
" Io non sono un filosofo ma un santo, forse un pazzo" , diceva Georges Bataille, che è stato, o comunque ha aspirato a essere tutto, interessandosi alla filosofia come all’arte, alla sociologia come all’economia, all’etnografia come all’antropologia, all’erotismo come alla violenza, alla criminalità come alla religione e ad altro ancora.
Restato giovanissimo orfano di padre, si direbbe dalle sue confidenze autobiografiche ossessionato da un mostruoso rapporto con la madre. Certo è che Bataille concentrò il suo sforzo, solo apparentemente dispersivo per versatilità, nella riabilitazione della parte maledetta dell’essere che emerge nella poesia attraverso la trasgressione delle leggi comuni del linguaggio. "L’estasi dei santi, l’ebbrezza; l’effusione erotica, il riso, l’effusione del sacrificio, l’effusione poetica" furono per Bataille "l’insieme dei comportamenti palesi" di quanto definì "sovranità", la totalità da conseguire.
Le bleu du Ciel reca in calce la data di stesura: "maggio 1935", ma non fu pubblicato perché ritenuto dall’autore troppo personale. Hitler era arrivato al potere assoluto in Germania, Ma Bataille era convinto che un suo privato tormento fosse all’origine delle mostruose anomalie de "L’azzurro del cielo" . Solo 22 anni dopo si lasciò convincere ad affidare ad un editore questa atroce premonizione del male.
L’azzurro del cielo di Georges Bataille