La Nature est un temple où de vivants piliers laissent parfois sortir de confuses paroles…Charles Baudelaire

Spesso mi viene in sogno bizzarra e penetrante
Una donna mai vista, che amo e che mi ama,
Che con lo stesso nome si chiama e non si chiama
Diversa e uguale m’ama e sempre è confortante.
È per me confortante, e il mio cuore parlante
Per lei soltanto, ahimé! Non è più cosa grama
Per lei soltanto, in fronte del sudore la trama
Lei soltanto rinfresca, con le lacrime piante.
È’ bruna, bionda o rossa? Non mi è dato sapere.
Il suo nome? Ricordo che è dolce e dà piacere.
Come nomi diletti che la vita ha esiliato.
All’occhio delle statue è simile il suo sguardo,
Ed ha la voce calma, lontana, grave, il fiato
Delle voci più care spente senza riguardo.
Il mio sogno familiare
Mon Rêve Familier
D’une femme inconnue, et que j’aime, et qui m’aime,
Et qui n’est, chaque fois, ni tout à fait la même
Ni tout à fait une autre, et m’aime et me comprend.
Pour elle seule, hélas ! cesse d’être un problème,
Pour elle seule, et les moiteurs de mon front blême,
Elle seule les sait rafraîchir, en pleurant.
Je l’ignore. Son nom ?
Je me souviens qu’il est doux et sonore
Comme ceux des aimés que
Et pour sa voix, lointaine, et calme, et grave,
elle a L’inflexion des voix chères qui se sont tues.

Quanto sei rimasto così Antonin, ad aspettare la tua follia?
Forse lui, l’uomo raggio, ha raccolto l’ultimo sguardo ancora vigile di sospetto nel mondo che a te sembrava corrotto, teatro di crudeltà. La piega amara della bocca, ancora qui così sensuale, quanto è rimasta ancora piena e turgida prima d’essere devastata dalla follia? Quanto hai sofferto Antonin? Di quanto ti sei privato? Seduttore di anime chiuso tra nere sbarre, disperato ormai di raggiungere la tua mente. Fermo al cuore, irrimediabilmente.
F.
”J’ajouterai à cela que j’ai besoin d’une femme qui soit uniquement à moi et que je puisse trouver chez moi à toute heure. Je suis désespéré de solitude. “
” Extrait de”L’ombilic des Limbes, Le pèse nerfs”
Ci volle l’allargamento del dibattito a opera del movimento del’antipsichiatria degli anni Sessanta perché le visioni di Artaud trovassero un contesto adeguato.
“l’ elettroshoc, signor Latrémolière, mi avvilisce, mi toglie la memoria, m’intorpidisce il pensiero e il cuore, fa di me un assente che si vede assente e che erra per settimane alla ricerca del suo essere, come un morto accanto ad un vivo che non è più se stesso, che ne esige la venuta, ma da chi non può più entrare. Ogni volta mi restituisce a quegli abominevoli sdoppiamenti di personalità di cui ho scritto nella corrispondenza con Rivière. Se l’uomo che in lei mi ha compreso e amato, come mi ha dimostrato nello scorso mese d’agosto, perché quello è il suo irriducibile io personale, se quell’uomo, dico, fosse stato assolutamente presente negli ultimi giorni per niente al mondo avrebbe sopportato d’infliggermi ancora una volta i supplizi del sonno e dell’orribile intorpidimento mentale dell’ elettroshoc.”
da “Pazzi di Artaud” di Sylvere Lotringer
Antonin Artaud, poeta, attore, scrittore di testi memorabili come: Il teatro e il suo doppio, Eliogabalo, Van Gogh il suicidato della società, Viaggio nel paese dei Tarahumara, Correspondance avec Jaques Rivière, La révolution surréaliste, Per farla finita col giudizio di Dio.
A sessant’anni dalla morte Antonin Artaud ( Marsiglia i 4 settembre del 1896 - Ivry 4 marzo del 1948) resta al centro di una violenta polemica che ha coinvolto gli psichiatri dell’ospedale di Rodez, dove soggiornò per quasi tutta la durata della seconda guerra mondiale.
E’ stato spesso asserito che Artaud non aveva conosciuto la guerra, che era rimasto isolato dal mondo, isolato nella sua follia.
Nulla è più lontano dalla verità. Antonin ha conosciuto i campi di concentramento e il paradosso è che non li ha conosciuti in quanto ebreo, ma in quanto pazzo. Ma eri davvero pazzo Antonin?

