per non dimenticare


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campo di sterminio nazista 

Il padiglione che commemora gli italiani internati nel campo di Auschwitz porta inciso sull’ingresso questo “memento” di Primo Levi
«Visitatore, da qualunque paese tu venga, non sei un estraneo. Perché il tuo viaggio non sia stato inutile, perché non sia stata inutile la nostra morte per te e per i tuoi figli le ceneri di Oswiecim valgono di ammonimento; fa’ che il frutto orrendo dell’odio di cui hai visto qui le tracce non dia nuovo seme né domani né mai».

Primo Levi

 

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sí o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
0 vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
(Primo Levi)

gulag sovietico

Altri Olocausti
Dopo la presa del potere con la rivoluzione d’ottobre del 1917, Lenin - mentre procedeva a tappe forzate all’industrializzazione del paese e al miglioramento del livello dell’istruzione - mise in piedi in Russia un apparato di repressione delle classi non proletarie: la nobiltà, la borghesia e il clero. Il sistema concentrazionario, indicato dall’acronimo Gulag (Direzione generale lager: presiedeva alla reclusione e al lavoro schiavistico dei prigionieri o zek nella costruzione delle infrastrutture, delle mostruose companv-town subpolari, nelle miniere), ne era la sintesi.

Il sistema dei campi di concentramento puntitivi appartiene infatti alla storia sovietica sin dagli esordi, dai tempi di Lenin (già nel ‘20, presso le isole Solovki, situate nel Mar Bianco, a circa duecento chilometri dal circolo polare artico, era stato creato un “lager di lavori forzati per i prigionieri della guerra civile”, dove vennero imprigionati tutti coloro che si opponevano al nuovo regime, non solo
zaristi quindi, ma anche anarchici, socialisti rivoluzionari, menscevichi).

Non furono anni di consenso assoluto da parte del popolo: particolarmente significativa fu la ribellione dei marinai di Kronstadt del marzo 1921, con la quale gli stessi uomini che, sollevandosi, avevano dato inizio alla rivoluzione dell’ottobre ‘17, tentarono di rovesciare il potere comunista. Stavolta vennero “massacrati come anatre nello stagno” dall’armata rossa di Trotsky.

Il maggior sviluppo dei gulag avvenne però negli anni del consolidamento del potere di Stalin, e durante il suo lungo “regno”, che va dagli anni trenta fino alla metà degli anni cinquanta. Morto Lenin nel ‘24, Stalin e gli altri proseguirono sulla strada da lui indicata: mandarono a scuola tutti i contadini, e immisero nelle campagne migliaia di trattori. Ma non per questo i contadini mostravano l’intenzione di trasferire la loro terra ai colcozi. Allora, dal 1929 al ‘32, Stalin e i comunisti ‘repressero’ con fredda determinazione i kulaki e i subkulaki, deportandoli a morire con le mogli e i figli - quindici milioni di esseri umani - nelle tundre gelate della Russia europea e nelle zone disabitate della Siberia. A questa deportazione, e alla mancata messa a coltura di molti campi, fece seguito una terribile carestia (1932-33) che comportò altri sei milioni di morti.

Nel ‘36 Stalin dichiarò ufficialmente costruito il socialismo (con la nuova Costituzione) e iniziata la costruzione del comunismo. Stalin sapeva però bene che il socialismo non era stato costruito affatto: reintrodusse quindi contemporaneamente - e sviluppò al massimo - alcune forme di repressione già attuate da Lenin su frange proletarie corrotte, e cioè l’epurazione (che divenne una sorta di setacciatura periodica, a turno, di tutti senza eccezione gli strati proletari). Introdusse inoltre la ‘rieducazione mediante il lavoro’ (forzato), allargando a dismisura la rete dei lager creata da Lenin per la rieducazione dei nemici di classe (si andò così formando lo sterminato “arcipelago gulag” descritto poi con tanta efficacia da Solgenìtsin: alla morte di Stalin, nel ‘53′ vi erano rinchiusi 15 milioni di proletari: la mortalità vi era elevatissima, ben pochi ne uscivano vivi). Introdusse infine, un indottrinamento quotidiano obbligatorio (almeno un’ora al giorno per ogni cittadino lavoratore).

