
Momò Calascibetta - La folla - cm.50 x 35 - acrilico 1978
Vorrei uno splendido settembre, si. Che fai tu che passi tutta la notte sui libri e qualche volta alzi lo sguardo al cielo? Vorrei uno splendido settembre, si. Ma non sei stanco di prendere il pullman delle cinque e un quarto, quando il freddo punge ancora la schiena? Vorrei uno splendido settembre, si. Ma basta discussioni, raccomandate, avvocati, basta carte da bollo. Vorrei uno splendido settembre fatto di piccole gioie quotidiane, di sottili virgulti nel cuore, di germogli nell’anima (che poi è lo stesso), di aspettative appagate e di notti calde, stanche, piene, che torni tardi, di giornate assolate,di attese, di rientri a casa gioiosi, di strette forti e salde. Vorrei uno splendido settembre, che quando incontri un amico ti chiede di uscire a cena per il fine settimana e tu hai voglia di organizzare qualcosa di nuovo ogni volta. Vorrei uno splendido settembre con l’aria del mattino che frizza e spumeggia dietro i tetti delle case, e devi stringerti addosso i lembi caldi della giacca che ti va un pò stretta, e mentre lo fai senti il cuore che trema: oggi sarà un giorno speciale, sussurra. Vorrei uno splendido settembre, che guardi dentro al tram che è appena andato spiando tutti i colori della gente che si mescolano e si mescola e gli odori, quando infine sali e ti reggi salda, sono leggeri, freschi, e sanno di buono. Vorrei un settembre vigoroso, fresco di nuovo, fresco di sera e colorato di tenue trasparenza, che guardi attraverso e vedi sorrisi e occhi luccicanti e gente che s’affretta perché c’è sempre qualcuno che aspetta, e telefonini che trillano il buon augurio, che dicono quello che aspettavi e quello che ognuno aspettava e non indugiano… e poi stanco, ciascuno, torna dopo il lavoro o la festa appagato e la casa accoglie, abbraccia…in questo splendido settembre.

Quanti strani, nostalgici pensieri ho in serbo per stasera. Quanto mi sei mancata oggi con quel sorriso largo e l’incavo liscio del seno, e le ginocchia sbucciate. Volevi il mercuro cromo, niente acqua ossigenata o disinfeettanti d’altro tipo, solo il mercuro cromo. Che tenera ossessione.
Mi chiamavi sempre alla stessa ora, ricordi ? Ed io riconoscevo il trillo. Non è buffo mamma? Ero scortese a volte…”che c’è ancora?”.
Quanto darei oggi per quel trillo? Quante volte ho pensato…”se potessi averla ancora sarei disposta a tutto”, e mi metto a scorrere tutte le possibili rinunce, tutti i sacrifici che valessero un tuo ritorno…impossibile.
Disposta a tutto per il profumo di borotalco che annusavo tra le pieghe del tuo collo candido quando mi avvicinavo per lasciarti un bacio.
Buonanotte mamma.
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