhi hanno visto

  16. 16 FabioletterarioNo Gravatar

    Vedi, quando io dico che non sono favorevole alla proretà privata e dunque ai muri? :-)

  17. 17 FabioletterarioNo Gravatar

    proprietà , pardon.

  18. 18 francescaNo Gravatar

    :)ciao Fabio

  19. 19 SilencesorrowNo Gravatar

    Stampo e leggo… stasera al calduccio! Un abbraccio sintetico. :-D

  20. 20 DonaNo Gravatar

    Toc toc
    volevo solo dirti che finalmente l’ho letto! vieni a trovarmi
    Ciao ciao
    Dona

  21. 21 astrallaNo Gravatar

    Racconto bellissimo…Triste ma vivo come tutti i tuoi post…le parole,come gli odori, o la musica, a volte trasportano con se ricordi dimenticati….
    E’ proprio là che sta la magia…nel ricordare cose nascoste ritrovate giocando a nascondino…

  22. 22 ElisaNo Gravatar

    Mi piace la tua scelta per il layout. Che bello il Natale, cerchiamo di farlo durare un pò di più quest’anno!
    Ho cominciato a leggere il racconto e mi è piaciuto fino a dove sono arrivata, finirò con più calma.

  23. 23 Qui e AdessoNo Gravatar

    Hai una capacità descrittiva impressionante.

    Ti leggerò ancora.

    Un abbraccio

    gionata

  24. 24 newyorkerNo Gravatar

    più lo vedo e più mi piace il tuo nuovo avatar…trovo invece troppo carico quello del “who is”…..lo sai che sono un esteta no?

  25. 25 francescaNo Gravatar

    lo cambierò:)

  26. 26 VoxNovaNo Gravatar

    L’ho letto tutto. Non è facile per me dirlo, ma ho pianto.
    Non sono arrivato in fondo con facilità al tuo scritto. Avrei voluto fuggirne molto volentieri, ma “quando ci si trova a un bivio” per me si va comunque avanti. Hai fatto rivivere in me ricordi belli ma dolorosi. Ricordi che volevo sepolti. Non sai quante notti insonni (no lo sai benissimo, visto quello che scrivi) ho passato pensando a ragazzini come Giuliana! Il senso di impotenza che mi hanno fatto conoscere è grande, ma mi hanno anche donato molto. Loro che sono i “diversi” mi hanno fatto scoprire normale: un uomo come gli altri con i suoi limiti invalicabili. E’ vero, loro hanno una specie di corazza. Anche io ne ho una molto spessa, ma loro l’hanno annichilita in un secondo!
    Non so più che dire. Mi hai fatto vacillare in un gran senso di disperazione, ma per l’occasione di ricordare parte della mia “strada” ti debbo ringraziare. Grazie a te e a Giuliana. “Mandi” (in friulano questo saluto vuol dire “che la Mano di Dio ti protegga!”) da “VoxNova”.

  27. 27 demi4jesusNo Gravatar

    L’incontro con alcuni ti cambia, la “diversità” va a disintegrare i muri della normalità creando inattesi, inesplorati scorci di “nuovo” che allargano i nostri orizzonti, ci rendono più consapevoli, ci regalano nuovi obiettivi e condiscono la nostra vita di un sapore più intenso.

    demi4jesus’s last blog post..Ulisse, pensante navigante

  28. 28 francescaNo Gravatar

    grazie Noemi

    francesca’s last blog post..Mon Rêve Familier

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