Di queste tre forme di repressione quella che toccava più direttamente i membri del partito e in genere i detentori del potere era senza dubbio l’epurazione, la quale giorno dopo giorno, con le sue metodiche fucilazionì, così come setacciava gli altri strati, ‘purificava’ imparzialmente a turno (con o senza processi) anche gli strati dell’apparato comunista. Si pensi per esempio che nell’anno 1937 furono fucilati ben 400.000 ‘comunisti fedeli’. E non soltanto dei livelli inferiori: infatti delle 31 persone che fecero parte dal 1919 al 1938 dei politburo di Lenin e di Stalin, 19 complessivamente vennero fucilate, 2 si suicidarono, 4 morirono di morte naturale, solo 6 (Crusciov, Mikojan, Molotov, Kaganovic, Voroscilov e Andreev) sopravvissero a Stalin.

Non esiste un computo esatto delle perdite umane: Solgenitsin e gli altri dissidenti sovietici parlano in genere di 60 milioni.

Fonte: http://www.romacivica.net

Gli italiani nei Gulag

Durante gli anni Trenta, il terrore staliniano colpì duramente le comunità straniere che vivevano in Unione Sovietica e, fra queste, anche quella italiana conobbe l’esperienza della persecuzione e della deportazione nei Gulag. Sospettati, nella maggior parte dei casi, di attività antisovietica e di spionaggio, alcune centinaia di italiani, per lo più emigrati politici e giunti in URSS negli anni Venti, morirono fucilati dopo processi sommari o subirono lunghe sofferenze nei campi di lavoro forzato. A questa vicenda di dolore e di morte si aggiunse, negli anni della seconda guerra mondiale, la dura esperienza della deportazione e del lavoro coatto nelle colonie per gli italiani che vivevano a Kerc’, in Crimea, questi ultimi discendenti di famiglie pugliesi trasferitesi in Russia sin dal XIX secolo.

Dal libro : Arcipelago Gulag

A. Solgenicyn, Arcipelago Gulag, Mondadori, Milano 1984

 

Se agli intellettuali di Cechov, sempre ansiosi di sapere cosa sarebbe avvenuto fra venti‑quarant’anni, avessero risposto che entro quarant’anni ci sarebbe stata in Russia un’istruttoria accompagnata da torture, che avrebbero stretto il cranio con un cerchio di ferro, immerso un uomo in un bagno di acidi, tormentato altri, nudi e legati, con formiche e cimici, cacciato nell’ano una bacchetta metallica arroventata su un fornello a petrolio («marchio segreto”), schiacciato lentamente i testicoli con uno stivale, e, come forma più blanda, suppliziato per settimane con l’insonnia, la sete, percosso fino a ridurre un uomo a polpa insanguinata, non uno dei drammi cechoviani sarebbe giunto alla fine, tutti i protagonisti sarebbero finiti in manicomio. E non soltanto i personaggi cechoviani, ma nessun russo normale dell’inizio del secolo, ivi compresi i membri dei Partito socialdemocratico dei lavoratori (bolscevichi), avrebbe potuto credere, avrebbe sopportato una tale calunnia contro il luminoso futuro. Quanto si addiceva ancora allo zar Aleksej Michajlovic, e pareva oramai barbarie sotto Pietro, tutto questo, nel pieno fiore dei grande secolo ventesimo, in una società ideata secondo un principio socialista, negli anni quando già volavano gli aerei, erano apparsi il cinema sonoro e la radio, fu perpetrato non da un unico malvagio, non in un unico luogo segreto, ma da decine di migliaia di belve umane appositamente addestrate, su milioni di vittime indifese.

Oggi la leggenda scritta e verbale attribuisce esclusivamente all’anno’37 la prassi delle colpe inventate di sana pianta e delle torture.

27 Responses to “per non dimenticare”


  1. 1 ValentinaNo Gravatar

    Ho letto con piacere i passi che hai riportato in questo post, ma mi permetto una critica: basta con quelle foto troppo urlate. Basta con questa esibizione di un dolore che non ci tocca nemmeno più, a meno che non sia eccessivo, invadente, osceno nel suo impudico mostrarsi…
    Chiaramente la critica non è tanto a te, ma ad un modo (sensazionalistico) di commemorare la Shoah che mi sta piacendo sempre meno, come ho spiegato negli miei ultimi post.
    Un saluto,
    V