Ed è qui che sei finito uomo splendido? In quest’immagine grottesca? Quanto ti hanno grattato via l’anima per ridurti così?
Quante unghiate? Quanti morsi?
In memoria di Antonin Artaud
F.

Dolce poeta che attingi ai miei sogni.
li spandi col tuo canto.
Diffondi i tuoi miraggi con parole.
Distendi i corpi, spalmi gli abbracci,
occhi negli occhi con immenso ardore,
senza inganno dei sensi.
Estensione onirica, imprudenza d’amore,
sei tu e rappresenti il tutto.
Cosa farai se m’impossesso ancora del tuo sogno?
Sarai con me un dolce Lisandro?
Mi seguirai nel bosco? Fuggirai?
Vorrai ancora accettarmi?
O sarò solo accenno primordiale?
Memoria del peccato originale?
Ricordo che riaffiora?
Cosa sarò quando l’alba riappare?
Tornerò spuma o tornerò a volare?
Voglio ancora insinuarmi nelle tue parole
infuse da delirio onirico, ancestrale.
Da tempi cosmici.
Ritorno al remoto, sia quel che sia,
progenio, sussurro, non ho più paura.
Voglio restare nella fantasmagoria più scura
pur di riaverti, per sentirmi pura.

La chanson des vieux amants
Jacques Brel
Vingt ans d’amour, c’est l’amour fol
Mille fois tu pris ton bagage
Mille fois je pris mon envol
Et chaque meuble se souvient
Dans cette chambre sans berceau
Des éclats des vieilles tempêtes
Plus rien ne ressemblait à rien
Tu avais perdu le goût de l’eau
Et moi celui de la conquête
Mon doux mon tendre mon merveilleux amour
De l’aube claire jusqu’à la fin du jour
Je t’aime encore tu
Tu sais tous mes envoûtements
Tu m’as gardé de pièges en pièges
Je t’ai perdue de temps en temps
Bien sûr tu pris quelques amants
Il fallait bien passer le temps
Il faut bien que le corps exulte
Finalement finalement
Il nous fallut bien du talent
Pour être vieux sans être adultes
Mon doux mon tendre mon merveilleux amour
De l’aube claire jusqu’à la fin du jour
Je t’aime encore, tu
Et plus le temps nous fait tourment
Mais n’est-ce pas le pire piège
Que vivre en paix pour des amants
Bien sûr tu pleures un peu moins tôt
Je me déchire un peu plus tard
Nous protégeons moins nos mystères
On laisse moins faire le hasard
On se méfie du fil de l’eau
Mais c’est toujours la tendre guerre
Mon doux mon tendre mon merveilleux amour
De l’aube claire jusqu’à la fin du jour
Je t’aime encore tu
Certo ci fu qualche tempesta
anni d’amore alla follia.
Mille volte tu dicesti basta
mille volte io me ne andai via.
Ed ogni mobile ricorda
in questa stanza senza culla
i lampi dei vecchi contrasti
non c’era più una cosa giusta
avevi perso il tuo calore
ed io la febbre di conquista. Mio amore mio dolce meraviglioso amore
dall’alba chiara finché il giorno muore
ti amo ancora sai ti amo. So tutto delle tue magie
e tu della mia intimità
sapevo delle tue bugie
tu delle mie tristi viltà.
So che hai avuto degli amanti
bisogna pur passare il tempo
bisogna pur che il corpo esulti
ma c’é voluto del talento
per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti. Mio amore mio dolce mio meraviglioso amore
dall’alba chiara finché il giorno muore
ti amo ancora sai ti amo. Il tempo passa e ci scoraggia
tormenti sulla nostra via
ma dimmi c’é peggior insidia
che amarsi con monotonia.
Adesso piangi molto dopo
io mi dispero con ritardo
non abbiamo più misteri
si lascia meno fare al caso
scendiamo a patti con la terra
però é la stessa dolce guerra. Mon amour
mon doux, mon tendre, mon merveilleux amour
de l’aube claire jusqu’à la fin du jour
je t’aime encore, tu
Battiato canta Brel

