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“nel dolore ci si riconosce” breve epilogo di una lunga vita

salvatore pepe

Era strano vederla così svagata, lei che di solito viveva quasi in allarme, chissà poi per chi o per cosa. Ormai nulla sembrava più interessarla o riguardarla direttamente, al di fuori della sua preziosa agenda che era solita aggiornare quotidianamente e dove in quei giorni (constatai in seguito) scarabocchiava soltanto, mettendo in fila innumerevoli ghirighori a incorniciare la pagina, come alle elementari. Se squillava il telefono ed era uno dei suoi figli lei, che di solito ti strappava la cornetta di mano per l’ansia di sentirne la voce al di la del filo, ora diceva sbadatamente -dì che richiamo io..- Quest’insolito e inquietante atteggiamento mi allarmò e tentai di spiegare agli altri, ai suoi figli, che qualcosa andava per il verso sbagliato, ma non sembravano preoccuparsene, erano preoccupati semmai del mio eccessivo allarmismo. -Che le prende?- borbottavano tra loro. Ma io sapevo di essere nel giusto.

Una mattina andai a trovarla di sorpresa, dopo aver comprato un paio di lenzuola decorate con piccolissimi fiori rosa pallido ( ancora -sono un po’ lise ormai- quando le metto ripenso a quel giorno). Suonai al citofono. Aprì il cancello e la porta d’ingresso, ma si fece trovare in bagno e da là urlò con una voce che sembrava non appartenerle: -torna un altro giorno, ho da fare!- Altra “cosa” che non era da lei che sarebbe corsa alla porta, magari mentre tirava su di fretta le braghe, tale era il suo entusiasmo ogni qual volta qualcuno di noi andava a trovarla: -restate a pranzo!- era sua consuetudine ripetere ed insistere fino ad ottenere il consenso. E questa volta?

Questa volta se ne stava chiusa in bagno con la porta d’ingresso spalancata a dirmi che dovevo tornare un altro giorno.

Esitai. Scesi giù per le scale sbigottita, con una sensazione di forte angoscia, con uno stato d’animo indefinibile. -Devo avvertire Antonio- pensavo -ed anche gli altri figli, che si convincano che non sono un’invasata e che devono subito chiamare un medico senza rimandare ancora. Non so cos’abbia , ma di certo non è lei. Deve essere posseduta…-

Il mattino successivo finalmente la portammo in clinica e, dopo un’accurata visita e l’emogas analisi, ci dissero che per un’ insufficienza respiratoria il tasso di anidride carbonica nel sangue aveva superato quello dell’ossigeno e questo aveva determinato il marcato cambiamento di personalità. -Brava!- si congratulò con me il suo cardiologo -abbiamo fatto appena in tempo!-. Ma dopo qualche ora sopraggiunse il coma e fu trasportata in rianimazione per una tracheostomia. Rimase lì a lungo, per mesi comunicammo solo con biglietti passati attraverso la sottile fessura sotto il grande vetro opaco di migliaia di fiati sospesi attraverso il quale si riusciva a malapena a distinguerla, ma ne uscì vittoriosa per via di una forza di volontà che in pochi ho individuato.

Era soltanto il 1989, il grande dolore della perdita del marito probabilmente aveva dato il suo contributo, ma lei ce l’aveva fatta. Nel 1999, dopo la la prematura morte del figlio Francesco, fratello maggiore di Antonio, mio marito, mia suocera cominciò a non stare bene ancora, non lamentava il suo dolore, ma il dolore mette radici dentro e distrugge quello che trova, specialmente se inespresso.

Nel 2002 se n’è andata per sempre, lottando fino alla fine. Leggo spesso negli occhi dell’uomo che amo il dolore della perdita, ma è un dolore che riconosco e so come affrontarlo. E’ come specchiarmi nei miei stessi occhi e scoprire che è lo stesso dolore, proprio lo stesso, che infiamma ancora il mio cuore per voi, miei adorati mamma e papà.

