“la fame non aspetta”: l’arte che denuncia
Gen 28, 2008 politica e filosofia

Antonin Artaud by Man Ray
In questo momento storico tutto mi sembra una copertura che camuffa la realtà. La politica è solo protezione del potere .Il destino del Paese è nelle loro mani, quelle dei politici che si azzuffano per i LORO interessi e non per quelli del Paese e degli italiani.
Restano in sospeso, tra le altre cose, le riforme costituzionali della legge elettorale e la proposta di legge sul conflitto d’interessi. Giocheranno al massacro, ma
Forse i nostri politici potrebbero imparare da Antonin Artaud
Decongestionare l’Economia vuoi dire semplificarla, filtrare il superfluo perché la fame non aspetta. Così poco inclini come siamo ad occuparci’ d’Economia, è sotto il suo aspetto Economico ed esclusivamente Economico che la situazione attuale ci colpisce, e lo fa in maniera pressante, angosciante, richiedendo soluzioni immediate, se non vogliamo che siano gli avvenimenti a imporci le loro soluzioni, che sarebbero disastrose, ma probabilmente decisive. E la questione che si pone è quella di sapere se bisogna provare a orientarli, gli avvenimenti, accelerandone il ritmo nel loro verso, o se per caso non valga la pena di lasciarli correre, fino a che l’ascesso si svuoti da sé, una volta per tutte, e per davvero. Possiamo affidare al caso, certo, il compito di giungere a soluzioni estreme; ma non è affatto certo che il caso non guidato faccia bene e completamente quanto deve, ma un intervento, poiché un intervento è inevitabile e necessario, potrebbe darsi, per essere al contempo efficace e decisivo, solo nel senso di un certo numero di necessità naturali e fiutando gli avvenimenti. Che la situazione sia grave, angosciante, e ancor più che angosciante, minacciosa, nessuno lo negherà e forse non dipende ormai più da noi il fatto che diventi, dall’oggi al domani, catastrofica. Qualunque cosa avvenga, c’è un certo numero di fatti elementari che è indispensabile che siano da tutti compresi, per contenere o precedere il disastro, e in tal caso farlo evolvere in un corso vantaggioso e comunque efficace perché se ne tragga il maggior vantaggio. Si sa che quest’anno, come “tredicesima”, i salari sono stati ridotti qui dei 10, altrove dei 20%, e questo in modo unanime, in tutta
Capitalizzare la fame.….
Qui, credo, passa la linea di confine che separa l’arte che graffia, denuncia, ricerca e fa ragionare, dall’arte che conserva, rassicura e intrattiene. Un esempio ci viene da A. Artaud, uno dei più grandi artisti del secolo passato: “…il dovere dello scrittore, del poeta, non è di rinchiudersi vilmente in un testo, in un libro, in una rivista da cui non uscirà mai più, ma, al contrario, di uscire fuori per scuotere, per attaccare lo spirito pubblico; se no a che cosa serve?”. Non a caso Artaud non si limitava ad esprimere le sue denuncie sociali con linguaggi correnti, altrimenti avrebbe fatto il politico; il suo linguaggio era pura sperimentazione artistica, dirompente e scioccante, giocato su una compenetrazione tra il contenuto e le sonorità vocali con cui questo era espresso. Artaud voleva parlare del disagio di vivere, e effettivamente chiunque assistette alle sue performance ne uscì con la consapevolezza di avere sperimentato sulla propria pelle il disagio esistenziale.
estratto di un articolo di Fabio M. Franceschelli
Tags: , catastrofe, economia, fame, politica, rivoluzione












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