Photographie de Pascal Renoux
Corpo, ludibrio grigio
con le tue scarlatte voglie,
fino a quando mi imprigionerai?
anima circonflessa,
circonfusa e incapace,
anima circoncisa,
che fai distesa nel corpo?
Tu non sai: ci sono betulle che di notte levano le loro radici, e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano o diventano sogni. Pensa che in un albero c’è un violino d’amore. Pensa che un albero canta e ride. Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita. Te l’ho già detto: i poeti non si redimono,vanno lasciati volare tra gli alberi come usignoli pronti a morire.
Alda Merini
fonte:
http://www.italialibri.net
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Leggendo la recherche…mi sono soffermata a leggere e rileggere queste quattro righe, mi hanno colpito profondamente. E voi? Che ne pensate?
Swann, sentendo che spesso non riusciva a realizzare quello che lei sognava, cercava almeno, perché stesse bene con lui, di non contrastare quelle idee volgari, quel cattivo gusto che aveva in tutte le cose, e che d’altronde lui amava come tutto ciò che proveniva da lei, addirittura lo incantavano, perchè erano altrettanti elementi caratteristici grazie ai quali l’essenza di quella donna gli si manifestava, diventava visibile….
dalla parte di Swann..”Alla ricerca del tempo perduto”
| « Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. »da “il tempo ritrovato” | |

Posso riposare adesso…anche se non so con esattezza dove mi trovo.
Risalire è faticoso, penoso. Ora sono qui, stanco, disteso a riacciuffare il ricordo.
Si è così, vedo, sento qualcosa… c’è il mio passato, quello prima di incontrare “lei”.
Ritornando furiosamente al presente, e con un sussulto, ho la consapevolezza di non ricordare nulla, non un incontro, non un abbraccio, non il suo volto.
Come posso non ricordare e sapere allo stesso istante che quel tempo c’è stato?
Mi è impossibile ricondurmi al periodo e ai luoghi dei nostri primi approcci, dei successivi incontri, alla drammatica e (credo appena di intuire) grottesca, ridicola, fine.
Ma io so di chi si tratta e tutto il mio essere si ribella alla mia stessa indifferenza e il non provare nulla mi addolora, mi stupisce , mi agghiaccia.
Mi chiedo in un trafugato lampo di lucidità da cosa e da dove procede questo statico stato emozionale, ma non ho la forza per fare congetture, e poi, devo confessare a me stesso, con questo residuo di coscienza che mi resta, che la risposta mi atterrisce.
Certo capisco, e non è solo intuizione, che per quanto paradossale quest ’inaudito stato d’animo mi permette di chiudere gli occhi e rilassarmi e devo approfittarne, assolutamente, se pure con una parte della mia vita cancellata, giorni intensamente vissuti che scorrono ormai sotto un ponte scuro , estraneo, e ristagnano nella schiuma putrida.
Giusta pena per aver sprecato parte della mia vita, forse.
Ma ho ancora un attimo, un solo povero attimo tutto per me. Uno solo, e mi impossesso ancora della mia coscienza fragile come cristallo…e comprendo dove questo strano gioco dell’inconscio, questo crudele inseguirsi e sfuggirsi dei ricordi, “ma sono ricordi?”, mi ha portato.
Mi ha consegnato al buio.
Adesso posso riposare. Finalmente.
Ricordo una mattina come questa, la stessa atmosfera, gli identici colori, le stesse sensazioni, ed io che guido piano, verso casa.
Un Natale alle porte e le luci tutto intorno.
Stivali neri lucidi nuovi. Gonna corta e, non so perché, una strana attesa.
Una musica di Battiato, un remake anni 40.
Via dei Due Ponti e il supermercato SMA zeppo di raggi e colori e panettoni e odore di frutta candita e disidratata.
Qualcuno a casa cucinava già.
Negozi zeppi per gli acquisti dell’ultima ora e strisce pedonali affollate di passanti, ed io con quello strano tramestio nel cuore. Un misto di gioia e dolore.
Io ti sento!
Ma dove sei? Chi ti ha dato il permesso di andartene? Il ricordo di tutto quello che ho vissuto con te in giorni come questo mi gonfia il cuore e non so se riesco ad afferrarne un pezzo e tenerlo con me il più a lungo possibile mamma.
Volevo averne ancora mamma.
Certo che ne volevo ancora.
E scendo a comprarmi le calze.
Ce l’avranno al supermercato un paio di calze per questa sera?
dicevate?