Nel lutto”parlarne è meglio che evitare di farlo”.
Cercare il modo per affrontare il dolore della perdita aiuta ad prepararci per far fronte alla situazione. Evitare di parlarne può far emergere qualcosa di molto pericoloso, come la malattia.

Concedere al dolore il lusso di esplodere è l’unico aiuto che possiamo consentire a noi stessi.

terre di mezzo

 

 

 

 


A gennaio AIRC dà il buon anno alla ricerca sul cancro con l’iniziativa “Le Arance della Salute”.

Basta un contributo associativo minimo per ricevere in omaggio una reticella di arance, di qualità e provenienza garantite, contrassegnate dal marchio dell’Associazione.

Questo contributo consente di fare il pieno di vitamine, far del bene alla ricerca e diventare Soci AIRC per un anno.
Un’idea così salutare, visto che le arance sono fra i protagonisti di una corretta alimentazione, viene diffusa da una campagna pubblicitaria e concretizzata dai Comitati Regionali AIRC che, grazie all’impegno dei volontari, animano le piazze di tutta Italia in una giornata di festa e di incontro.

 

 

 

 

 

http://www.airc.it/


terre di mezzo

Il nome l’abbiamo scelto

 

avendo in mente quei luoghi desolati,

 

eppure talvolta splendidi,

 

che dividono due nazioni,

 

due modi di essere,

 

due culture.

 

Terre di mezzo,

 

Terre di nessuno.

 

Le attraversi veloce,

 

dopo aver varcato un confine.

 

Ti senti un poco straniero.

 

Nessuno si ferma.

 

Ce ne sono tante

 

di queste “terre di mezzo”

 

nella vita,

 

frontiere invalicate,

 

luoghi ed esperienze

 

attraversati in fretta.

 

senza quasi alzare lo sguardo;

 

spazi dove l’altro

 

non solo è uno straniero,

 

ma forse anche un nemico.

 

Incominciare ad abitare

 

le terre di mezzo,

 

e farle ridiventare terre di tutti.

 

E’ il nostro augurio.”

 

http://www.terre.it/

 

 

 

 

Al mondo “irreale” detto “terra di mezzo” voglio riferire tutte le nostre
emozioni quando non hanno ancora una loro forma precisa, o le nostre
sofferenze in quello stato di limbo, di vaghezza.. che le riconduce, piano,
alla loro terra d’origine nella quale noi, forse, non vorremmo più tornare.

Ma soprattutto mi rivolgo a chi soffre nella malattia:
“Vorrei poteste considerare “terre di mezzo” luoghi di passaggio tra la
malattia e la salute, là dove costruiamo la speranza e la forza per
ricondurci ancora al benessere, alla vitalità, ed ancora alla vita.”

Pronti per un nuovo volo

reversibilità

rose rolando Man Ray

Rose Rolando” Man Ray

Angelo di letizia, conosci tu l’angoscia,
i singhiozzi, le onte, le accidie, i pentimenti,
le notti insonni piene di confusi spaventi,
quando gualcito il cuore come un foglio s’affloscia?
Angelo di letizia, conosci tu l’angoscia?

Angelo di bontà, conosci tu il rancore,
i bui spasimi d’odio, le lacrime di fiele,
le Vendetta che, alzando un lungo urlo crudele,
vittoriosa s’accampa sugli spalti del cuore?
Angelo di bontà, conosci tu il rancore?

Angelo di salute, conosci tu le Febbri
che lungo i muri scialbi dell’ospizio, com’esuli,
van strascicando i piedi, e biascicando tremuli
un po’ di sole chiedono, che le scaldi e le inebri?
Angelo di salute, conosci tu le Febbri?

Angelo di bellezza, conosci tu le grinze,
l’orgasmo d’invecchiare, e la disperazione
di leggere un’occulta, orrida devozione
negli occhi ove i nostri occhi avidi un tempo attinsero?
Angelo di bellezza, conosci tu le grinze?

