
dipinto di Marco Paolini “treno della memoria”
….non ricordo bene i vostri volti appannati
che scivolano piano nei comparti stretti e nodosi
della mia sbigottita memoria!
La Nature est un temple où de vivants piliers laissent parfois sortir de confuses paroles…Charles Baudelaire

dipinto di Marco Paolini “treno della memoria”
….non ricordo bene i vostri volti appannati
che scivolano piano nei comparti stretti e nodosi
della mia sbigottita memoria!

Dolce poeta che attingi ai miei sogni.
li spandi col tuo canto.
Diffondi i tuoi miraggi con parole.
Distendi i corpi, spalmi gli abbracci,
occhi negli occhi con immenso ardore,
senza inganno dei sensi.
Estensione onirica, imprudenza d’amore,
sei tu e rappresenti il tutto.
Cosa farai se m’impossesso ancora del tuo sogno?
Sarai con me un dolce Lisandro?
Mi seguirai nel bosco? Fuggirai?
Vorrai ancora accettarmi?
O sarò solo accenno primordiale?
Memoria del peccato originale?
Ricordo che riaffiora?
Cosa sarò quando l’alba riappare?
Tornerò spuma o tornerò a volare?
Voglio ancora insinuarmi nelle tue parole
infuse da delirio onirico, ancestrale.
Da tempi cosmici.
Ritorno al remoto, sia quel che sia,
progenio, sussurro, non ho più paura.
Voglio restare nella fantasmagoria più scura
pur di riaverti, per sentirmi pura.

Posso riposare adesso…anche se non so con esattezza dove mi trovo.
Risalire è faticoso, penoso. Ora sono qui, stanco, disteso a riacciuffare il ricordo.
Si è così, vedo, sento qualcosa… c’è il mio passato, quello prima di incontrare “lei”.
Ritornando furiosamente al presente, e con un sussulto, ho la consapevolezza di non ricordare nulla, non un incontro, non un abbraccio, non il suo volto.
Come posso non ricordare e sapere allo stesso istante che quel tempo c’è stato?
Mi è impossibile ricondurmi al periodo e ai luoghi dei nostri primi approcci, dei successivi incontri, alla drammatica e (credo appena di intuire) grottesca, ridicola, fine.
Ma io so di chi si tratta e tutto il mio essere si ribella alla mia stessa indifferenza e il non provare nulla mi addolora, mi stupisce , mi agghiaccia.
Mi chiedo in un trafugato lampo di lucidità da cosa e da dove procede questo statico stato emozionale, ma non ho la forza per fare congetture, e poi, devo confessare a me stesso, con questo residuo di coscienza che mi resta, che la risposta mi atterrisce.
Certo capisco, e non è solo intuizione, che per quanto paradossale quest ’inaudito stato d’animo mi permette di chiudere gli occhi e rilassarmi e devo approfittarne, assolutamente, se pure con una parte della mia vita cancellata, giorni intensamente vissuti che scorrono ormai sotto un ponte scuro , estraneo, e ristagnano nella schiuma putrida.
Giusta pena per aver sprecato parte della mia vita, forse.
Ma ho ancora un attimo, un solo povero attimo tutto per me. Uno solo, e mi impossesso ancora della mia coscienza fragile come cristallo…e comprendo dove questo strano gioco dell’inconscio, questo crudele inseguirsi e sfuggirsi dei ricordi, “ma sono ricordi?”, mi ha portato.
Mi ha consegnato al buio.
Adesso posso riposare. Finalmente.
dicevate?