    Valentina’s last blog post..Nessuna retorica

  2. 2 francescaNo Gravatar

    Valentina sono d’accordo ed è per questa ragione che ho parlato di “altri olocausti”, le foto sono due e ci ricordano una persecuzione che ha molte facce, ci ricordano che la sofferenza è una, la persecuzione una, al di là del suo colore politico, e su questo ho voluto cadesse l’accento. Probabilmente non è emerso, ma il tuo commento mi ha dato la possibilità di chiarire. Grazie comunque. Io so accettare le critiche, anzi le ritengo necessaie

  3. 3 PoetryfreeNo Gravatar

    Ciao Francesca… Ottimo post…
    Hai fatto bene a ricordare anche altri olocausti…

    La Shoah, è stata una tragedia, che purtroppo non ha estirpato la follia che la causò…

    Ciro

  4. 4 ValentinaNo Gravatar

    Anch’io ti ho ri-risposto sul mio blog! :-)
    Mi fa piacere che ci siamo conosciute e incontrate. Spero ci incroceremo di nuovo al più presto, e in occasioni un po’ meno tristi…
    Un abbraccio
    V

    Valentina’s last blog post..Nessuna retorica

  5. 5 MelaniaNo Gravatar

    in questa giornata intrisa di “memoria”, per tutti coloro che credono in questa vita e in questo mondo, nonostante tutto quello che è successo. perché la consapevolezza di quello che è successo nel passato serva da monito… sempre e comunque…
    un abbraccio

    Melania’s last blog post..il diario di Anna Frank

  6. 6 carloNo Gravatar

    Hai fatto bene ha ricordare i gulag.
    Penso anche a quanti olocausti taciuti o maldestramente negati, se esiste una giustificazione a tanta infamia.
    Carlo

    carlo’s last blog post..Shalom, poeta

  7. 7 FrancescaNo Gravatar

    Poetryfree …è vero che quel genere di follia non è stata estirpata e forse non lo sarà mai
    Valentina…ne sono felice anch’io, a presto allora. :)
    Melania…spero che sarà così, che l’eco di quelle urla possa tormentare le orecchie e le notti di chi non ha ancora compreso l’entità delle colpe e dell’orrore di cui stiamo parlando
    Carlo…la giustificazione della negazione spesso affonda le sue radici in un credo politico, ed è questo che mi fa paura

    Francesca’s last blog post..per non dimenticare

  8. 8 FinoNo Gravatar

    Ciao Fancesca, hai fatto bene a ricordare le vittime del Terrore staliniano.
    Io aggiungerei anche un genocidio purtroppo spesso dimenticato: quello degli armeni per mano dei turchi.
    Buona serata, Fino

    Fino’s last blog post..“Vasa, vasa” si è dimesso

  9. 9 dawoR***No Gravatar

    purtroppo però l’uomo sembra aver imparato assai poco dagli orrori del passato - dawoR***

    dawoR***’s last blog post..42 - il dono di sognare

  10. 10 xeenaNo Gravatar

    Un abbraccio Fra.
    Guardo quella foto e mi sembra impossibile che possa essere accaduto :cry:

    xeena’s last blog post..Heath & River

  11. 11 GiovanniNo Gravatar

    No, non si può dimenticare.
    OT, CARA Francesca, hai ricevuto i quadri magici di Dali? che ti ho inviato? La tua e mail non se riesco ad azzeccarla, poichè cliccando su quella che hai nel blog mi dà il cancelletto.
    buona settimana, cari saluti.
    giovanni

    Giovanni’s last blog post..Il Piacere di essere abruzzese

  12. 12 FrancescaNo Gravatar

    dawor…è così…è con tanta amarezza che faccio anch’io questa considerazione
    xeena….si amica mia, sembra davvero un sogno, un incubo, invece è accaduto…e come diceva levi “se è accaduto può accadere ancora”
    Giovanni…vado subito a controllare!!!! :)
    Francesca’s last blog post..per non dimenticare

  13. 13 FrancescaNo Gravatar

    Fino…si, ci tenevo perché non ci sia differenza di colore e perché il dolore e lo strazio e la persecuzione e l’orrore sono gli stessi

    Francesca’s last blog post..per non dimenticare

  14. 14 Digi SignNo Gravatar

    :: Concordo sulla scelta del post. Perchè possa essere la giornata della memoria. Ma non unilaterale. Perchè le atrocità e la follia umana a volte ci appaiono lontane, irraggiungibili, assurde… solo storie del passato.
    Sono storie che ci appartengono e che ci dovrebbero restare da monito. Quelle persone non avevano nessun potere se non quello che gli era stato conferito. E che hanno mal usato. Non sono i popoli a dover aver paura dei governi, quanto i governi che dovrebbero aver paura dei popoli.
    E gli esseri umani sono un’unica grande “razza”, un unico grande popolo.