O angelo felice, angelo luminoso,
in fin di vita Davide avrebbe domandato
la salute agli effluvi del tuo corpo incantato,
ma io le tue preghiere solo chiedere oso,
o angelo felice, angelo luminoso!

( Baudelaire, _I fiori del male_, Reversibilità )

Baudelaire parla di reversibilità in campo personale e individuale (tra il bene e il male, tra la salute e la malattia, tra gioia e dolore, giovinezza e vecchiaia). Nei suoi versi emerge intensa l’opposizione tra il tempo in senso generale e l’oggi inteso come il qui e ora, il passato come annientamento, il tempo tutto in contrapposizione con l’istante, le condizioni dell’uomo vicine e lontane al medesimo tempo,speculari, l’ opposizione tra anima e corpo. Gli opposti si imbattono in loro stessi, anche la ricchezza e la povertà si scontrano e chiudono l’accesso all’amore. Il principio di reversibilità nella letteratura di Baudelaire è alla radice dell’essere.
Siamo spaventati da questi opposti che si fronteggiano e si sfidano? Bene e male, gioia e dolore, salute e malattia? O forse a questi pensiamo di poter sfuggire in qualche modo? Ma la giovinezza e la vecchiaia, l’una di fronte all’altra nello specchio che si affrontano? Ci fanno paura?

la rinascita

Davide Iaione: “nuova vita” tecnica mista su cartonplume

Quale che sia sia la diagnosi, la prognosi, la risposta alle terapie, non ci sono tumori di scarsa importanza.

E’ la stessa parola che lancia nel vuoto, snatura, sradica, gratta via la pelle dal cuore, dall’anima, trasforma. E forse chi ama queste persone  non può che lasciarle “da parte” in alcuni istanti (che sembreranno secoli) perché troppo grande è il dolore che si deve condividere con loro. Il tumore credo rappresenti, sempre, per l’ammalato e per la sua famiglia, una prova scioccante, un evento tanto imprevisto quanto sconvolgente.Questo riguarda tutti gli aspetti della vita: il rapporto con il proprio corpo, il significato dato alla propria realtà, all’immagine che abbiamo di noi stessi e che immaginiamo gli altri abbiano di noi.

Qualcuno dopo un tumore ha cambiato il proprio aspetto fuori e dentro, ha provato l’abbandono e non certo perché gli altri lo avevano abbandonato, tutt’altro, ma perché loro stessi, con la malattia, avevano rinunciato ad una vita “normale” per lo scoramento, assumendo comportamenti aggressivi, sconcertanti o lamentosi e cambiando  non si sono resi riconoscibili .
Naturalmente, come si evince, credo, da quello che ho sottolineato all’inizio di questo post, mi sto riferendo a persone che sono guarite, che hanno superato definitivamente la malattia.
“Come potevano amarmi come prima se io ormai non ero più lo stesso? ” mi ha confessatoun amico “Mi amavano si, ma sanguinando, con dolore, ed io non capivo, non sapevo”
Poi hascritto:

“Mie dolci creature divenute vittime del mio dolore. Non c’è niente che conti per me più di voi e della vostra felicità e tutta l’energia che ho la spenderò adesso per risarcirvi, per restituirvi quello che vi ho tolto anche se dovessi passare attraverso tanti altri errori farò in modo che essi pesino solo su di me”
“Per alcuni l’evento tumore è stato il più potente agente di cambiamenti esistenziali occorso in tutta la vita, ha spinto a cambiare affetti, lavoro e casa, luoghi e persone, ponendo la base di una rinascita complessiva; rinascita che era come invocata dal corpo attraverso la malattia, capace di minacciare la vita.”(citazione)
Per queste persone che hanno saputo ascoltare il linguaggio profondo del corpo, la malattia ha rappresentato l’inizio di una nuova vita, ma in questa nuova vita l’amore per la famiglia, per chi si ama più di noi stessi, non può che crescere.

Mi auguro siano in molti a sentire dentro si sé crescere il seme dela rinascita. (l’altro aspetto delle cose)