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reversibilità

rose rolando Man Ray

Rose Rolando” Man Ray

Angelo di letizia, conosci tu l’angoscia,
i singhiozzi, le onte, le accidie, i pentimenti,
le notti insonni piene di confusi spaventi,
quando gualcito il cuore come un foglio s’affloscia?
Angelo di letizia, conosci tu l’angoscia?

Angelo di bontà, conosci tu il rancore,
i bui spasimi d’odio, le lacrime di fiele,
le Vendetta che, alzando un lungo urlo crudele,
vittoriosa s’accampa sugli spalti del cuore?
Angelo di bontà, conosci tu il rancore?

Angelo di salute, conosci tu le Febbri
che lungo i muri scialbi dell’ospizio, com’esuli,
van strascicando i piedi, e biascicando tremuli
un po’ di sole chiedono, che le scaldi e le inebri?
Angelo di salute, conosci tu le Febbri?

Angelo di bellezza, conosci tu le grinze,
l’orgasmo d’invecchiare, e la disperazione
di leggere un’occulta, orrida devozione
negli occhi ove i nostri occhi avidi un tempo attinsero?
Angelo di bellezza, conosci tu le grinze?

O angelo felice, angelo luminoso,
in fin di vita Davide avrebbe domandato
la salute agli effluvi del tuo corpo incantato,
ma io le tue preghiere solo chiedere oso,
o angelo felice, angelo luminoso!

( Baudelaire, _I fiori del male_, Reversibilità )

Baudelaire parla di reversibilità in campo personale e individuale (tra il bene e il male, tra la salute e la malattia, tra gioia e dolore, giovinezza e vecchiaia). Nei suoi versi emerge intensa l’opposizione tra il tempo in senso generale e l’oggi inteso come il qui e ora, il passato come annientamento, il tempo tutto in contrapposizione con l’istante, le condizioni dell’uomo vicine e lontane al medesimo tempo,speculari, l’ opposizione tra anima e corpo. Gli opposti si imbattono in loro stessi, anche la ricchezza e la povertà si scontrano e chiudono l’accesso all’amore. Il principio di reversibilità nella letteratura di Baudelaire è alla radice dell’essere.
Siamo spaventati da questi opposti che si fronteggiano e si sfidano? Bene e male, gioia e dolore, salute e malattia? O forse a questi pensiamo di poter sfuggire in qualche modo? Ma la giovinezza e la vecchiaia, l’una di fronte all’altra nello specchio che si affrontano? Ci fanno paura?

ARTHUR RIMBAUD “”Illuminazioni”"

Virgilio Guidi

Virgilio Guidi
” Angoscia “1958

E’ forse possibile ch’Ella mi faccia perdonare le ambizioni continuamente schiacciate, che una fine negli agi compensi le epoche di indigenza, che un giorno di successo ci addormenti ’sulla vergogna della nostra fatale inettitudine? (O palme! diamante! - Amore, forza! - più in alto di tutte le gioie e le glorie! - ad ogni costo - dovunque, démone, dio - giovinezza di questo essere: io!). Che gli accidenti della pantomima scientifica e dei movimenti di fraternità sociale siano teneramente amati come progressiva restituzione della libertà primitiva? Ma lei, il Vampiro che ci rende gentili, ordina che ci divertiamo con quanto ci lascia, o che altrimenti siamo più buffi. Correre alle ferite, attraverso l’aria spossante e il mare; ai supplizi, attraverso il silenzio delle acque e dell’aria che uccidono; alle torture che ridono, nel loro silenzio atrocemente agitato.

Poeta vsionario? Chi è lei, il vampiro che ci rende felici? E’ l’angoscia che si trasforma in gioia masochista? L’impossibilità di essere normali che ci fa naufragare beati nell’anormalità, arresi ad essa?

Parole agghiaccianti che si dibattono in una richiesta ossessiva di identificazione nel dolore, l’angoscia del nulla prima e la necessità del vuoto poi per cominciare a vivere ancora, rinnovati?

L’angoscia triste, oscura che ritorna sempre nei suoi versi:

A, noir corset velu des mouches éclatantes
Qui bombinent autour des puanteurs cruelles,
Golfes d’ombre, (…)

“Io dovrei avere un inferno per l’ira, un mio inferno per l’orgoglio, - e l’inferno della carezza; un concerto di inferni” dice ancora Rimbaud.

Inferno, amore, angoscia ,gioia, perché tanta disperazione e fremito di vita insieme? “torture che ridono”

Chi sei, chi eri Arthur? Uomo perduto che racconta la vita?

un piccolo gioco di fantasia…con 10 parole

Semmai dovessi rinascere, vorrei essere un animale… non un animale importante, solo un piccolo, docile, tenero, animale domestico. Ai bordi delle strade, se non avessi un padrone, lo cercherei fra i sorrisi dolci e splendenti delle belle signore che passano lungo i marciapiedi, quelle sole, con gli occhi accesi e la gioia nel cuore, in cerca di marito, quelle che non hanno ancora al dito un anello e sperano,ricche di aspettative, quelle con il rossetto brillante sulle labbra, pronte ad offrirle, scoppiettanti di salute e fremente attesa, pronte ad aprire il cuore anche ad uno come me. Potrei così svegliarmi al mattino su un caldo divano, nella casa calda, profumata di caffé.

scritto da me

Proposto da SARA
DA UN’DEA DI SERENA

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