Tag Archive 'poesia'

Giu 30 2008

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Francesca

tutto è sciolto

Filed under arte e filosofia

man ray

Man Ray 1920-1934, Paris, Parigi 1934, Museo di Storia della Fotografia Fratelli Alinari - Biblioteca Fotografica - Malandrini, Firenze  


Ciclo vuoto d’uccelli, marina oscurità,
e solitaria stella che fora l’occidente
come tu, tenero cuore, il tempo d’amore,
sì remoto, sì spento oggi rimembri.

Dei giovani occhi chiari il mite sguardo,
quella candida fronte, i fragranti capelli,
cadenti come giù nel silenzio ora
discende l’oscurità dall’aria.

Dunque perché, nel ricordare quelle
timide dolci lusinghe, dolersi se il caro
amore che in un sospiro ella rendeva
a volerlo, era tuo?


James Joyce

 

 

Dell’opera "Tutto è sciolto" abbiamo una prima traccia  nel 1914 (trieste), ma la prima documentazione disponibile risale al 1915.

Il titolo, "Tutto è Sciolto", può essere tradotto come "Tutto adesso è perduto", ed è una citazione dell’ ‘opera Il Sleepwalker (La Sonnambula) di Vincenzo Bellini. La stessa musica compare in "Sirene" episodio dell’Ulisse. Probabilmente, alla luce di questo collegamento con lUlisse, nel 1927 la prima stesura della poesia fu modificata. Il testo è ricco di significati e  allude al tema dell’infedeltà.

Chi era dunque la misteriosa fiamma triestina di Joyce?

Sembra comunque che in questa poesia ci siano palesi riferimenti a "Giacomo Joyce" che è senza ombra di dubbio il più oscuro e impenetrabile testo di James Joyce, palesemente ambientato a Trieste e nonostante gli studi e le ricerche fatte su quest’opera non è certa l’identità della giovane donna (studentessa) alla quale il poeta si ispira. Chi é? Il ritratto che egli ne fa è fuorviante e sembra il risultato della somma di donne diverse.

In ogni caso è un breve testo decisamente appassionante.

 nel 1994 esce il libro "Tutto è sciolto, l’amore triestino di Giacomo Joyce" di Curci Roberto edito da Lint Editoriale.

Molte cose del soggiorno triestino di Joyce vengono qui messe in discussione. Curci ci da notizie preziose. Da tenere in considerazione? Questo non è possibile dirlo.

Quarta di copertina

Chi era la misteriosa fiamma di Joyce? L’identificazione proposta da Richard Ellmann, e accettata da quasi tutti gli studiosi joyciani, non regge a un’accurata ricostruzione. Con un incredibile lavoro di investigazione Roberto Curci arriva a un’altra inquieta ed enigmatica figura femminile. Una sorta di giallo biografico-letterario attorno a uno dei più grandi miti di questo secolo.

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Mar 28 2008

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Francesca

sogno alle prime luci dell’alba

Filed under qualcosa di mio

 s. dali 1944

Chi sei tu che ti insinui in me e mi possiedi?

Chi sei tu che nell’ombra fai scorgere la tua sagoma incerta?

Chi sei che nella notte aleggi sul mio volto?

Fetido, putrido alito di morte. Perché sei ancora qui?

Ti ho combattuto già, ricordi?

Esci da queste sbarre.

Hai infranto la ragione contaminando la vita.

Fuggi da me allucinata follia,

che è tardi ormai per veleggiare ancora nel mio tempo.

Cerca altrove.

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Gen 11 2008

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Francesca

rispolverando Manzoni

Filed under letteratura

 

Quanta sofferenza a scuola tra queste righe…e quante volte ho sbuffato annoiata al pensiero di dover leggere un nuovo capitolo e riassumerlo. E adesso, d’improvviso, senza ragione, mi ritrovo il libro usurato tra le mani, ingiallito dal tempo. E’ impossibile non dare una veloce scorsa alle prime righe…e poi mi cattura…

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l’uno detto di san Martino, l’altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune. Per un buon pezzo, la costa sale con un pendìo lento e continuo; poi si rompe in poggi e in valloncelli, in erte e in ispianate, secondo l’ossatura de’ due monti, e il lavoro dell’acque. Il lembo estremo, tagliato dalle foci de’ torrenti, è quasi tutto ghiaia e ciottoloni; il resto, campi e vigne, sparse di terre, di ville, di casali; in qualche parte boschi, che si prolungano su per la montagna. Lecco, la principale di quelle terre, e che dà nome al territorio, giace poco discosto dal ponte, alla riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, quando questo ingrossa: un gran borgo al giorno d’oggi, e che s’incammina a diventar città. Ai tempi in cui accaddero i fatti che prendiamo a raccontare, quel borgo, già considerabile, era anche un castello, e aveva perciò l’onore d’alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli, che insegnavan la modestia alle fanciulle e alle donne del paese, accarezzavan di tempo in tempo le spalle a qualche marito, a qualche padre; e, sul finir dell’estate, non mancavan mai di spandersi nelle vigne, per diradar l’uve, e alleggerire a’ contadini le fatiche della vendemmia. Dall’una all’altra di quelle terre, dall’alture alla riva, da un poggio all’altro, correvano, e corrono tuttavia, strade e stradette, più o men ripide, o piane; ogni tanto affondate, sepolte tra due muri, donde, alzando lo sguardo, non iscoprite che un pezzo di cielo e qualche vetta di monte; ogni tanto elevate su terrapieni aperti: e da qui la vista spazia per prospetti più o meno estesi, ma ricchi sempre e sempre qualcosa nuovi, secondo che i diversi punti piglian più o meno della vasta scena circostante, e secondo che questa o quella parte campeggia o si scorcia, spunta o sparisce a vicenda. Dove un pezzo, dove un altro, dove una lunga distesa di quel vasto e variato specchio dell’acqua; di qua lago, chiuso all’estremità o piùttosto smarrito in un gruppo, in un andirivieni di montagne, e di mano in mano più allargato tra altri monti che si spiegano, a uno a uno, allo sguardo, e che l’acqua riflette capovolti, co’ paesetti posti sulle rive; di là braccio di fiume, poi lago, poi fiume ancora, che va a perdersi in lucido serpeggiamento pur tra’ monti che l’accompagnano, degradando via via, e perdendosi quasi anch’essi nell’orizzonte. Il luogo stesso da dove contemplate que’ vari spettacoli, vi fa spettacolo da ogni parte: il monte di cui passeggiate le falde, vi svolge, al di sopra, d’intorno, le sue cime e le balze, distinte, rilevate, mutabili quasi a ogni passo, aprendosi e contornandosi in gioghi ciò che v’era sembrato prima un sol giogo, e comparendo in vetta ciò che poco innanzi vi si rappresentava sulla costa: e l’ameno, il domestico di quelle falde tempera gradevolmente il selvaggio, e orna vie più il magnifico dell’altre vedute.

è perfetto… virtuosismo letterario , musica, prosa eppure poesia.

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