    Ti ringrazio ancora per le parole lasciate da me.
    Un bacio. ::

    Digi Sign’s last blog post..Letto

  15. 15 FrancaNo Gravatar

    L’uomo non ha ancora imparato dagli errori (ed orrori) del passato:
    anche oggi assistiamo ad altri genocidi…

    Franca’s last blog post..E Dio dov’era?

  16. 16 BarbaraNo Gravatar

    “Vedo ora nella notte triste, imparo,
    So che l’inferno si apre sulla terra
    Su misura di quanto
    L’uomo si sottrae, folle,
    Alla purezza della Tua passione.”

  17. 17 NEWYORKERNo Gravatar

    mai dimenticare ….che orrore
    buon lunedì

    NEWYORKER’s last blog post..ragazzi di vita

  18. 18 duhangstNo Gravatar

    Veramente un bel post, non dimenticherei però la Cambogia di Pol Pot , gli Armeni e tante altre etnie colpite da persecuzione.

    duhangst’s last blog post..E ora?

  19. 19 Daniele Verzetti, RockpoetaNo Gravatar

    Giusto ricordare tutti i genocidi. Se l’uomo sapesse e potesse voler cambiare la sua “natura”….

    Un post di grande spessore.

    Daniele Verzetti, Rockpoeta’s last blog post..L’Angolo del Rockpoeta: “SENSO DI SOFFOCAMENTO”

  20. 20 francescaNo Gravatar

    si amici avrei potuto ricordarne molti di più…mi sono limitata ai due più vicini dal punto di vista storico…ma qualcuno può correggermi, non sono una grande storica dopotutto:)

    francesca’s last blog post..per non dimenticare

  21. 21 nadiaflavioNo Gravatar

    L’uomo ha nella sua natura due strade, se percorri quella giusta allora prendi questi esempi come insegnamento e non dimentichi, se percorri l’altra, te ne freghi e continui nel disprezzo per la vita esaltando la violenza.
    Ciao francesca
    Flavio

    nadiaflavio’s last blog post..vecchia barza sui vigili

  22. 22 demi4jesusNo Gravatar

    Il dolore di queste stragi possa palpitare nei nostri cuori come un grido nuovo di speranza…
    “Ogni morte d’uomo mi diminuisce perché io partecipo all’umanità”
    Cerchiamo un volto diverso della storia… dove non ci sia più spazio per questi scempi… dove possa ancora abitare l’amore..

    demi4jesus’s last blog post..Mare d?inverno?

  23. 23 MichelaNo Gravatar

    i nostri anziani, i nostri vecchi con gli occhi che hanno visto questi orrori, ci stanno lasciando. E la memoria è sempre più difficile da tenere viva.
    Non deve morire, almeno lei, no, non lo deve fare mai.

    Michela’s last blog post..very important saturday people

  24. 24 barbieNo Gravatar

    è giusto ricordare tutti i genocidi, e anche se non si nominano, non per questo sono meno importanti, il tuo post, francesca, e tutti i commenti, sono testimonianza del nostro ricordo.
    Buon lunedì.

    barbie’s last blog post..Notturno

  25. 25 principasticcioNo Gravatar

    La memoria aiuta a non commettere più simili atrocità? La storia può essere davvero, una volta e per sempre, ‘magistra vitae’? Questo mi chiedo leggendo il tuo post. E la risposta, purtroppo, mi sembra negativa.
    Comunque bisogna ricordare, e continuare a sperare…

    principasticcio’s last blog post..La Notte e il Giorno

  26. 26 giuliaNo Gravatar

    E’ giusto parlare anche altri olocausti… Un abbraccio, Giulia

  27. 27 zia elenaNo Gravatar

    Eccomi, Francesca.
    Questo post non l’avevo letto, ma mi trova perfettamente in sintonia.
    Abbiamo fatto lo stesso pensiero!
    Grazie per la tua visita e complimenti per l’ennesima veste rinnovata del blog.
    Un abbraccio
    Elena (zia)

    zia elena’s last blog post..Tutte le dittature sono uguali, ma qualcuna è più uguale di altre

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